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Steve Kerr cita Michael Jordan per elogiare Steph Curry: “Non diamolo per scontato”

Dopo i 50 punti segnati nell’elimination game di ieri sera contro i Sacramento Kings, il coach dei Warriors spende parole importanti per il suo fenomeno.
A cura di Luca Mazzella
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50 punti, 8 rimbalzi, 6 assist, 7 triple a segno. 16 punti segnati nel solo ultimo quarto, utili per far salire a 13.5 la sua media nei soli parziali dei 12 minuti conclusivi. Spalle al muro, nella partita che poteva sancire eliminazione dai Playoffs e verosimilmente la fine della dinastia Warriors per come la conoscevamo vista la situazione contrattuale di Draymond Green, perno difensivo della squadra, i mugugni di inizio anno con gli screzi tra "l'orso ballerino" e Jordan Poole, e il possibile addio del GM Bob Myers. Con il supporto da non sottovalutare di uno straordinario Kevon Looney a rimbalzo, certo, ma di fatto tenendo da solo la partita in equilibrio nel primo tempo e decidendola coi suoi canestri nel secondo. Fino alla vittoria che vuol dire passaggio del turno, eliminazione dei temibilissimi Sacramento Kings, e semifinale di Conference contro i Los Angeles Lakers di LeBron James. Si, ieri notte abbiamo assistito forse a una delle più brillanti manifestazioni di talento di Stephen Curry, il fenomeno di Golden State di cui oggi parla praticamente tutto il mondo.

Una prestazione for the ages, come dicono negli Stati Uniti, che vale il massimo di ogni epoca per una gara 7 e allo stesso tempo rappresentano la miglior gara in carriera ai Playoffs del nativo di Akron, che anche in una serata decisamente storta delle altre stelle della squadra, Andrew Wiggins e Klay Thompson su tutti e senza voler infierire sul mediocre Jordan Poole visto finora ai Playoffs, è "bastato" a coach Steve Kerr per regalarsi una sfida che si preannuncia già epica contro i Lakers. Proprio l'allenatore della squadra di San Francisco, nel dopo-gara, ha parlato ai giornalisti in conferenza portando un parallelo con quello che non è semplicemente considerato il miglior giocatore di tutti i tempi, ma che proprio con Kerr ha condiviso alcuni dei suoi successi nei Chicago Bulls del secondo three-peat ovvero Michael Jordan.

"Non dovremmo darlo per scontato"

Kerr ha tirato in ballo il suo ex compagno di squadra e la sensazione che vederlo giocare suscitava all'epoca: "Steph non mi impressiona. Tutti noi lo diamo per scontato perché è brillante, sera dopo sera, e fa queste cose ormai da 10 anni. E dovremmo ricordare a noi stessi di avere davanti uno dei più grandi giocatori di sempre. Personalmente, provo la stessa sensazione avuta da giocatore quando ero in squadra con Michael Jordan, lo vedevi ogni sera e davi per scontato anche lui. Steph sta facendo questo, partita dopo partita, con resilienza e senso del lavoro pazzeschi" e ne ha ben ragione, dal momento che nelle difficoltà avute dai Warriors nella serie contro i Kings, squadra sì rivelazione ma tra le peggiori difese della stagione regolare e per giunta in gara 6 e 7 senza la stella Fox al 100% (frattura a un dito patita nel finale di gara 5), è stato proprio il fenomeno col numero 30 ad emergere guidando la prepotente reazione di Golden State, partita 0-2 e arrivata a un tiro dal 1-3, sbagliato da Harrison Barnes proprio sulla sirena di gara 4. Quando però dopo la gara 5 in cui la squadra di San Francisco aveva ripreso il controllo della serie portandosi sul 3-2, c' stato il calo di tensione tra le mura amiche che ha riportato la serie in parità e ridato improvvisamente slancio a Sacramento, si è arrivati a una "bella" ad altissima tensione. Nella quale Steph, con una partita magistrale, si è preso un'altra pagina di storia NBA.

Con gara 1 delle semifinali in programma già domani notte, per un tour de force che vedrà le due squadre giocare ogni 48 ore, l'obiettivo principale di Kerr deve essere proprio quello di preservare al massimo la salute del suo asso, trovando al contempo nel resto della squadra le risorse necessarie per reggere ai minuti senza Curry, ad oggi grande problema dei campioni NBA in carica. Se si pensa che il secondo miglior giocatore del primo turno è stato un monumentale Kevon Looney (15.1 rimbalzi di media, 5.2 offensivi, tre gare da almeno 20 rimbalzi su sette giocate), si intuisce come da tutti gli altri starters dei Warriors sia lecito attendersi un passo in avanti per evitare di rendere vani tutti gli sforzi di Steph. Che a 35 anni e dopo 7 gare del genere, si prepara all'ennesimo capitolo della sfida contro LeBron James, nella più grande rivalità dell'ultimo decennio NBA tornata, prepotentemente, d'attualità.

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