11 Ottobre 2021
12:04

I Brooklyn Nets in casa giocheranno senza Irving, non vuole vaccinarsi: “Sono protetto da Dio”

Le rassegnate parole di Steve Nash sembrano mettere la parola fine alla polemica di questi giorni. Kyrie Irving, tutt’oggi non ancora vaccinato, si prepara a una stagione dalle due potenziali facce: star in trasferta, fuori dal campo a tifare per i compagni nelle partite casalinghe, alla luce delle regole dello stato di New York. Nash però sorride e si gode i lussi di un roster infinito.
A cura di Luca Mazzella

Il rischio più grosso per il giocatore è quello di dover rinunciare a 380.000 dollari per ogni gara, per un totale di 43 partite (su 82) della stagione regolare. Quello per la franchigia è di fare a meno per metà campionato della point-guard titolare, andando a minare gli equilibri interni di uno spogliatoio in cui finora la serenità ha fatto da padrona.

Purtroppo la situazione Kyrie Irving, a praticamente una settimana dalla prima a palla 2 dell’anno in NBA, sembra essere giunta a un punto di non ritorno. Nonostante prima del training camp il GM dei Brooklyn Nets Sean Marks si fosse definito ottimista sulla presenza di Irving, la riluttanza a vaccinarsi del numero 11 sta realmente proiettando la squadra verso una sua disponibilità part-time, dal momento che le leggi di New York non ne permetterebbero l’utilizzo da non vaccinato.

A sancire in qualche modo la definitiva decisione di Irving è stato il coach della squadra Steve Nash: “È altamente probabile che Kyrie salterà delle partite casalinghe. Quest’anno ci toccherà sicuramente giocare senza di lui. Bisogna però capire dove, per quanto tempo e per quante partite.”

Kyrie aveva illuso un po’ tutti partecipando all’allenamento della squadra al Brooklyn Bridge Park, un parco giochi con vista Manhattan alla presenza di centinaia di tifosi, accolto da un caloroso applauso dei suoi fan. Tuttavia, le poche ma criptiche parole digitate a ridosso dell’evento ("Sono protetto da Dio e così è per la mia gente") hanno ulteriormente messo in allerta la dirigenza e i compagni, la cui opera di convincimento non sembra essere andata a buon fine.

Chi al suo posto? Più spazio per Mills e tanti minuti per Cam Thomas

La grande fortuna dei Brooklyn Nets, universalmente riconosciuti come favoriti numero 1 all’anello, è quella di aver arricchito in estate un roster già profondo e munito di alcuni tra i migliori talenti della lega con prestigiose firme, su tutta quella dell’ex San Antonio Spurs Patty Mills, fresco di Olimpiade giocata da protagonista con la sua Australia. La presenza della point-guard, 10.8 punti di media lo scorso anno coi texani, lascia quindi dormire sonni tranquilli a Nash, che potrà contare su uno starter di fatto per colmare i minuti lasciati liberi da Irving.

In più, con l’inserimento nel quintetto titolare di Mills si libereranno ulteriori minuti in uscita dalla panchina per il rookie Cam Thomas, talentuosissimo esterno e tra le più sorprendenti scelte di fine primo giro, già in questi giorni visto più volte in allenamenti individuali con le altre due superstar della squadra, Durant e Harden e che ha già mostrato le sue capacità di scoring tra Summer League e pre-season.

Da qui, si intuisce come il problema Kyrie sia tecnicamente risolvibile almeno in stagione regolare, rinviando a future decisioni (da prendere a questo punto ad annata in corso) le sorti del giocatore in ottica post-season. In una guerra di nervi dove l’ex campione NBA coi Cavaliers non sembra voler arretrare di un millimetro, la speranza è che le pressioni dei compagni, il decisionismo tanto invocato di Adam Silver o anche la voglia di conquistare un altro anello spingano Irving alla decisione giusta. Per il bene suo e di tutti. E per evitare di arrivare al muro contro muro che, considerati i pregressi del giocatore e la sua nota fragilità emotiva, potrebbero portare a decisioni solo apparentemente utopistiche (vedi il paventato ritiro di cui si vocifera in caso di trade) ma nemmeno tanto irrealizzabili. È questo il motivo per cui, in tutte le dichiarazioni dello staff tecnico e dirigenziale di Brooklyn, nessuno sembra voler forzare la mano, lasciando libertà, tempo e spazio a Irving. Il tutto confidando in un epilogo che dovrà arrivare necessariamente prima della post-season: si prospetta una stagione lunghissima in casa dei favoriti al titolo.

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