Michael Phelps è sempre lui, il cannibale è tornato. L'americano è sceso in acqua per disputare la 4×100 stile, il risultato è quasi scontato: nella sua frazione il campione di Baltimora vola, oro agli Stati Uniti e 19° della sua incredibile carriera. Al momento del tocco del compagno di squadra Adrian, Phelps si è chinato per dargli la mano e molti hanno notato dei cerchi viola sulle spalle e sul dorso dell'americano.

L'antica tecnica del cupping

Nessun problema, solo il risultato di un'antica tecnica cinese si stima possa risalire al 3.000 a.C. La tecnica in questione si chiama cupping o coppettazione e prevede l'applicazione di coppette, che possono essere sia in vetro che in ceramica, del diametro di circa 5 cm, sulla pelle che, attraverso la tecnica del risucchio, riescono curare varie forme di dolore e per sciogliere i muscoli. Per realizzarla c'è bisogno di un apposito strumento che si applica alla coppetta attraverso una valvola: una volta fissata sulla pelle, si aziona una leva che consente di tirare la pelle all'interno. Tanto più sarà si agisce sulla leva, maggiore sarà la risalita della cute.

Michael Phelps a Rio 2016, il campione di Baltimora ha vinto la 23sima medaglia della carriera
in foto: Michael Phelps a Rio 2016, il campione di Baltimora ha vinto la 23sima medaglia della carriera

Non solo Phelps

Sono molti gli atleti, soprattutto americani, che ne fanno uso; non solo Michael Phelps, ma anche Natalie Coughlin, nuotatrice che in carriera ha collezionato dodici medaglie olimpiche in tre diverse edizioni dei Giochi (da Atene 2004 a Londra 2012) si affida a questa pratica. Molti studiosi sono scettici sull'efficacia del trattamento, non esistono studi scientifici approfonditi e le prove che esistono sono piuttosto deboli. Ma, visti i risultati ottenuti dagli atleti che ne fanno uso, la pratica del cupping rischia di diventare sempre più comune.