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Pensava di essere furbo, ma la scienza va avanti: medagliato olimpico beccato positivo dopo anni

Il sollevatore di pesi lituano Aurimas Didzbalis è stato trovato positivo a uno steroide anabolizzante a dieci anni dalle Olimpiadi di Rio 2016: perderà il bronzo.
A cura di Paolo Fiorenza
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Si può pensare che dieci anni siano tanti, troppi per poter temere che il proprio passato ritorni. E invece no, lo sanno bene i protagonisti di ‘cold case' di cronaca nera, efferati assassini inchiodati a distanza anche di decenni dai nuovi strumenti scientifici e tecnologici a disposizione degli investigatori. E lo stanno imparando a capire, su scala ovviamente molto minore, gli atleti che in tempi ormai lontani hanno fatto uso di sostanze dopanti: anche per loro, la legge arriva prima o poi. E a quel punto crolla tutto il loro castello di menzogne.

Aurimas Didzbalis positivo all'antidoping dopo 10 anni

Immaginate di essere Aurimas Didzbalis e di lucidare la medaglia di bronzo olimpica che avete in salotto, quando vi arriva la notifica dell'ITA, l'International Testing Agency, ente indipendente con sede a Losanna che gestisce i programmi antidoping a livello internazionale. Il 34enne sollevatore di pesi lituano avrà sentito gelarsi il sangue e il mondo cascargli addosso. Il passato, quel passato che gli aveva consentito di vincere la medaglia di bronzo alle Olimpiadi di Rio de Janeiro nel 2016, era tornato.

E con lui un pugno implacabile e retroattivo, con conseguenze devastanti in vista: una squalifica e soprattutto la revoca della medaglia vinta ai Giochi in Brasile. Anche l'immagine di Didzbalis, argento ai Mondiali di Almaty 2014 e oro agli Europei di Tbilisi 2015 (più altri due bronzi continentali), ne esce a pezzi.

Aurimas Didzbalis nel momento più bello della sua carriera, il bronzo olimpico: ma ha barato
Aurimas Didzbalis nel momento più bello della sua carriera, il bronzo olimpico: ma ha barato

Sono sette gli atleti che hanno partecipato a quelle Olimpiadi cui l'ITA ha notificato "violazioni potenziali alle regole antidoping" dopo le nuove analisi – fatte a distanza di quasi dieci anni – dei campioni forniti ai Giochi di Rio 2016. Tra questi sette Didzbalis è l'unico che ha vinto una medaglia (il bronzo nella categoria fino a 94 kg): grazie ai nuovi strumenti a disposizione dei laboratori, sono stati rinvenuti metaboliti del methandienone (uno steroide anabolizzante tra i più conosciuti), una sostanza che era vietata allora come adesso.

"I campioni sono stati analizzati per la prima volta durante i Giochi Olimpici di Rio 2016 e sono risultati negativi con i metodi di rilevazione applicati dal laboratorio accreditato WADA disponibili all'epoca – si legge nella nota ufficiale dell'ITA – La maggior parte di questi risultati positivi delle nuove analisi è dovuta principalmente ai progressi tecnici, tra cui lo sviluppo di nuovi metodi di rilevazione e il miglioramento della sensibilità analitica per la rilevazione di nuovi metaboliti steroidei, non disponibili al momento dell'analisi iniziale. La nuova analisi dei campioni è stata condotta dai laboratori accreditati WADA di Losanna, in Svizzera, e Colonia, in Germania".

Aurimas Didzbalis sul podio delle Olimpiadi di Rio 2016 con la medaglia di bronzo
Aurimas Didzbalis sul podio delle Olimpiadi di Rio 2016 con la medaglia di bronzo

Il sollevatore di pesi lituano perderà la medaglia di bronzo vinta alle Olimpiadi di Rio 2016

Il procedimento è appena iniziato e non è una condanna, ma è altamente probabile che si concluda con una stangata per Didzbalis qualora la violazione venga confermata. Dopo la notifica, gli atleti possono richiedere l'analisi del campione B fornito all'epoca (se conferma il campione A o non lo richiedono, diventa violazione confermata). Poi il caso va alla Anti-Doping Division del TAS, sempre a Losanna, per il giudizio definitivo. In caso di condanna, le sanzioni tipiche includono squalifica (anche retroattiva) e revoca della medaglia (con eventuale riassegnazione agli atleti successivi in classifica, ovvero in questo caso il thailandese Sarat Sumpradit, che si classificò quarto in quella categoria di sollevamento pesi a Rio).

"Questo risultato ci ricorda che la scienza antidoping è in continuo miglioramento e che gli atleti che scelgono di cercare un vantaggio sleale attraverso il doping non dovrebbero mai sentirsi al sicuro – conclude la nota dell'ITA – La conservazione a lungo termine dei campioni e la loro rianalisi ogni volta che sono disponibili metodi di rilevamento nuovi o migliorati ampliano la rete per nascondere le violazioni delle norme antidoping. Questi strumenti rappresentano ulteriori garanzie per uno sport pulito e vengono impiegati in ogni edizione dei Giochi Olimpici".

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