Pensava di essere furbo, ma la scienza va avanti: medagliato olimpico beccato positivo dopo anni

Si può pensare che dieci anni siano tanti, troppi per poter temere che il proprio passato ritorni. E invece no, lo sanno bene i protagonisti di ‘cold case' di cronaca nera, efferati assassini inchiodati a distanza anche di decenni dai nuovi strumenti scientifici e tecnologici a disposizione degli investigatori. E lo stanno imparando a capire, su scala ovviamente molto minore, gli atleti che in tempi ormai lontani hanno fatto uso di sostanze dopanti: anche per loro, la legge arriva prima o poi. E a quel punto crolla tutto il loro castello di menzogne.
Aurimas Didzbalis positivo all'antidoping dopo 10 anni
Immaginate di essere Aurimas Didzbalis e di lucidare la medaglia di bronzo olimpica che avete in salotto, quando vi arriva la notifica dell'ITA, l'International Testing Agency, ente indipendente con sede a Losanna che gestisce i programmi antidoping a livello internazionale. Il 34enne sollevatore di pesi lituano avrà sentito gelarsi il sangue e il mondo cascargli addosso. Il passato, quel passato che gli aveva consentito di vincere la medaglia di bronzo alle Olimpiadi di Rio de Janeiro nel 2016, era tornato.
E con lui un pugno implacabile e retroattivo, con conseguenze devastanti in vista: una squalifica e soprattutto la revoca della medaglia vinta ai Giochi in Brasile. Anche l'immagine di Didzbalis, argento ai Mondiali di Almaty 2014 e oro agli Europei di Tbilisi 2015 (più altri due bronzi continentali), ne esce a pezzi.

Sono sette gli atleti che hanno partecipato a quelle Olimpiadi cui l'ITA ha notificato "violazioni potenziali alle regole antidoping" dopo le nuove analisi – fatte a distanza di quasi dieci anni – dei campioni forniti ai Giochi di Rio 2016. Tra questi sette Didzbalis è l'unico che ha vinto una medaglia (il bronzo nella categoria fino a 94 kg): grazie ai nuovi strumenti a disposizione dei laboratori, sono stati rinvenuti metaboliti del methandienone (uno steroide anabolizzante tra i più conosciuti), una sostanza che era vietata allora come adesso.
"I campioni sono stati analizzati per la prima volta durante i Giochi Olimpici di Rio 2016 e sono risultati negativi con i metodi di rilevazione applicati dal laboratorio accreditato WADA disponibili all'epoca – si legge nella nota ufficiale dell'ITA – La maggior parte di questi risultati positivi delle nuove analisi è dovuta principalmente ai progressi tecnici, tra cui lo sviluppo di nuovi metodi di rilevazione e il miglioramento della sensibilità analitica per la rilevazione di nuovi metaboliti steroidei, non disponibili al momento dell'analisi iniziale. La nuova analisi dei campioni è stata condotta dai laboratori accreditati WADA di Losanna, in Svizzera, e Colonia, in Germania".

Il sollevatore di pesi lituano perderà la medaglia di bronzo vinta alle Olimpiadi di Rio 2016
Il procedimento è appena iniziato e non è una condanna, ma è altamente probabile che si concluda con una stangata per Didzbalis qualora la violazione venga confermata. Dopo la notifica, gli atleti possono richiedere l'analisi del campione B fornito all'epoca (se conferma il campione A o non lo richiedono, diventa violazione confermata). Poi il caso va alla Anti-Doping Division del TAS, sempre a Losanna, per il giudizio definitivo. In caso di condanna, le sanzioni tipiche includono squalifica (anche retroattiva) e revoca della medaglia (con eventuale riassegnazione agli atleti successivi in classifica, ovvero in questo caso il thailandese Sarat Sumpradit, che si classificò quarto in quella categoria di sollevamento pesi a Rio).
"Questo risultato ci ricorda che la scienza antidoping è in continuo miglioramento e che gli atleti che scelgono di cercare un vantaggio sleale attraverso il doping non dovrebbero mai sentirsi al sicuro – conclude la nota dell'ITA – La conservazione a lungo termine dei campioni e la loro rianalisi ogni volta che sono disponibili metodi di rilevamento nuovi o migliorati ampliano la rete per nascondere le violazioni delle norme antidoping. Questi strumenti rappresentano ulteriori garanzie per uno sport pulito e vengono impiegati in ogni edizione dei Giochi Olimpici".