Tokyo 2020 si disputerà nell'estate 2021, ma non cambierà nome. Le Olimpiadi del Giappone continueranno a chiamarsi tali anche se sarà un anacronismo evidente. Ma voluto e imposto, soprattutto per questioni di merchandising, di brand, di opportunità commerciale. La macchina organizzatrice ed operativa si è già messa in moto da tempo, impensabile destrutturarla per poi ripartire da capo in vista della prossima estate.

La decisione è stata presa in modo ufficiale nelle ultime ore, in accordo con il CIO e tutti gli organismi coinvolti nell'evento sia sportivi che politici.  La scelta è stata dettata soprattutto sulla base delle ultime informazioni fornite oggi dall'OMS, che hanno spinto il Presidente del CIO e il Primo Ministro del Giappone a decidere che i Giochi della XXXII Olimpiade di Tokyo debbano essere riprogrammati a una data successiva al 2020, anche se non successiva all'estate 2021. L'obiettivo principale ed unico dell'intervento è stato reso necessario per per salvaguardare la salute degli atleti, di tutti i partecipanti ai Giochi olimpici e della comunità internazionale.

La fiamma olimpica resterà accesa

In un primo momento, i Giochi di Tokyo sembravano poter rappresentare un faro nella nebbia della pandemia. Con l'inizio a luglio inoltrato, si era prospettato un altro mese prima di prendere qualsiasi decisione in merito, nella speranza che la pandemia potesse ridursi e l'emergenza finire. Poi, la resa davanti ai numeri spettrali  con il contagio di Covid-19 che sta ‘accelerando' per il mondo con oltre 357 mila casi dichiarati. Così, la decisione di posticipare le Olimpiadi ma di lasciarne intatto il profondo significato che i Giochi recano con sè: lo spirito di fratellanza e di speranza che accomuna tutti i popoli. Ed è per questo che la fiamma olimpica,  che rifulge a Tokyo non smetterà di ardere. Non fino a luglio 2020 ma ancora per 15 mesi. 20.