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Olimpiadi Tokyo 2020
29 Luglio 2021
11:38

“Molestata dal medico della squadra per tutta la sua infanzia”: eccoli i demoni di Simone Biles

Il crollo di Simone Biles, alle prese con quelli che la ginnasta ha chiamato “i suoi tanti demoni”, è la Storia delle Olimpiadi di Tokyo: il volto umano e fragile di un’atleta di successo. Ma dietro le lacrime della 24enne americana c’è anche altro: un vissuto orribile che ora la stessa Biles ricorda a tutti. Un pedofilo seriale condannato a 175 anni di carcere.
A cura di Paolo Fiorenza
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Olimpiadi Tokyo 2020

Le 4 medaglie d'oro olimpiche vinte a Rio de Janeiro, i 19 ori mondiali, più un'altra sterminata quantità di argenteria messa in bacheca: a 24 anni Simone Biles ha già avuto tutto quello che un'atleta può sognare. Il trionfo, la fama, la gloria eterna. Ma ha conosciuto anche l'altra metà del cielo, quella buia, quella che ti viene a trovare quando di notte sei sola con i tuoi pensieri. Ed è lì che si affacciano i demoni, che tornano ad urlare con la faccia truce del male puro. Sono passati anni, ma quel volto è sempre lì.

Il crollo emotivo della Biles nel concorso a squadre di ginnastica alle Olimpiadi ed il suo successivo ritiro anche dall'individuale, dove non difenderà l'oro di 5 anni fa, hanno mostrato l'aspetto profondamente umano di una giovane donna alle prese con problemi più grandi di un esercizio alla trave o al volteggio. Problemi di "salute mentale" ha spiegato la stessa ginnasta, aprendo la porta su un mondo instabile che poggia su una superficie liquida, perennemente agitata. E poi c'è il male, quel male, che ritorna e fa vedere tutto sotto una luce diversa: non si tratta semplicemente dell'ansia da prestazione di un'atleta o di un momento difficile che nasce e muore a Tokyo. C'è un vissuto orribile che ora la stessa Biles ricorda a tutti, ritwittando cosa le hanno fatto quando non aveva i mezzi per difendersi.

È il messaggio di Andrea Orris, ex ginnasta trasformata in fitness trainer: eccolo quel volto che riappare nella notte, quando si vorrebbe dormire ed invece qualcosa soffoca l'anima. "Stiamo parlando della stessa ragazza che è stata molestata dal medico della sua squadra per tutta la sua infanzia e adolescenza. Quella ragazza ha subito più traumi all'età di 24 anni di quanti la maggior parte delle persone ne subirà mai in tutta la vita", scrive la Orris. E Simone ritwitta quelle parole, tracciando una linea precisa che unisce il suo doppio ritiro – che è diventato la Storia delle Olimpiadi – con gli abusi sessuali subiti da parte di Larry Nassar, osteopata della Nazionale statunitense di ginnastica dal 1996 fino al 2017. Un ventennio di orrori che una volta venuti alla luce sono costati una condanna a 175 anni di carcere per il medico. ‘Trattamenti' personali nella stanzetta di Nassar, attraverso i quali sono passate decine di ginnaste americane di altissimo livello, tra cui appunto la Biles.

Con questo ritweet la 24enne dell'Ohio fa capire quanto gli abusi che ha subìto per mano del medico pedofilo siano alla base dei problemi di salute mentale che l'hanno spinta a mettere da parte per un momento la sua carriera per concentrarsi sul proprio benessere. Sulla sua vita, la cosa che conta di più. La Biles è una delle oltre 150 ginnaste che sono state abusate da Nassar: nel 2019 aveva rivelato che il trauma delle aggressioni sessuali l'aveva portata ad avere pensieri suicidi. All'epoca aveva ammesso che "dormiva tutto il tempo" perché era "la cosa più vicina alla morte", mentre era sotto terapia per cercare di lenire per quanto possibile ferite incancellabili.

Oggi Simone riapre quella porta e mostra a tutti cos'è il male e come può devastare la vita anche di chi all'apparenza ha successo. In queste ore gli Stati Uniti si sono stretti intorno alla sua eroina sportiva e la Biles ha ringraziato tutti con un toccante messaggio: "L'amore e il sostegno che ho ricevuto mi hanno fatto capire che io sono più dei miei successi e della mia ginnastica, qualcosa che non avevo mai creduto prima". La strada per rivedere la luce è lunga e sicuramente non facile, ma il cuore dei campioni fa la differenza. Sempre.

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