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Il terribile incubo della pallavolista Aleksandra Uzelac: “Mi hanno puntato una pistola alla testa”

Spaventosa testimonianza del giovanissimo talento del volley serbo Aleksandra Uzelac che gioca nel Fluminense in Brasile: “Sono stata aggredita da un gruppo con i machete, poi da un altro armato. Mai qualcuno è venuto ad aiutarci, sono salva solamente perché Dio ha voluto così”.
A cura di Alessio Pediglieri
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Aleksandra Uzelac è una dei talenti più importanti della pallavolo mondiale e a soli 19 anni con la Serbia è riuscita ad arrivare in finale di Eurovolley 2023. Gioca in Brasile, nel Fluminense, ma non ci resterà ancora a lungo dopo quanto ha dovuto subire negli ultimi tempi: due rapine a mano armata. Dove ha rischiato la propria vita: "Non riesco a togliermi quelle immagini dalla mente".

Fare esperienza in giro per il mondo, raccogliere il meglio e poi sfruttarlo a proprio vantaggio per migliorare ancora e confermarsi ai massimi livelli. Un obiettivo che Aleksandra Uzelac, a 19 anni, sta conquistando grazie alla propria avventura con la nazionale serba e con l'impagabile possibilità di cimentarsi nel campionato brasiliano con la maglia della Fluminense. Ma invece di raccontare vittorie e partite, la giovanissima giocatrice ha denunciato via social quanto le è accaduto tra le strade di Rio de Janiero.

Un incubo a occhi aperti, anzi due visto che Uzelac è stata vittima di una doppia rapina a mano armata. La prima a causa di un gruppo di malviventi armati di machete, la seconda addirittura con armi da fuoco. In entrambe le situazioni drammatiche è riuscita a evitare il peggio solamente sfruttando la propria prontezza di spirito e sfruttando la buona sorte ma mai potendo contare su qualche aiuto visto che nessuno è mai intervenuto in sua difesa. A raccontare le tristi vicende è stata lei stessa sui propri profili social.

"Stavo tornando dalla cena con la mia amica e stavamo andando in bici per strada… io ero prima, lei era dietro di me" ha raccontato al sito Mozzart Sport, "quando alcuni ragazzi sono venuti correndo verso di noi: hanno alzato le loro magliette e hanno tirato fuori i coltelli… erano enormi machete. Non so nemmeno come entrano sotto le loro magliette. Ho iniziato a urlare e non sapevo cosa fare. Posso dire che Dio mi ha salvato" ha poi proseguito sottolineando la salvezza arrivata solamente per un puro caso. "Non so come ma non sono caduta dalla bici e sona scesa correndo verso la strada dove c'erano macchine e moto".

Un episodio di efferata violenza che per le vie di Rio oramai è abitudine a tal punto che nessuno interviene più: "Non riesco a togliermi quelle immagini dalla testa. Tutto è accaduto vicino alla stazione di Polizia ma nessuno ci è venuto in soccorso: tutti hanno paura e non sanno mai cosa possa accadere in quelle situazioni". Situazione che si è ripetuta qualche giorno più tardi in forma ancor più violenta: "Eravamo su una Uber quando due macchine si sono messe davanti, due moto al fianco e hanno tirato fuori le pistole minacciandoci".

La paura, racconta Uzelac si è ben presto trasformata in terrore: "Hanno fermato la macchina aperto le porte e intimato di dare tutto. Ci hanno puntato una pistola in testa, hanno iniziato a urlare, avevano armi col silenziatore. Poi uno ha tentato di entrare e a quel punto mi sono messa a correre e ci siamo salvati". Ancora una volta per pura coincidenza, lasciando però nella mente segni indelebili: "Non riesco più a dormire, ho bisogno di uno psicologo ma di certo non lo cercherò qui in Brasile".

Il futuro ora sembra essere lontanissimo da Rio de Janeiro e dalla pallavolo brasiliana: "Non so nemmeno se riuscirò a concludere tranquillamente la stagione" ha alla fine sottolineato. "Vorrei riprendere al più presto fiducia e autostima ma non è facile in queste condizioni".

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