"Mi sento ferito sia dentro sia fuori". L'esito dei primi esami diagnostici lascia tanta rabbia addosso a LeBron James. L'infortunio alla caviglia destra capitato durante la gara contro Atlanta gli ha tolto il sorriso e, al dolore fisico provato per quella torsione impropria, l'amara consapevolezza che per un po' di tempo dovrà stare ai margini. La distorsione all'articolazione ha interessato perone e tibia e non (solo) la zona del calcagno.

Ecco perché lo staff medico dei Lakers ha preferito non sbilanciarsi sui tempi di recupero. The King deve arrendersi alla malasorte. In cuor suo aveva già capito che non se la sarebbe cavata con poco. Ha provato a restare in campo nonostante tutto poi, vinto dal trauma, null'altro ha potuto fare che abbandonare il match.

Nulla mi rende più contrariato e triste – ha scritto LeBron in un post pubblicato su Twitter – perché non potrò essere a disposizione dei miei compagni. Sto male, mi sento ferito sia dentro sia fuori. La strada verso la guarigione e il ritorno in campo è appena iniziata. Voglio fare in modo di tornare così presto da sembrare di non essere mai andato via.

E che il malessere di LeBron sia abbastanza preoccuapante lo confermano anche le parole dei compagni di squadra. Il contatto fortuito con Solomon Hill s'è rivelato fatale. Kyle Zuma ammette: "Non lo avevo mai visto urlare in quel modo da quando è arrivato qui a Los Angeles". L'assenza di James sarà dura, senza la sua stella più luminosa la franchigia dei Lakers perde gran parte del proprio potenziale ma coach Frank Vogel non si lascia abbattere e reagisce con orgoglio all'infortunio di LeBron. Le sue parole sono un segnale molto chiaro alla squadra: mai mollare, soprattutto in situazioni del genere dove conta moltiplicare gli sforzi. "Abbiamo talento a sufficienza in attacco ae un’identità difensiva solida che fa parte del gruppo. Ci aiuteranno a vincere ancora".