America's Cup Napoli 2027

Giulia Fava: “Siamo contenti per Luna Rossa, ma non sarà in vantaggio sugli altri in America’s Cup”

Immagine
Giulia Fava è una velista di alto livello, ha vinto con Luna Rossa la prima edizione Women dell’America’s Cup, collabora con la Lega Navale e anche con Sky, ed a Fanpage.it ha rilasciato una lunga intervista.

Giulia Fava è giovane, ha 26 anni, ma ha già un curriculum già ricchissimo. L'ultima esperienza che mette a verbale è quella televisiva, per Sky ha commentato le Regate Preliminari dell'America's Cup. A Fanpage.it la velista ha parlato della sua attività con la Lega Navale, ma anche di vela a tutto tondo: dalle differenze tra gli AC40 e gli AC75, le barche che verranno utilizzate l'estate prossima a Napoli per l'America's Cup 2027, al SailGP, ma anche della ‘Lingua del Mare', il progetto avviato con l'Accademia della Crusca.

Chi fa della vela la sua attività sportiva per gareggiare ad alti livelli quanto deve prepararsi fisicamente?
La vela è un mondo veramente molto vasto, nel senso che ovviamente dipende sempre da quale aspetto si si tocca e si analizza, questo vale anche a livello fisico. Perché in realtà le classi olimpiche e tutte le derive delle barche sono veramente molto molto fisiche, in quei casi l'allenamento è una parte fondamentale.

È diverso per chi gareggia con gli AC40 e gli AC75 dell'America's Cup quindi? 
Lo sforzo fisico non è uno sforzo, diciamo così, sovra umano, non è comparabile a quello di altre classi, ma sicuramente è importante, anche lì, avere una grande preparazione. Non è un problema di forza, perché i loro allenamenti puntano molto di più sulla reattività. In generale per noi tutti è importante allenare il fisico perché ovviamente oltre allo stress e alla fatica, va gestita anche tutta la parte di regata. Perché questo è uno sport in cui il cervello deve funzionare sempre, bisogna sempre guardare fuori e capire poi effettivamente dove va e come gestire la regata.

Il vento gioca un ruolo fondamentale, gira all'improvviso e cambia tutto.
Sì, esatto. È veramente difficile, penso sia impossibile che durante una regata il vento arrivi sempre solo dalla stessa direzione. Il vento può girare o magari ci sono dei salti di vento. E soprattutto ci possono anche essere tante raffiche che fanno cambiare anche l'intensità del vento, è importantissimo riuscire a leggere il campo e a interpretarlo al meglio. Ovviamente si parla tanto di tecnologie, ma al momento non esiste nessuno strumento neanche sulle barche dell'America's Cup che riesce a predire e a dire mentre mentre stai regatando dove dove sarà buono e dove ci sarà più vento.

L'aspetto umano vince sempre.
Sì, in realtà anche sotto questo aspetto qui è tutto in mano al velista. Quindi alla domanda che molti fanno: "Quanto c'è del velista e quanto c'è di tecnologico?". La risposta è semplice: c'è tanto del velista. Il velista conta tanto e l'abbiamo visto nelle regate preliminari, chi passava per primo poteva essere ultimo e viceversa.

Con le Regate Preliminari è iniziato il percorso di Napoli con l'America's Cup, i risultati di queste regate quanto peso hanno secondo te?
Devo dire che sicuramente sono state regate importanti nel senso che comunque è difficile trovare occasioni per regatare a questo livello con questo tipo di barche. È vero che gli AC75 sono tutta un'altra barca, però il modo di regatare è più o meno lo stesso, anche abituarsi alla comunicazione, al campo di regata è una cosa importante. Perché ci sono cose noi non possiamo simulare e tutte queste informazioni sono utili. Per l'equipaggio è importante partecipare a questo tipo di regate.

Immagine
Giulia Fava nel 2024 ha vinto con Luna Rossa l'America's Cup Women.

Quindi queste regate contano tanto per il feeling da trovare con il mare e per l'equipaggio in generale, ma il giusto dal punto di vista del risultato.
Siamo tutti contenti che Luna Rossa abbia vinto, ma ovviamente queste regate non è che la portino in vantaggio rispetto agli altri. Anche se ripeto per i velisti è sicuramente un allenamento molto molto utile anche per la pressione, per il fatto che comunque debbano iniziare a gestire la mix zone, il fatto che comunque le giornate siano molto lunghe, devono fare le interviste, gestire tutta la parte media, gestire anche tutta la parte di dock-in e dock-out, show, eccetera.

Gli australiani che non si sono presentati a queste regate saranno svantaggiati?
In realtà quest'anno sono cambiate un po' di cose a livello di regolamento, gli australiani dovranno comunque comprare il disegno della barca di qualcuno che l'ha già progettata e dovranno decidere a quale team rivolgersi per acquistare questo disegno, poi dovranno disegnarsi invece autonomamente le appendici, quindi i foil e le vele, ma il team è di tutto rispetto, insomma, è capitanato da Tom Slingsby, che è un campione olimpico, mondiale, non è uno sprovveduto. I velisti australiani sono fortissimi, saranno gli underdog dell'America's Cup 2027.

Tu hai un bel percorso da velista, ma adesso sei impegnata anche con la Lega Navale, di cosa ti occupi?
La Lega Navale ha 249 tra sezioni e delegazioni in tutta Italia. Io mi occupo principalmente di coordinare e gestire tutti i gruppi. sportivi delle varie sezioni, delle varie delegazioni, li supporto, e coordino dal punto di vista sportivo le attività dei quattro centri nautici nazionali della Lega Navale che sono il Centro Nautico Nazionale di Taranto, di Sabaudia, del Lago di Santa Croce e del Lago delle Nazioni, quindi in realtà come città siamo Belluno, Ferrara, Sabaudia, Taranto. Poi coordino tutti anche i progetti in ambito sportivo che riguardano direttamente la presidenza nazionale. C'è un gran bel da fare e quest'anno abbiamo lanciato il primo trofeo di di vela riservato ai soci della Lega Navale e tesserati presso la Federazione Italiana Vela.

Immagine
Giulia Fava fa parte del team di Sky per l'America's Cup.

Quando gareggi quanta adrenalina c'è?
Bella domanda. Diciamo che sono sempre stata un po' tra virgolette un animale da competizione, nel senso che le gare mi hanno sempre stimolato, in gara dò il 300% in più rispetto a quando sono in allenamento, è un qualcosa che riesco a gestire e che mi dà un sacco di carica. L'adrenalina è tanta, è sicuramente un qualcosa che ti fa stare sveglio, ti sta a fare ti fa stare attento, però è sicuramente un'arma a doppio taglio.

Tra le grandi competizioni velistiche c'è anche il SailGP che sta per sbarcare anche in Italia.
Sì, arriverà a Ostia, al Porto di Ostia. Il SailGP è un tentativo di creare quella che è la Formula 1, la MotoGP per le barche a vela, è un campionato dove le barche non sono dei team, ma sono gestite dall'organizzazione generale, il SailGP, e questo rende tutta la giostra più sostenibile dal punto di vista economico. Le barche sono pazzesche, il format di è regata è molto concentrato, ed è adrenalinico. C'è anche l'obbligo di una donna a bordo e ciò porta a diverse figure femminili all'interno del team.

Tornando alla Lega Navale con questi progetti c'è anche la volontà di far crescere e di aiutare i giovani.
L'idea è quella di trovare un modo di aiutare tutti, di aiutare in generale i ragazzi e consentirgli di continuare ad andare in barca il più veloce e il più a lungo possibile. Come ogni sport ci sono ragazzi che vogliono introdursi all'agonismo. Ce ne sono tanti che hanno questo interesse e che abbandonano la vela e quindi l'obiettivo è riuscire a supportare chi non ha le possibilità supportandoli anche economicamente.

Immagine
Giulia Fava collabora con la Lega Navale italiana ed ha preso parte anche a un progetto sulla 'Lingua del Mare'.

L'esperienza in TV come la stai vivendo?
Una bellissima esperienza. Ho chiesto molti feedback, sono felice di aver raccontato delle chicche, e una serie di cose che non tutti possono sapere. È stato bello entrare negli studi di Sky, vedere come funziona la redazione, è un mondo veramente fantastico, dinamico, divertente, mi sono divertita tantissimo.

I termini della vela sono molto specifici. Tu hai preso parte a un progetto importante con il quale li hai spiegati, ce ne parli?
Con la Lega Navale abbiamo dato vita a un progetto con l'Accademia della Crusca, un progetto che si chiama: ‘La Lingua del Mare'. Intanto lo abbiamo fatto per provare a scoprire l'origine di quel linguaggio. Per me è stato un grande onore. Certamente per ogni ambiente è così. Anche il linguaggio aerospaziale o quello giornalistico è diverso rispetto a quello di un'azienda di marketing. Nella vela ci sono tanti anglicismi, ma l'inglese con una parola spesso racchiude un concetto.

Beh, da come ne parli si capisce che è stata pure questa una bella avventura.
Mi sento spesso dire che a livello comunicativo per la vela alcuni termini, anche in televisione, sono un po' d'ostacolo, perché non tutti sanno cos'è un salto di vento o cosa significa bolina. Questo progetto verte sul raccontare dodici parole della lingua del mare. Io sono stata solo la voce dei video. In ogni caso esiste un vocabolario di termini marinareschi e chiunque può andare a consultarlo e può scoprire i termini della lingua del mare. Questo è un progetto molto bello, è stato un lavorone, creato dall'Accademia della Crusca con la Lega Navale di Napoli, dove sono custoditi i primi dizionari con le parole del mare.

C'è una parola della lingua del mare che ti piace più di altre?
Sì, bella domanda, difficile scegliere, ma dovessi sceglierne una direi sbandamento, heeling in inglese. Parola riferita allo sbandamento della barca, perché è quella che in inglese pronuncio più spesso.

autopromo immagine
Più che un giornale
Il media che racconta il tempo in cui viviamo con occhi moderni
api url views