Flop miliardario del LIV Golf: il progetto arabo vicino al collasso, tra i creditori Rahm e DeChambeau
I confini dell'illimitata disponibilità finanziaria saudita hanno appena trovato il loro primo, fragoroso punto d'arresto con il LIV Golf, la Lega professionistica che era nata per rivoluzionare la disciplina a suon di ingaggi stratosferici e stravolgimenti di format e che si trova oggi al centro di una drammatica implosione contabile. Per la prima volta da quando il Medio Oriente ha iniziato a fare incetta di grandi eventi sportivi mondiali, la narrazione della ricchezza inesauribile si scontra con la realtà di bilanci in profondo rosso, contratti disattesi e un lungo elenco di atleti di primissimo piano rimasti creditori di cifre milionarie. In cima a questo elenco figura Jon Rahm: il fenomeno spagnolo, il cui ingaggio milionario aveva rappresentato il colpo di mercato più clamoroso del circuito e che guida la lista dei creditori nei confronti del LIV con una somma pendente enorme, pari a 7,47 milioni di dollari (quasi 6.8 milioni di euro).
Cos'era il LIV Golf: la promessa di rivoluzione e il modello di business insostenibile
Nato sotto l'egida del PIF, il fondo sovrano dell'Arabia Saudita dotato di asset per centinaia di miliardi, il LIV Golf era stato concepito con una strategia di rottura totale verso lo storico PGA Tour americano. Le sue prerogative prevedevano un format ridotto e dinamico, con tornei sulla distanza di 54 buche invece delle classiche 72, strutturati con classifiche a doppio binario, a squadre e individuale. Ma soprattutto presentando montepremi e ingaggi record, decine o centinaia di milioni di dollari investiti per strappare i campioni al circuito statunitense.
Tuttavia, l'assenza di una reale sostenibilità commerciale e la mancanza di una pianificazione strategica sui ricavi tradizionali hanno trasformato il progetto in un voragine finanziaria senza precedenti ritrovandosi in poco tempo con ricavi da sponsorizzazioni ben al di sotto delle attese e spese di gestione fuori controllo.
Chi sono i campionissimi creditori e perché avanzano milioni
L'incapacità del circuito di far quadrare i conti ha portato a enormi ritardi nei pagamenti e alla sospensione del versamento delle quote d'ingaggio e dei bonus di rendimento stabiliti da contratto. Oltre alla cifra monstre spettante a Jon Rahm (6.5 milioni di euro), tra i creditori principali figurano altre stelle di prima grandezza che avevano scelto di sposare la causa saudita sacrificando spesso la propria immagine e l'accesso ai tornei tradizionali. E che ora si ritrovano in cima alla lista dei creditori, tra cui spiccano in nomi di Bryson DeChambeau, Brooks Koepka e Cameron Smith.
Il crollo finanziario del LIV Golf, un "buco" da un miliardo
I debiti cumulati in poco tempo hanno fatto registrare cifre folli per un totale stimato attorno al miliardo di euro e con circa 5 mila creditori in lista. Ecco la Top5 dei giocatori che vantano le cifre più alte e delle aziende che hanno richiesto già il risarcimento per i contratti disattesi.
Top 5 giocatori creditori
- Jon Rahm: 6.797.700
- Bryson DeChambeau: 4.732.000
- Brooks Koepka: 4.413.500
- Cameron Smith: 3.731.000
- Dustin Johnson: 3.321.500
Top 5 fornitori e aziende creditrici
- Performance54 (Marketing e gestione eventi): 11.284.000
- FlightTrack Logistics (Logistica e voli charter): 8.099.000
- Creative Artists Agency – CAA (Rappresentanza): 5.596.500
- Broadcast Live Media (Produzione TV): 4.823.000
- Aero-Set Stage Systems (Allestimenti scenografici): 3.503.500
Il primo grande flop dei petrodollari: quando il denaro non basta senza programmazione
Il caso del LIV Golf si configura come il primo vero fallimento planetario degli investimenti arabi nello sport. Negli ultimi anni, il fondo PIF e altri veicoli d'investimento del Golfo hanno stanziato cifre astronomiche per entrare in modo massiccio nel calcio globale, nel motorsport, nel tennis e negli sport da combattimento. L'implosione del LIV dimostra che persino la disponibilità economica dei fondi sovrani più ricchi del pianeta necessita di competenza, pazienza e programmazione per resistere alla prova del mercato. La lezione del golf rischia ora di diventare un monito per l'intero ecosistema dello sport globale.