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28 Settembre 2021
10:00

Fefè De Giorgi a Fanpage: “Noi agli Europei come l’Italia di Mancini, siamo un caso di studio”

L’Italia del volley maschile è tornata sul tetto d’Europa dopo sedici anni. Il timoniere di una squadra rivoluzionata rispetto al gruppo che ha partecipato alle Olimpiadi di Tokyo è Fefè De Giorgi, soprannominato ‘eroe dei tre mondi’ e tra i protagonisti della ‘generazione di fenomeni’ di Velasco. A Fanpage.it il coach azzurro ha analizzato il percorso agli Europei 2021 dell’Italia e il modo in cui i suo ragazzi hanno costruito questa fantastica vittoria.
A cura di Vito Lamorte
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Il capolavoro di Fefè. L’Eroe dei tre mondi ha stupito ancora. Ferdinando De Giorgi ha riportato l’Italia del volley maschile sul tetto d’Europa dopo il tonfo alle Olimpiadi di Tokyo e lo ha fatto a modo suo. Il coach di Squinzano è uno dei protagonisti della ‘generazione di fenomeni’ di Julio Velasco e, nonostante la concorrenza di grandi palleggiatori come Vullo, Paolo Tofoli e Marco Meoni, si è ritagliato un posto (7°) nella classifica all time di presenze in Nazionale insieme a Luca Cantagalli e Andrea Sartoretti con 330 presenze. Ma il suo legame con l’azzurro è forte, molto forte. Lo si percepisce dal modo in cui ne parla: “Rispetto, onore, piacere, orgoglio: questo per me è la Nazionale”. Sedici anni dopo l’ultima affermazione a livello continentale, De Giorgi nei pochi giorni a disposizione per preparare il suo gruppo ha operato una rivoluzione che ha portato otto esordienti a vestire l’azzurro e ha lavorato senza le stelle degli ultimi anni: passo dopo passo la Nazionale ha costruito le sue certezze e si è presa il trono d’Europa con prestazioni di altissimo livello, sia dal punto di tecnico che mentale.

A Fanpage.it il coach della Nazionale italiana di volley maschile ha analizzato la vittoria agli Europei, il lavoro che ha fatto insieme al suo gruppo e ha parlato del modo in cui stimolerà i ragazzi in vista dei prossimi obiettivi. De Giorgi si è soffermato anche sullo stato della pallavolo nel nostro paese e sul suo 2021, iniziato con un esonero e proseguito con la coppa alzata a Katowice.

Qual è stata la prima cosa che ha pensato dopo aver realizzato quanto era accaduto?
“Le emozioni sono state tantissime nel corso della serata. Come accade spesso dopo una competizione simile, molto tirata, c’è un momento di down sia per i giocatori che per noi. Si lavora tanto e intensamente, quindi c’è un rilassamento totale. Me la sono goduta, devo essere sincero. Mi ha fatto piacere che delle scelte non semplici come quelle che abbiamo fatto noi, che erano già ponderate e stimolate anche dall’esperienza di Mancini nel calcio, abbiano creato l’opportunità a questi ragazzi per dare vita ad un cambio generazionale. Me la sono goduta e i ragazzi mi hanno dato una grande soddisfazione”.

Faceva parte della squadra che vinse l’Europeo in Svezia, oltre ai tanti titoli della ‘Generazione dei fenomeni’, e ora ha vinto la stessa competizione da coach: che percorso è quello di Ferdinando De Giorgi con la Nazionale?
“È difficile. Intanto devo dire che c’è un grande amore e enorme rispetto per la maglia azzurra. Io dico spesso, scherzando, che non ho mai dato l’addio alla Nazionale perché per una serie di coincidenze io giocai l’ultima partita al Mondiale del 2002 in Argentina, quando ero a Cuneo da allenatore-giocatore, ma non l'ho mai lasciata in realtà. Questo dà un po’ l’idea del mio legame con l’azzurro. Rispetto, onore, piacere, orgoglio: sono queste le cose che sento quando si parla di Nazionale e non sono cambiate, anzi lo pretendo dai miei giocatori perché credo che vada vissuta così la maglia azzurra. Si rappresenta la nazione ed è un fuoco che devi sentire dentro“.

10 giorni e due amichevoli per arrivare pronti alla rassegna continentale: come avete fatto a creare questo capolavoro?
“La nostra difficoltà era dovuta ai tempi. Abbiamo dovuto essere concreti e fare delle scelte precise, che spesso possono risultare decisive se non hai tempo per rimediare. Il resto è tutto frutto del lavoro”.

Lei ha detto che “la programmazione è rivolta alle Olimpiadi di Parigi 2024”: questa vittoria cambia qualcosa nei suoi progetti?
“Il progetto è sempre su Parigi e dobbiamo essere bravi a tenere l’obiettivo. Adesso ci godiamo il momento ma quando ricominceremo dobbiamo usare bene questa vittoria. Ci saranno competizioni importanti come i Mondiali e siamo una squadra giovane. C’è poco da gongolare ma adesso dobbiamo gustarci la vittoria“.

Quali sono le qualità che più hanno incarnato gli Azzurri in questo torneo?
“La disponibilità come prima cosa. Io l’avevo chiesta come condizione principale perché sulla Nazionale non si discute, la maglia azzurra deve essere il massimo piacere per un giocatore, e questa è andata anche oltre le aspettative probabilmente. Ci sono le qualità dei singoli, con possibilità di miglioramento; e un grande senso del gruppo. Ho cercato questo nei ragazzi e credo si sia visto in campo. Dai feedback che ho ricevuto questa unione è stata molto apprezzata da chi ci ha seguito e devo dire che mi ha fatto molto piacere. Atteggiamento propositivo e fame di rappresentare l’Italia. Tutte queste componenti hanno compensato il poco tempo avuto a disposizione prima di iniziare il torneo e la poca esperienza del collettivo. Tutto l’insieme ha portato ad un grande risultato“.

Quando ha pensato che l’Italia potesse vincere gli Europei?
“Un gruppo di ragazzi lo conoscevo già da prima e quando li ho visti tutti insieme ero sicuro che saremmo riusciti a fare qualcosa di buono. Non si può essere certi di ciò che può accadere, perché non si possono prevedere le situazioni, ma ogni partita per noi è stata un momento di consapevolezza. Ero certo che avremmo fatto qualcosa di buono. La vittoria con la Slovenia, una delle candidate per il titolo alla vigilia, è stata un momento importante e lì i ragazzi hanno capito che c’eravamo anche noi. Normalmente si cerca di arrivare ad un torneo del genere con una struttura consolidata ma noi l’abbiamo acquisita man mano, è stata più che altro un’esigenza. Abbiamo costruito le nostre basi partita dopo partita. Anche gli altri sapevano la nostra situazione ma sono rimasti impressionati da questo percorso. Credo sia un caso da studiare”.

Il 2021 ha visto il trionfo del volley italiano in Europa: qual è lo stato del nostro movimento dopo questi due ori? Dove e come si può migliorare?
“In generale è sempre stato buono. Tendiamo a lamentarci, ed è normale che sia così, ma noi abbiamo uno standard alto anche nell’organizzazione. Questo non vuol dire che non si possa fare meglio, come stimolare le società e lo sport a livello territoriale, ma lavora gente che guarda al futuro. Siamo sempre al passo con i tempi e ci sono tante cose positive. Si può chiaramente migliorare ma non vedo situazioni preoccupanti. Ci auguriamo di avere al più presto il pubblico vicino perché aiuterebbe le società a livello economico e i ragazzi ad avvicinarsi. È importante che si riaprano le palestre e si dia la possibilità alle nuove generazioni di iniziare a fare sport. Questi risultato aiutano a crescere la passione e a dare continuità al movimento“.

Questa vittoria è anche una sua rivincita personale per quanto accaduto all’inizio del 2021 con la Lube?
“Avevamo vinto la Coppa Italia ma c’è stata questa parentesi un po’ particolare, che fa parte del nostro mestiere. Poi ho avuto il piacere di esser chiamato a dirigere la Nazionale ed è stata una grande soddisfazione. Era un mio grande desiderio e si è realizzato”.

“I miracoli non esistono. E nemmeno le scorciatoie. L’unica ricetta è il lavoro”. In che modo coach De Giorgi lavorerà per tenere sul pezzo i suoi ragazzi in vista della Olimpiadi dopo questo trionfo?
“Lavorerò come sempre. Per me la disponibilità deve essere sempre massima insieme alla voglia di raggiungere i risultati. Ogni allenatore, così come ogni atleta, si pone sempre degli obiettivi e ci saranno competizioni importanti come Mondiale e Olimpiadi davanti a noi che potranno aiutarci a crescere. È un gruppo talmente giovane che ha ampi margini di miglioramento. Per arrivare in alto non ci sono scorciatoie e si passa solo dal lavoro in palestra, nessuna confort-zone ma bisogna andare sui dettagli. È molto faticoso ma questa è l’unica strada. Ci metteremo l’impegno di sempre”.

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