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Aziz Abbes Mouhiidine: “Alle Olimpiadi con mio padre che non c’è più. Tyson vs Paul? Non sarà reale”

Aziz Abbes Mouhiidine ha raccontato a Fanpage.it le sue speranze e le sue certezze per le prossime Olimpiadi di Parigi 2024, dove gareggerà per i pesi massimi alla ricerca della medaglia più importante: “Un trampolino di lancio unico, non fallirò”.
A cura di Alessio Pediglieri
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Aziz Abbes Mouhiidine si è preso il pass olimpico per Parigi 2024 lo scorso luglio a Cracovia, coronando il sogno più grande, che ha cullato da quando aveva otto anni. Da quando suo papà gli fece vedere il film su Muhammad Alì con Will Smith, facendogli accendere una scintilla mai più spenta: "La boxe mi ha avvicinato a lui, non c'è incontro in cui non lo penso". Una presenza costante, alla quale è andato anche il suo primo pensiero nel momento della qualificazione olimpica: "L'ho pensato sul ring, l'ho urlato in tv come fosse ancora qui: papà, siamo a Parigi!".

Mouhiidine gareggerà per i pesi massimi, di cui è stato campione europeo nel 2022, sfiorando per due volte il titolo mondiale. Uno dei più alti gradini della sua giovane ma già entusiasmante carriera: "Contro La Cruz,  tutti capirono che il più forte pugile al mondo ero io, era un italiano". A Fanpage.it il pugile campano ripercorre la sua carriera e la sua vita, tra la costante lotta al razzismo ("c'è sempre lo stupido che ti offende per il tuo nome o per il colore della pelle, ma io rispondo col sorriso e vado avanti") e la consapevolezza di essere un vero leader ("ringrazio tutti coloro che mi seguono ogni giorno e in Nazionale so di essere un punto di riferimento e ne sono orgoglioso").

Con un unico obiettivo ben chiaro nella testa: "Si va a Parigi per l'oro, Un sogno. Uno sogno che si può assolutamente raggiungere".

Abbes, a quando il primo pugno?
L'ho sferrato all'età di otto anni, su un sacco di una palestra dopo aver visto il film su Muhammad Alì con Will Smith, grazie a mio papà. Un'amore a prima vista che mi ha avvicinato tantissimo a mio padre e poi mi ha fatto innamorare da subito al mio idolo, Alì: volevo ricopiarlo in tutto, sia nella vita sportiva che nella vita sociale. Quindi la boxe è stato quello ed è tutt'oggi ancora questo, e così è diventata la mia passione principale e il mio lavoro.

E quando hai capito che la boxe sarebbe stata la tua vita?
L'ho capito all'età di 13 anni, dopo aver vinto il mio primo campionato italiano: è lì che che ho realmente compreso che volevo la boxe all'interno della mia vita. Poi, allenandomi e facendo tanti sacrifici io e la mia famiglia, i risultati sono arrivati e oggi mi ritengo soddisfatto di essere arrivato dove sono.

Quanto sono contati e quanto contano gli amici, gli affetti, la famiglia nella tua crescita?
Contato tutto. All'inizio sono i primi grandi stimolatori, soprattutto quando ci sono tantissime rinunce. Io già in età giovanissima, a 13 anni partivo per andare in Nazionale, lasciavo la mia famiglia, restavo fuori casa 15-20 giorni lontano da tutto e da tutti. Però ho sempre sentito il loro calore e il loro affetto: ho potuto contare su una grande "squadra" e oggi è sempre quella la mia "squadra", fondamentale per me. Sia quando mi sento sul tetto del mondo sia nei momenti più difficili e duri.

Credit: @FrancescoFerone
Credit: @FrancescoFerone

Tu sei rappresentante anche di una generazione figlia di culture diverse: hai mai percepito personalmente atteggiamenti razzisti?
Sì, l'ho sentita e l'ho vissuta. Ma per la persona che sono, affronto questi problemi con il sorriso. Ho letto alcuni commenti anche quando ho vinto gli Europei della serie "abbiamo dovuto aspettare uno di colore per salire sul tetto più alto", oppure affermazioni strane sul mio nome, di origini arabe e per cui quindi "non posso essere italiano". Io, sinceramente, sorrido vado avanti e dimostro coi fatti che rappresento l'Italia. Ma anche tutti, anche coloro che mi criticano con pensieri e atteggiamenti ignoranti. E' un problema che ci sarà sempre, perché sempre ci sarà la persona stupida, sempre uscirà la parte cattiva di alcune persone.

La soluzione?
Non credo ci possa realmente essere, perché queste persone non lo accetteranno mai, rimarranno sempre nella loro ignoranza. L'unica è reagire nel modo migliore, con intelligenza e guardando avanti, orgogliosi di chi si è e di ciò che si sta facendo.

Pensieri che pervadono anche sul pugilato, visto spesso come forma di violenza. Esistono ancora questi preconcetti?
Sì, assolutamente c'è più di un luogo comune sulla boxe come pura violenza. Però in primis il pugilato insegna tanto, insegna il rispetto per l'avversario: finito l'incontro finisce tutto, sul ring arriva l'abbraccio tra due uomini che finiscono di essere avversari. Siamo dei gladiatori, che si sfidano nel rispetto delle regole, leali e ad armi pari. Sul ring insegniamo questo, a differenza di tanti altri sport che invece sono pervasi da episodi di violenza da parte degli stessi atleti.

Credit: @FrancescoFerone
Credit: @FrancescoFerone

Rispetto, disciplina, impegni e rinunce: com'è la tua giornata tipo?
Si fanno due allenamenti al giorno. Sveglia alle otto di mattina, colazione monitorata dal nutrizionista, poi si va in palestra per la preparazione atletica e fisica. A mezzogiorno pausa pranzo, sempre con cibo tutto rigorosamente pesato e poi un po' di riposo. Io poi dedico anche delle ore allo studio visto che mi sto laureando in Scienze politiche e relazioni internazionali. Poi verso le 17:30 si ritorna in palestra e si lavora sulla tecnica e sulla tattica. Si fa anche il sacco, lavori di sparring, di figure provando e riprovando le stesse mosse trovando le variazioni in base anche ai diversi avversari che si devono affrontare. Alla fine, cena e poi un meritato riposo perché il giorno dopo si riparte, da capo.

La scintilla a 13 anni, il primo grande trionfo ai Giochi del Mediterraneo del 2018: è il tuo ricordo più bello?
Il più bello è stato nel 2021 al mondiale in cui arrivai secondo perdendo la finale davanti ad una leggenda del pugilato come La Cruz. Ma ad oggi quella gara è ancora la più importante per me perché malgrado il verdetto ingiusto, è stato il momento in cui ho mostrato all'Italia e al mondo che ero io il pugile più forte in categoria, al di là del titolo. Tutti si sono accorti che ero io. E poi, il pensiero corre a Cracovia, dove ho conquistato il pass olimpico.

A cosa e a chi hai pensato nel momento in cui hai conquistato la tua prima Olimpiade?
Una cosa speciale, lo scorso luglio proprio per il significato della competizione. Il pensiero è andato subito a mio padre… lo penso ad ogni incontro a dire la verità ma in quel momento fu particolare. Mentre stavo combattendo la seconda ripresa, dentro di me avevo un solo pensiero fisso e mi ripetevo: "Papà, stiamo andando a Parigi…". E così è stato e l'ho ripetuto alle telecamere dopo la vittoria: "Papà, andiamo a Parigi!". E' stato il mio primo pensiero e sarà sempre quello perché mio padre combatte sempre al mio fianco da quando non c'è più.

A Parigi dove vuoi arrivare? Hai dichiarato sempre che punti all'oro… non arrivasse, sarebbe un fallimento?
Assolutamente no, anche se io vado alle Olimpiadi per conquistare l'oro, sia chiaro. Ma in primis voglio arrivare in una condizione che non si è mai vista e conquistare il titolo olimpico sarebbe un sogno, un sogno che si può assolutamente raggiungere. Ma la stessa Olimpiade sarà un enorme trampolino per la mia carriera.

Devi scegliere: campione del mondo nei massimi o oro olimpico?
Oro olimpico, assolutamente.

Sei attivissimo anche sui social, li usi tanto e sei molto seguito. Come ti poni con la gente?
Ho un rapporto ottimo con chiunque, sia virtualmente che nella vita reale. Mi chiamano il gigante buono perché riesco ad ascoltare tutti, cerco di essere disponibile con tutti e ringrazio per questo enorme affetto che sento. Io ho sempre sognato di fare questa vita e quindi per me è motivo di orgoglio. Mi trasformo solo sul ring… Tanti ragazzini mi scrivono, per farmi i complimenti o per dirmi che sono il loro idolo, per me è un onore: cerco di spingerli a raggiungere i grandi obiettivi che si sono prefissati come faccio io: ogni vittoria non è mai un punto di arrivo ma un punto di ripartenza.

Anche all'interno del gruppo azzurro evidenzi un carattere carismatico. Ti senti un leader?
Sì. Mi sento un grandissimo leader, anche se ho solo 25 anni: il pugilato è uno sport individuale, ma dietro c'è un team vero e proprio, dietro c'è una grande famiglia e una grande squadra. Per me è un onore e un dovere esserne il rappresentante perché conosco i sacrifici che fanno tutti per essere lì.

Credit: @FrancescoFerone
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Leader tra i leader, vista la personalità di Tamberi? Che rapporto avete?
Bellissimo, naturale, empatico da subito. Lui è un grande leader e uno straordinario atleta in tutto per tutto. Ti racconto solo un aneddoto per capire il nostro feeling: un giorno mi ha mandato un suo video che era su un ring e mi sfidava. Allora gli ho risposto: ok, una gara sul ring e una nel salto. Al che mi ha scritto va bene, ma fai piano con me altrimenti sul ring rischio di non risvegliarmi… Insomma, si respira un ottimo clima e la spedizione per Parigi sarà straordinaria.

Parigi prossimo appuntamento. Un'Olimpiade che si preannuncia tra le più libertine di sempre. E' caduto finalmente anche l'ultimo tabù?
Finalmente, ed è giusto così: gli atleti sono degli esseri umani come tutti ed è anche corretto prevenire con la distribuzione di profilattici a tutti. Giustissimo anche perché non c'è cosa migliore di farlo in sicurezza, perché tanto accadrà e quindi meglio farlo così piuttosto che rimanere nascosti dietro a un dito o a semplici parole.

E tu come lo immagini il Villaggio Olimpico?
Insolito, un metaverso, qualcosa di unico e indescrivibile: un pianeta con tutti i migliori atleti e sfidanti della galassia. Insomma alla Dragon Ball… Una cosa pazzesca, perché moltissimi li conosco, altri si conosceranno e sarà un sogno condiviso per tutti e tra tutti. Sicuramente indimenticabile.

Tornando alla boxe e ai suoi miti, un giudizio sul ritorno di Mike Tyson sul ring?
Una buona trovata pubblicitaria. La vedo dura che si sviluppi un incontro reale. Ottima occasione per far parlare del pugilato, di questo splendido sport, e rispolverare una leggenda come Tyson.

Credit: @FrancescoFerone
Credit: @FrancescoFerone

E le tue leggende, i tuoi punti di riferimento nella boxe?
Certamente Muhammad Alì, poi direi Usyk (attuale campione del mondo dei pesi massimi WBA, IBF, WBO e IBO, vincitore della medaglia d'oro nella categoria dei pesi massimi al torneo di pugilato delle Olimpiadi di Londra 2012, ndr) e come terzo indicherei Anthony Joshua (pluricampione mondiale nei massimi e oro a Londra 2012 nei supermassimi).

E invece, guardando al futuro anche se è prematuro: hai già pensato a cosa farai o cosa ti piacerebbe fare una volta appesi i guantoni?
Sicuramente impegnarmi nel sociale: essendo anche un poliziotto e vivendo all'interno delle Fiamme Oro, il valore della divisa per me è essenziale. Vorrei aiutare i tanti giovani in difficoltà, che soffrono, che hanno problemi a realizzare i loro sogni. Restando anche nel pugilato certamente, ma andando oltre. Io so cos'è la sofferenza, ho perduto mio padre per un  tumore, quindi vorrei aiutare chi soffre ed essendo di sangue misto non dimenticando anche i bambini in Africa.

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