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Anthony Joshua ha scansato la morte per puro caso: ha cambiato posto con l’amico prima dello schianto

Anthony Joshua è vivo per una pura casualità: poco prima del tragico schianto tra il SUV su cui viaggiava in Nigeria e un camion parcheggiato a bordo strada, l’ex campione del mondo dei pesi massimi si è scambiato di posto con uno dei suoi due cari amici che hanno perso la vita.
A cura di Paolo Fiorenza
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Anthony Joshua ha schivato la morte non come schiva i pugni sul ring, abilità che lo ha portato a diventare due volte campione del mondo dei pesi massimi di boxe, ma per una pura casualità: si è scambiato di posto col suo caro amico che viaggiava con lui (uno dei due che è morto nell'incidente automobilistico in Nigeria in cui il 36enne inglese è rimasto miracolosamente illeso), poco prima del terribile schianto tra il loro SUV Lexus e il retro di un camion che era parcheggiato a bordo strada.

Perché Anthony Joshua si è salvato nell'incidente stradale in cui sono morti due suoi amici

Joshua si trovava in vacanza in Nigeria, Paese dei suoi genitori, dopo aver sconfitto Jake Paul il 19 dicembre. Nell'occasione era accompagnato da due suoi amici molto stretti, Sina Ghami e Latif Ayodele, che sono rimasti uccisi dall'impatto tra la parte destra del loro veicolo e quella posteriore sinistra del camion. Entrambi erano seduti sul lato destro, uno avanti e l'altro dietro, mentre Joshua era sull'altro sedile posteriore del SUV, a sinistra dietro il guidatore.

L'autista, il 47enne Adeniyi Mobolaji Kayode, è ora indagato con vari capi d'accusa, tra i quali guida pericolosa con conseguente morte ma anche guida senza patente valida. La rivelazione è emersa durante l'udienza presso l'Alta Corte di Sagamu, durante la quale l'uomo ha negato tutte le accuse a suo carico. Kayode sostiene di non avere colpa e che l'incidente è avvenuto perché i freni del SUV hanno ceduto. L'autista, che lavora per Joshua da più di tre anni, è stato rilasciato su cauzione in attesa del processo, fissato per il 20 gennaio.

L'avvocato di Kayode ha dichiarato al ‘Daily Mail': "Il mio cliente si è dichiarato non colpevole, si è trattato di un incidente. Ha detto che i freni non funzionavano. Ho appreso che inizialmente Anthony si era seduto sul sedile anteriore lato passeggero, ma l'autista gli ha chiesto di scambiare il posto". Una richiesta motivata dal fatto che la stazza enorme di Joshua impediva al guidatore di vedere bene lo specchietto retrovisore. "Da quanto ho capito, Latif era davanti e poi ha scambiato posto con Anthony", ha aggiunto l'avvocato. Una mossa all'apparenza banale, che ha scambiato non solo i sedili di Ayodele e Joshua (già dimesso dall'ospedale), ma anche i destini delle loro vite.

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