Angelo "Alì" Rottoli ucciso dal Coronavirus. L'ex pugile bergamasco, campione italiano dei pesi massimi, è morto all'età di 61 anni dopo essere stato ricoverato nel Policlinico di Ponte San Pietro (paese in provincia di Bergamo) a causa del contagio da Covid-19. Due settimane fa era stato colpito da un lutto gravissimo: sempre a causa del Coronavirus aveva perso la madre e il fratello.

  • È l'ennesimo tributo in termini di vite che questa porzione di Lombardia paga da quando è scoppiata la pandemia che ha investito la Regione. Una strage silenziosa scandita dalle immagini dei mezzi militari che trasportano altrove le bare (perché non c'è più posto nemmeno nei centri per la cremazione) e testimoniata dagli ultimi dati drammatici: in base agli ultimi rilevamenti, il totale delle persone è ora aggiornato a 8.060 contagi e 1.617 decessi.

La carriera dell'ex pugile bergamasco. Angelo Rottoli esordì nel mondo della Boxe nel 1977: iniziò la carriera da dilettante e quattro anni dopo arrivò il grande salto tra i professionisti (dicembre 1981) nella categoria dei pesi massimi. Nel giro di due anni divenne campione italiano. Nei massimi-leggeri sfiorò soltanto la vittoria nel Mondiale Wbc: dovette arrendersi per la ferita rimediata al volto e cedere il successo al portoricano Carlos De Leon nel 1985. Due anni più tardi, però, riuscirà a riprendere con gli interessi quella soddisfazione che gli era mancata: nel 1987 diventa campione intercontinentale Wbc nei pesi massimi-leggeri e poi campione europeo sempre nei massimi-leggeri.

Il soprannome di "Alì". Rottoli chiuse la carriera nell'aprile 1990, perse l'ultimo incontro e decise di ritirarsi dopo 34 combattimenti. Sul quadrato aveva vinto 29 incontri su 34, (di cui 15 per ko), ne aveva persi 3 pareggiati 2 guadagnandosi così il soprannome di "Alì".