Alex Honnold scala senza protezioni perché “il suo cervello non comprende la paura”: cosa vuol dire

Alex Honnold è tornato prepotentemente far parlare di sé grazie alla sua ultima, folle e straordinari impresa compiuta lo scorso 24 gennaio quando ha scalato, senza corde né protezioni i 508 metri del più alto grattacielo di Taiwan. Al di là dell'epica impresa da scalatore e dell'enorme rischio di tramutare un'iniziativa in una tragedia, ciò che ha colpito di più è stata l'assoluta mancanza di paura di non farcela da parte del 40enne di Sacramento: non un briciolo di tentennamento durante l'arrampicata, nessun accenno di disagio una volta arrivato in cima, a tu per tu con il vuoto, quando per tutte le persone comuni il solo osservarlo sul brodo del precipizio o in situazioni di pericolo oltre l'estremo crea una sorta di malessere e fastidio. Come fa? La risposta è celata in una serie di osservazioni scientifiche che hanno analizzato come lavora il cervello di Honnold scoprendo che ha sviluppato una particolarità precisa: non ha paura come tutti noi.
L'ultima folle impresa di Honnold sul grattacielo di Taiwan: immagini da capogiro
Solamente osservare le arrampicate senza protezioni di Honnold, vederlo camminare impavido su bordi strettissimi di pareti verticali a precipizio, l'osservare i suoi minimi appigli a centinaia di metri d'altezza, immerso nel vuoto circostante procura un senso di vertigine in tutte le persone. Così come è accaduto per l'ultima straordinaria impresa di Taiwan. Eppure l'alpinista estremo americano non ha alcun timore di compiere ciò che fa. Non è una sensazione che trasmette agli altri: il cervello stesso di Honnold ha imparato nel tempo a lavorare diversamente da quello di tutti gli altri esseri umani. Non prova paura semplicemente perché non ne ha. E a supportare questa tesi ci sono studi scientifici che ne hanno scrutato la massa cerebrale, scansionandone i settori e scoprendo come Alex Honnold abbia maturato nel tempo il pieno controllo dell'amigdala e il suo lobo prefrontale è così altamente allenato e attivato da non consentire alcuna reazione di panico.
Come si è scoperto come funziona il cervello di Honnold: "Quest'uomo non sa cosa sia la paura"
Il tutto, come spesso accade, avvenne per una mera coincidenza quando nel lontano 2014 Alex Honnold strabiliò il proprio pubblico accorso a parlare con lui: ad un certo punto iniziò a scalare a mani nude una parete verticale con tutti i presenti terrorizzati dalla possibilità che potesse cadere e schiantarsi. Alla fine della prova, Honnold si presentò come nulla fosse per firmare autografi quando in fila si presentò un neurobiologo che ebbe l'intuizione poi confermata dalla scienza: "L'amigdala di questo ragazzo non funziona". Da quel momento in poi, lo scalatore statunitense si è concesso di sottoporsi a studi scientifici tra psicologi e neuro-scienziati cognitivi che ne hanno mappato il cervello alla ricerca di questa assoluta mancanza di paura.
Il cervello di Honnold contro la paura: "Ha sviluppato una corteccia prefrontale che domina l'amigdala"
Dopo una serie di infiniti esami, prove e confronti si è giunti alla spiegazione scientifica di come Alex Honnold riesca in imprese folli per lui ritenute semplicemente normali: "Il suo cervello è probabilmente predisposto a essere meno reattivo alle minacce a cui altre persone sarebbero naturalmente reattive, semplicemente a causa delle scelte che ha fatto nel tempo. Insomma non comprende la paura come tutti noi", ha spiegato Joseph LeDoux, neuroscienziato della New York University. "Inoltre, queste strategie che si autoimpone di affrontare con estrema calma eventuali rischi attraverso l'allenamento e le scalate, lo rendono ancora migliore, o più forte." In pratica Honnold ha sviluppato nel corso del tempo, una corteccia prefrontale – che rappresenta il nostro pensare logico e razionale – che riesce a dominare l'amigdala – la fonte della paura.
La consapevolezza di Honnold: "Ciò che faccio non mi fa paura perché semplicemente lo faccio"
Honnold dunque riesce a compiere questi atti estremi senza alcun timore perché inconsciamente è riuscito ad allenare il proprio cervello, già di per sè predisposto ad un alto grado di gestione del terrore. Esami e diagnosi di cui è sempre stato aggiornato e ne ha preso piena coscienza: "Sono riuscito sicuramente a imparare a elaborare la paura", ha detto una volta parlando delle sue condizioni cerebrali. "Quello che faccio non fa paura, perché per me è semplicemente ciò che faccio".