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18 Marzo 2022
9:00

Luca Zingaretti è Il Re: “Montalbano non sarà mai dimenticato, quella di Bruno è un’altra storia”

A Fanpage.it, Luca Zingaretti rivela la costruzione che c’è stata dietro al debutto su Sky con “Il Re”, dal 18 marzo su Sky e sulla piattaforma Now.
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L'esordio di Luca Zingaretti su Sky con il nuovo prison drama Il Re – dal 18 marzo per otto episodi, su Sky Atlantic e sulla piattaforma NOW, sempre disponibili on demand – è uno dei più attesi dell'intera stagione della serialità televisiva. A Fanpage.it, l'attore racconta il personaggio di Bruno Testori, il direttore del carcere San Michele, gestore di un potere assoluto con cui soddisfa la sua idea di giustizia. Un potere che scricchiola e che si riflette anche in una vita privata praticamente distrutta. La serie tv, ricca di colpi di scena, costringerà gli spettatori ad analizzare fino in fondo le ragioni di tutti i personaggi, per capire infine quanto siano compenetranti il bene e il male.

Zingaretti, sente l’emozione del debutto? 

Ci mancherebbe. Ogni volta è la stessa emozione e in alcuni casi come questo, anche di più. È un broadcast nuovo per me, è diversa la fruizione del pubblico, che non è obbligato a sintonizzarsi a una data ora ma può vedere la serie quando vuole. È un personaggio molto sfaccettato e complesso e spero non solo di averlo reso, ma soprattutto che il pubblico si appassioni a questa storia.

Come ha costruito il personaggio di Bruno Testori?

A me interessava raccontare la parabola di Bruno. Quest’uomo che nel mezzo del cammin di nostra vita, si vede affidata una missione, che diventa poi un’ossessione. E Bruno, un po’ alla fine, si perde. Senza fare confronti irrispettosi, ma ho detto che la parabola di Bruno somiglia a quella del colonnello Kurtz di Apocalypse Now, che parte per la guerra con le sue idee e poi finisce a formare una vera e propria milizia privata che fa cose orribili in mezzo alla giungla. La parabola è quella. Se tu dai tanto potere nelle mani di una persona sola, è facile che questa persona perda il controllo della situazione.

La tradizione dei film carcerari è ricca di grandi capolavori. Si è ispirato a qualche pellicola in particolare?

Amo molto i film carcerari, ma non ho cercato ispirazioni. Tra i film che preferisco sul tema, certamente c'è Le ali della libertà.

Di Bruno, mi ha impressionato il totale scollamento che c’è tra la vita privata e quella professionale. Una dinamica molto aderente a quello che è il vissuto di chiunque. 

Mi fa piacere che lo dici, perché è esattamente quello che penso io. Noi siamo tante sfaccettature e chi ci conosce sotto certi punti di vista, dice di noi cose meravigliose; chi ci conosce sotto altri punti di vista, dice di noi cose bruttissime.

Questo che significa? 

Che siamo esseri molto complessi. Bruno è uno che quando veste i panni del direttore, diventa talmente ossessivo da mandare in frantumi anche la sua vita privata. Una vita privata di cui ha bisogno quando cerca qualcosa di normale, sebbene di normale in quella vita c’è molto poco perché viene travolta da questo tsunami che è la malattia della figlia.

Le dinamiche che si sviluppano in un carcere sono in fondo un microcosmo del mondo fuori. Oggi, forse, un po’ di più visto quello che stiamo vivendo. 

Dentro un carcere c’è l’estremizzazione di una società. È un laboratorio di dinamiche sociali oltre che umane, ma questo in generale, lo è da sempre, al di là della situazione che stiamo vivendo in questo preciso momento.

Per un attore come lei, immagino che ogni lavoro fatto, ogni personaggio è come un figlio. Sente che con IL RE possa nascere una nuova percezione di Luca Zingaretti, diversa e distante da Montalbano?

Dico la verità, è un problema che mi sono posto raramente, anzi non me lo sono mai posto. Non ho nessun desiderio che il personaggio di Montalbano venga dimenticato. È stata un’epopea meravigliosa, che ci ha portato dei frutti pazzeschi, una cavalcata trionfale. Sono ben felice di averlo fatto e ben felice di averlo fatto per così tanto tempo. Detto questo, qui ci si muove in tutt’altro ambito. Camilleri ambientava le sue storie in una Sicilia fiabesca, una commedia dell’arte, che lui utilizzava per esprimere la sua visione della vita. Qua, al contrario, parliamo di dinamiche reali, di vita vera e cruda. E lo facciamo senza sconti.

Com'è stato lavorare con Giuseppe Gagliardi?

È stata una grande scoperta. Ho incontrato un grande professionista, un nuovo amico, un grande uomo. È stata una collaborazione totale, nel rispetto dei ruoli e nel rispetto della stima che ognuno ha per l’altro. È stato proprio un bell’incontro.

Un aneddoto dal set?

Abbiamo vissuto per mesi in un carcere, ma sul set c’è stata sempre un’atmosfera molto lieve e leggera, merito soprattutto di Giuseppe. Durante una rivolta che avviene in carcere, ci siamo molto divertiti perché appena si dava lo stop partivano un sacco di risate.

Luisa Ranieri è in corsa agli Oscar con il film di Paolo Sorrentino. Come vive quest'attesa?

Luisa è felicissima – e io con lei – di aver fatto questa grande avventura con Paolo Sorrentino. Paolo non è solo un grande regista, ma una di quelle persone che nascono una volta ogni cent’anni. Sono contento e speriamo tutti vada bene agli Oscar, resterà comunque una grande avventura professionale.

Sui social tutti vorrebbero sua moglie come Lila Cerullo ne L’Amica Geniale.

Penso sarebbe una bella cosa per Luisa. È una serie internazionale, che ha avuto una grande fortuna nel mondo e che proviene da una serie di libri letti in tutto il mondo. Ora mi prendi un po' in contropiede, ma penso di sì, sarebbe proprio una bella notizia.

A proposito di libri, ne legge? 

Io leggo tantissimo.

Cosa c’è sul suo comodino, adesso?

Sto leggendo il libro di Gemma Calabresi, la vedova del commissario Calabresi, è uscito pochi giorni fa, “La crepa e la luce”. Racconta il suo percorso di perdono fatto negli ultimi 40 anni. È un libro meraviglioso che tutti dovrebbero leggere, soprattutto di questi tempi.

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