Teresanna Pugliese cambia lavoro: “Oggi organizzo eventi, fare l’influencer mi rendeva schiava dell’algoritmo”

Per anni il pubblico l'ha conosciuta come volto di Uomini e Donne e, più recentemente, del Grande Fratello Vip, dell'Isola dei Famosi e per la sua attività da influencer. Oggi, però, Teresanna Pugliese ha deciso di cambiare strada. In un'intervista a Fanpage.it racconta di aver ridimensionato il lavoro sui social per dedicarsi all'organizzazione di eventi, un'attività che porta avanti da anni lontano dai riflettori e grazie al solo passaparola. "Fare l'influencer mi rendeva schiava dell'algoritmo", spiega, raccontando la pressione di dover essere costantemente connessa e la scelta di mettere al primo posto un lavoro che oggi sente più affine a quello che le piace davvero.
Salvo qualche sporadica apparizione nei reality, da anni eri diventata attiva soprattutto come social influencer. Poi, qualche mese fa, hai annunciato che ti saresti presa una pausa. Perché?
In realtà l'ho annunciato a piccoli morsi in diversi post, rallentando la pubblicazione e sviscerando questa mia forte esigenza di fermarmi. Non c'è un motivo specifico, è qualcosa che sentivo da tempo. Negli ultimi anni ho fatto un grande sforzo per mantenere i ritmi quotidiani richiesti dai social. Ormai lo vivevo come un obbligo e questo sforzo ha iniziato a pesarmi. La nascita del mio secondo figlio mi ha sicuramente portata a fare un passo indietro, ma non è solo questo. È proprio la voglia di stare bene, in pace, senza dover stare alle condizioni di un algoritmo. Avevo perso il piacere di stare dietro a questo ritmo frenetico.

Stylist: Francesco D’Angelo
So che dietro questa tua decisione di ridimensionare la presenza sui social c'è anche la volontà di dedicarti a un altro progetto che da qualche anno porti avanti senza che quasi nessuno lo sappia.
Quando ero bambina, per vari motivi, capitava che non fossi invitata alle feste o che gli altri non venissero alle mie. Forse per questo ho cominciato a pensare che da grande mi sarebbe piaciuto organizzare feste in cui tutti fossero felici. Quindi da qualche anno, senza pubblicizzarlo, mi occupo di organizzazione di eventi. Ho iniziato con i miei compleanni e poi sono finita a farlo per gli altri. Costruire un’esperienza di gioia è la cosa più gratificante, dopo i miei figli che mi sorridono. È un lavoro faticoso e totalizzante ma mi dà una gratificazione immensa. Negli anni ho portato avanti questa attività quasi in segreto, grazie solo al passaparola. Non volevo usare il mio profilo Instagram per farmi pubblicità. Ora che ho deciso di rallentare, posso finalmente dedicarmi a questo progetto alla luce del sole. Proprio in questi giorni pubblicherò per la prima volta un post per raccontare ufficialmente questa mia attività. Inoltre, lavoro spesso come presentatrice per eventi aziendali e sociali. Recentemente ho presentato un evento molto importante per la ricerca contro il cancro al seno e presento regolarmente diversi Pride. Questa è la dimensione lavorativa che oggi mi rappresenta davvero e per la quale ho deciso di ridimensionare tutto il resto.
Quali erano le difficoltà maggiori nell’attività di influencer?
Sono diverse. Intanto, non c'è un orario fisso. Creare un contenuto richiede moltissime ore, a volte una giornata intera. Nei video bisogna coordinarsi con un videomaker, seguire uno script, registrare e poi, se l'azienda non approva il materiale al primo colpo, rifare tutto da capo. Inoltre, non puoi avere un profilo che fa solo marketing. Se hai una fanbase che ti segue da tempo e si fida di te, devi mantenere una verità nel tuo racconto. Non puoi pubblicare tre sponsorizzate a settimana e poi sparire; devi condividere la tua quotidianità. Questo significa che devi avere costantemente attivo quel "pallino rosso" intorno alla foto profilo, essere sempre connessa. Per me era diventata un'ansia costante. Non riuscivo più a godermi le cose semplici, come organizzare la casa, stare con i bambini o fare la spesa. L'algoritmo ti penalizza se non sei attiva continuamente, e questa iperconnessione mi toglieva la libertà.

C'è l'idea diffusa che quello dell'influencer sia un lavoro molto remunerativo a fronte di un impegno minimo. È così?
Non proprio. Dietro c'è un lavoro di costruzione e di marketing estremamente complesso. Noi influencer siamo solo l'ultimo anello della catena che lancia il prodotto. Dietro c'è un'azienda che stabilisce una strategia e un'agenzia di comunicazione che seleziona il profilo più adatto. Quando arriva la proposta, il talent deve studiare il prodotto, capirne la storia e avere competenza su ciò che va a presentare. Dal punto di vista economico, nel mio caso posso dire che un lavoro ordinario non offre lo stesso tipo di guadagno. Quindi sì, finanziariamente ne vale la pena. Ma le cifre importanti le fa chi mantiene un'attività costante e ha un alto livello di engagement.
Su X, ex Twitter, è nato un movimento di protesta chiamato "Influcirco", che critica aspramente i benefit offerti agli influencer (i vari "gifted" o "invited by"). Gli utenti contestano il fatto che vengano regalate vacanze da migliaia di euro a persone che potrebbero ampiamente permettersele. Hai mai percepito questo malcontento?
Io ho un limite caratteriale: mi immedesimo moltissimo nelle persone e spesso, pur trovandomi nella posizione di poter approfittare della mia popolarità per ottenere servizi o vacanze gratis, ho preferito rifiutare. Capisco però anche che il marketing oggi funziona così: le aziende usano i personaggi esposti come veicolo pubblicitario. Io preferisco stare nel mezzo: se è un lavoro strutturato va bene, ma se si tratta di un mio comfort personale o di una vacanza con la famiglia, preferisco pagare e ringraziare.
Sempre su X, fino a pochi giorni fa, decine di utenti hanno condiviso i video storici di Uomini e Donne. Chiaramente c'erano anche i tuoi troni, sebbene siano passati 20 anni. Che effetto ti fanno quei video?
Resto ancora sorpresa. Per me ormai è una pagina vecchia della mia vita, ma quando le persone mi fermano per strada mi parlano del mio trono come se l'avessero visto ieri. Dicono: "Mamma mia, ho pianto con te".
Il pregiudizio per aver partecipato a un programma come Uomini e Donne lo avverti ancora?
Sì, nonostante siano passati quasi vent'anni e io nella vita faccia anche molto altro, quel biglietto da visita a volte mi accompagna ancora. All'epoca il programma veniva considerato trash e ho dovuto faticare per dimostrare che non ero solo quella di Uomini e Donne. Poi, crescendo, ho capito che era solo un giudizio sterile di massa: in realtà lo seguivano tutti perché era puro intrattenimento.

Oggi sei mamma di due bambini, Francesco e Gioele, nati a nove anni di distanza l'uno dall'altro. È stata una scelta?
In realtà, per anni il secondo figlio non è arrivato. Io e mio marito eravamo presi dalla crescita di Francesco e mi ero ripromessa che non mi sarei sottoposta a terapie o cure mediche: se fosse arrivato, sarebbe successo naturalmente. Poi con mio figlio Francesco è accaduto qualcosa di strano. Un pomeriggio stavamo guardando il film Wonder; in una scena la sorella dice al protagonista di aver espresso un desiderio prima della sua nascita. Francesco, guardando lo schermo, ha detto tra sé e sé: "Allora dovrò esprimere un desiderio anch'io". Un mese dopo ho scoperto di essere incinta.
Di Gioele. Però la gravidanza ha avuto un inizio difficile.
Molto difficile. Al primo controllo un medico mi disse in modo molto brusco che era una gravidanza extrauterina, che rischiavo un'emorragia interna e che dovevo assumere subito una pillola per abortire altrimenti sarei morta. Terrorizzata, invece di prendere quella pillola ho preferito chiedere altri pareri. Feci una seconda e anche una terza visita finché una dottoressa mi consigliò di aspettare e lasciare che il corpo facesse il suo corso. Se avessi dovuto abortire, secondo lei sarebbe potuto accadere naturalmente. E invece al controllo successivo, dopo un paio di giorni, i medici scoprirono che la gravidanza era perfettamente normale. Probabilmente si trattava di una gravidanza gemellare – i gemelli sono comuni nella mia famiglia – e la sacca deforme che vedevano inizialmente era solo un gemello che non ce l'aveva fatta. Se avessi preso quella pillola subito, oggi Gioele non sarebbe qui.