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Opinioni
L'amica geniale 3
7 Febbraio 2022
15:51

L’amica geniale 3 non tradisce la bellezza della serie, Lila riesce a far crollare anche noi

Gli amanti dei libri di Elena Ferrante possono sentirsi rassicurati dall’aderenza alle intenzioni, alla quale si aggiunge, ancora una volta, un’incredibile capacità di trasposizione. Storia di chi fugge e di chi resta. Stando alle prime due puntate, a noi conviene restare incollati alla tv.
A cura di Eleonora D'Amore
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L'amica geniale 3

Ieri sera L'amica geniale 3 non è riuscita a splendere agli ascolti. L'effetto Papa-Fazio e Mahmood-Blanco su Rai3 è stato più dirompente di quello che si potesse immaginare, senza contare la possibilità di vedere le prime due puntate in anteprima su Raiplay. Ha aperto al ribasso rispetto ai suoi standard, che in questa stagione perde Saverio Costanzo e si avvale della sensibilità del regista Daniele Luchetti. Quest'ultimo si era detto minato dall'idea di poter "entrare in competizione o in autosabotaggio" con il prodotto precedente e invece si è limitato a guidare i personaggi nella loro crescita, in una chiave forse più intimista, e a tracciare il contesto storico in cui si muovono quasi come fosse un ritratto a parte.

Margherita Mazzucco e Gaia Girace sembrano ormai un tutt'uno con Elena (talmente maturata da prendere distanza pure da Lenù) e Lila, che separarle alla fine di questi capitoli, dissociando volti e temperamenti, non sarà così facile. La febbre, quella che ha unito Lenù con sua madre (la commovente Anna Rita Vitolo) nella seconda stagione, fa altrettanto nella terza, con queste due donne di nuovo complici su un letto che trasuda sofferenza e compassione. E sulla frase: "Guardami finché non mi addormento. Guardami sempre, anche quando te ne vai da Napoli, così so che mi vedi e sto tranquilla", si crolla, com'è crollata Lila, sopraffatta dalla sua stessa indole feroce, che le ha impedito di sentirsi a casa con chiunque, tranne che con l'amica che ha saputo cogliere, e apprezzare, la sua genialità intrappolata.

Il primo capitolo, Sconcezze, traccia invece l'evoluzione di Elena, studentessa timida e insicura, in Elena Greco, scrittrice di romanzi ritenuti audaci e donna consapevole del suo limite nella bigotteria di fronte al sesso fino a se stesso, ma non di fronte al desiderio di vecchia data per Nino Sarratore, nonostante sia prossima al matrimonio. Per lei che non mostra segni di cedimento nemmeno con sua madre, quando pretende un matrimonio in Chiesa perché non accetta che la figlia possa fare la fine della "zoccola", e neanche con la gente del suo Rione, che immagina inseguirla in un vicolo asfittico, Nino resta una kryptonite, l'unico innesco fuori controllo.

Gli amanti dei libri di Elena Ferrante possono sentirsi rassicurati dall'aderenza alle intenzioni, alla quale si aggiunge, ancora una volta, un'incredibile capacità di trasposizione. Storia di chi fugge e di chi resta. Stando alle prime due puntate, a noi conviene restare incollati alla tv.

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Casertana di origine, napoletana di adozione. Laureata in Lingue e Letterature Straniere all'Università L'Orientale di Napoli, lavora a Fanpage.it dal 2010, anno in cui il giornale è nato. Caposervizio dell'area spettacolo.
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