
Nella prossima stagione La7 trasmetterà in chiaro M – Il figlio del secolo. È questa la notizia principale della presentazione dei palinsesti per la prossima stagione, per alcuni analisti è parva materia, trattandosi di una semplice acquisizione di una serie. Si commetterebbe tuttavia un errore a non guardare le cose nella giusta prospettiva, ovvero la genesi e la vita di una serie schiacciata da un dibattito surreale, che ha reso secondari il peso dei fatti raccontati, la forza narrativa e l’interpretazione di Luca Marinelli.
Secondari al punto che uno dei prodotti seriali più imponenti degli ultimi anni, soprattutto per sforzi produttivi, per qualche ragione non era stato preso in considerazione da alcuna emittente per una messa in onda su una rete generalista.
Chi scrive ha l'opinione che Rai avrebbe avuto il dovere di fare uno sforzo per trasmettere la serie su Mussolini, cosa mai presa in considerazione per ragioni che non è difficile immaginare. Cosa che ovviamente oggi fa La7, definita la vera anti TeleMeloni non dagli spettatori ma da uno dei suoi volti di punta, Enrico Mentana. Con lo slancio corsaro che l'ha caratterizzata negli ultimi anni, la rete diretta da Andrea Salerno prosegue con questa operazione un lavoro di definizione identitaria tale da rendere La7 il canale privato più simile a una rete del servizio pubblico.
Urbano Cairo, patron di La7, alla conferenza stampa ha voluto sottolineare che non si tratta di un'operazione politica: "È una serie andata benissimo su Sky, ha fatto ascolti pazzeschi, ma siccome non tutti hanno abbonamento a Sky, molti vorrebbero vederla e non hanno potuto. Ha una valenza di tipo commerciale importantissima, il tema politico non me lo pongo, quando scegliamo il palinsesto non abbiamo in animo di fare scelte di quel tipo".
Mai come in questo caso, tuttavia, la sintonia tra scelta politica e commerciale pare evidente e così La7 coglie un'occasione che la Rai ha senza dubbio perso. L'acquisizione di "M" dimostra che l'identità editoriale non si compra a peso d'oro, ma si costruisce intercettando lo spirito del tempo. E mentre la Rai abdica al proprio ruolo per prudenza politica, la rete di Cairo si prende lo schermo, il dibattito e, di fatto, le funzioni del vero servizio pubblico.