La seconda vita di M, la serie su Mussolini che arriva su La7: dal tritacarne politico alla prima serata in chiaro

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Dal clamore su Sky alle polemiche politiche, fino all’ombra dello stop alla seconda stagione: lunedì 19 ottobre La7 arruola Augias e trasforma la controversa serie su Mussolini in un grande evento in chiaro.

Lunedì 19 ottobre rappresenta una data non casuale nei palinsesti televisivi autunnali. Su La7 va infatti in onda, per la prima volta in chiaro, M – Il figlio del secolo, l’adattamento televisivo del romanzo premio Strega di Antonio Scurati con protagonista Luca Marinelli nel ruolo di Benito Mussolini. Un debutto che non è una semplice prima visione gratuita, ma il capitolo finale di una delle operazioni produttive e mediatiche più controverse, ambiziose e costose della recente televisione italiana.

L’acquisizione dei diritti da parte della rete di Urbano Cairo, annunciata nei mesi scorsi, aveva già fatto rumore. La7 non si è limitata a comprare una serie, ma ha scelto di incorniciarla come un vero e proprio evento editoriale e culturale: ad introdurre i primi due episodi è stato chiamato Corrado Augias, incaricato di contestualizzare storicamente il racconto prima che le immagini prendano il sopravvento. Una scelta perfettamente in linea con l'identità della rete, da sempre attenta al racconto della storia e della politica, ma che al contempo serve a blindare il prodotto da facili strumentalizzazioni, come aveva specificato in un'intervista a Fanpage il direttore Andrea Salerno.

Il corto circuito mediatico e la trappola del dibattito ideologico

Per comprendere il valore dell'operazione La7 occorre fare un passo indietro e riavvolgere il nastro fino al debutto su Sky. Nata con le migliori premesse, quelle di una produzione imponente, la regia di Joe Wright e la magistrale prova d'attore di Marinelli, la serie ha colpito il pubblico ma è finita rapidamente dentro un tritacarne mediatico. Le dichiarazioni di Luca Marinelli sul lavoro d'immedesimazione e sul peso umano e intellettuale di interpretare la figura del Duce sono state decontestualizzate, deformate e usate come clava ideologica per svilire il progetto artistico e trascinarlo nella solita rissa da talk show. Un cortocircuito tossico che ha finito per oscurare la qualità del prodotto, trasformando un'opera di alto profilo in un "caso" da polarizzazione politica.

L'ombra del bilancio e il silenzio sulla seconda stagione

A complicare il quadro è arrivato poi il retroscena sulla sostenibilità economica. È stato lo stesso Antonio Scurati a lasciarsi sfuggire, mesi dopo l'uscita su Sky, che non ci sarebbe stata una seconda stagione della serie. Da parte di Sky non sono mai arrivate smentite ufficiali né comunicati di dettaglio, alimentando l'idea che l'operazione sia stata tanto dispendiosa sotto il profilo economico quanto avara nel restituire i risultati sperati, soprattutto sul fronte delle vendite estere e dell'impatto sui mercati internazionali.

In questo scenario di ridimensionamento e di "raffreddamento" commerciale, l'approdo su La7 assume contorni decisamente interessanti. Per Sky rappresenta la possibilità di monetizzare e valorizzare i diritti di una macchina produttiva imponente; per La7 è invece il colpo d'uscita perfetto per riaccendere i riflettori su un titolo rimasto inespresso nel mercato generalista, trasformando quello che per la pay-tv è stato un costo difficile da ammortizzare in un prestigioso fiore all'occhiello per il prime time in chiaro.

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