M. Il figlio del secolo su La7: la serie su Mussolini è la più vista tra i 15-24enni
Il numero che conta non è quello in testa alla classifica. Il debutto in chiaro di M. Il figlio del secolo, ieri sera, lunedì 19 ottobre, su La7, non ha ribaltato la serata televisiva e non ne aveva l’ambizione. Ha fatto un’altra cosa, più difficile da ottenere per una rete con un pubblico storicamente sbilanciato verso le fasce più mature: ha portato davanti allo schermo i ragazzi. E lo ha fatto nella settimana in cui gli studenti sono tornati in piazza in mezza Italia.
I numeri del debutto
La serie di Joe Wright, con Luca Marinelli nei panni di Benito Mussolini, è andata in onda con i primi due episodi consecutivi dalle 21.15, subito dopo Otto e mezzo. Il primo episodio ha raccolto quasi 1 milione di spettatori medi con il 5,2% di share, il secondo si è assestato qualche decimale più in basso, come accade quasi sempre con le doppie puntate che scivolano verso la seconda serata. La media dei due episodi si ferma al 4,9%, ma i contatti complessivi superano i 3 milioni. Sono in totale 5,2 milioni le visualizzazioni dei contenuti social M pubblicati da La7 di cui gli under 35 generano più del 65% delle visualizzazioni.
Il dettaglio sta però nella composizione del pubblico. Il 13% di chi ha guardato la serie ha meno di 34 anni, nella fascia tra i 15 e i 24 anni lo share sale al 6,5% e tra gli studenti tocca il 6,2%.
Il pubblico che La7 di solito non vede
Il dato che sposta il discorso è un altro. Più di un telespettatore su otto aveva meno di 34 anni. Nella fascia tra i 15 e i 24 anni lo share sale al 6,5%, tra gli studenti si ferma al 6,2%: in entrambi i casi sopra la media della serata. Per una rete che vive di talk politici e di approfondimento, seguiti in larga parte da un pubblico adulto, è un’inversione rara.
Perché i ragazzi hanno guardato Mussolini
Le spiegazioni sono più d’una e non si escludono. C’è Marinelli, attore che i più giovani conoscono e seguono. C’è la regia di Wright, che rompe la quarta parete e mette il duce a parlare in camera, con un ritmo più vicino a una serie di piattaforma che allo sceneggiato storico. C’è la colonna sonora elettronica di Tom Rowlands dei Chemical Brothers. E c’è la disponibilità gratuita su La7.it e sull’app, il terreno su cui un ventenne si muove con più naturalezza rispetto al telecomando. Poi c’è il tema. E qui il dato degli ascolti incontra la cronaca.
La piazza e il divano
Dalle occupazioni studentesche alle manifestazioni pacifiche in decine di città, fino purtroppo ai disordini di Milano, Torino e Bologna. Nessun dato Auditel può dire se i ragazzi in piazza venerdì fossero gli stessi davanti allo schermo lunedì sera. Sarebbe una forzatura sostenerlo. Ma la coincidenza temporale dice qualcosa sul clima: una generazione che in questi giorni discute di Stato, di potere, di spazi pubblici e di chi decide per chi, ha scelto in misura superiore al resto del pubblico di guardare come nacque il fascismo. Proprio mentre, in apertura di serata, Augias chiedeva: “Siamo consapevoli dei rischi che oggi stiamo correndo?”.
Il direttore di La7 Andrea Salerno: “Lo speravamo”
Alla rete il dato non è sfuggito. Il direttore di La7 Andrea Salerno lo commenta così a Fanpage.it: “In un momento così difficile e complesso, è sicuramente significativo che la serie M presentata da Corrado Augias, abbia ampliato e interessato anche una platea giovanile spesso distante dalla tv generalista. Lo speravamo e ne siamo davvero contenti. Studiare e conoscere la storia passata è un buon antidoto contro la violenza e per costruire un futuro migliore”.