
Sabrina Ferilli chiude "A testa alta" con un 28.2% di share. Canale 5 non vedeva questi numeri per una fiction italiana da tanto, tantissimo tempo. Partita dal 25.2%, la fiction non solo ha consolidato il dato senza mai scendere sotto i quattro milioni di spettatori, ma ha addirittura chiuso in crescendo. Sabrina Ferilli, un po' come fu per la Schlein, non l'hanno vista arrivare. Di settimana in settimana, è cresciuta. E oggi tutti si affannano per cercare di capire qual è il segreto, qual è la ricetta.
La ricetta della semplicità
Ma la ricetta è quasi imbarazzante per la sua semplicità. "A testa alta" è una storia lineare, niente fronzoli autoriali, zero pretese da festival. Incluso il carisma di Sabrina Ferilli che può permettersi di ripetere all'inverosimile "SCESCILIA" e diventare fenomeno sul web. Una fiction per gente normale che vuole staccare la spina dopo otto ore di lavoro. Sic et simpliciter, così e semplicemente. E adesso che succede? Per grande fortuna, questo titolo è autoconclusivo. Lo ha ammesso lo stesso sceneggiatore Mizio Curcio a Fanpage.it, confermando però il gruppo in blocco già a lavoro su un altro titolo. E arriviamo al punto. Il classico all'italiana, anzi: il classico alla Mediaset. Appena qualcosa va bene, la prima reazione è trasformarlo in una catena di montaggio.
Ma la strategia di Mediaset rischia di essere un suicidio
Perché Mediaset ha già deciso come celebrare questo successo: ammazzandolo. Sono già pronte due fiction nuove nella stessa settimana. Il 28 esce "Una nuova vita", il 30 "Colpa dei sensi". Stessa strategia de "La Ruota della Fortuna": se una cosa funziona, spremiamola all'inverosimile. Prendiamoci un momento per apprezzare la genialità del ragionamento: "Il pubblico ha fame di fiction italiana semplice e ben fatta? Perfetto, diamogliene altre due contemporaneamente". Un po' come se un ristorante decidesse di servire la carbonara declinata come antipasto, primo, secondo e dessert solo perché sa che ai suoi clienti piace.
Perché la fiction con Sabrina Ferilli ha funzionato
La fiction con Sabrina Ferilli ha funzionato proprio perché si è stagliata nel panorama del palinsesto come un'eccezione. Una straordinaria semplice eccezione. Tre serate, una storia. Fine. Il pubblico ha avuto il tempo di affezionarsi alla storia della preside Virginia Terzi, una storia attuale tra revenge porn e intelligenza artificiale; una storia raccontata senza far sentire stupido nessuno. Nessuno si è sentito preso in giro. Niente sequel, niente espansioni, nessuno spin-off. Per questo motivo, sorprende che Mediaset – che sa cosa la gente vuole – sbagli il tempismo.
Perché adesso succederà di vedere Anna Valle, Anna Safroncik, Gabriel Garko e Daniele Pecci tutti in campo nello stesso microscopico intervallo di tempo. Il risultato? Faccio una scommessa: tra un mese avremo avuto due fiction che si sono cannibalizzate a vicenda, tutte e due con ascolti mediocri e arriverà di sicuro qualche genio a dirci che "visto? La fiction italiana non funziona più". E invece, la fiction italiana funziona. Coi tempi giusti. "A testa alta" lo ha dimostrato. Ma è qualcosa che non si può replicare meccanicamente.