Travaglio non vuole Renzi nel campo largo: “Vince i sondaggi per chi ti sta più sulle palle!”

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A Otto e mezzo Marco Travaglio boccia l’ingresso di Matteo Renzi nel campo largo senza appello e fa la lista: i governi caduti, la fiducia persa con gli elettori e la stoccata sui sondaggi.

Da settimane il centrosinistra discute se far salire a bordo Matteo Renzi. Ieri sera, giovedì 15 ottobre, Marco Travaglio ha dato la sua risposta dallo studio di Otto e mezzo, e non ha lasciato spiragli. Ospite di Lilli Gruber su La7, il direttore del Fatto Quotidiano ha contestato l’ipotesi di un ingresso di Italia Viva nel campo largo con un ragionamento in tre tempi: il passato, la fiducia, i numeri.

I governi caduti e il nodo della fiducia

Travaglio parte dalla memoria. Secondo la sua ricostruzione, Renzi avrebbe contribuito alla caduta di più di un governo, e per questo gli elettori del centrosinistra non si fiderebbero di lui. È l’argomento che i detrattori dell’ex premier ripetono da anni, e chi segue la politica conosce le tappe a cui si riferisce: la staffetta del 2014 a Palazzo Chigi con Enrico Letta, arrivata poche settimane dopo il celebre invito a stare sereno, e il gennaio 2021, quando le ministre di Italia Viva lasciarono il governo Conte II aprendo la strada all’esecutivo di Mario Draghi.

L’applauso a Meloni e i governi amici

Ma il primo appunto riguarda l'attualità più stretta. Travaglio ricorda che Renzi, insieme all’ala destra del Pd, avrebbe applaudito Giorgia Meloni sull’Ucraina subito dopo che la premier aveva attaccato i leader del centrosinistra. Da lì il direttore del Fatto allarga lo sguardo e ripercorre la carriera dell’ex premier come una sequenza di alleanze finite male:

Renzi, ieri, con la destra del Pd, era lì ad applaudire la Meloni sull’Ucraina. La Meloni che aveva appena insultato i leader del centrosinistra. Sarà un problema o non sarà un problema? Renzi ha fatto cadere tutti i governi amici. Letta, il suo e il Conte 2. Ha riportato al potere le destre che erano rase al suolo durante la pandemia facendo cadere il Conte 2 e facendo il governo Draghi.

Dopo questa sequenza, Travaglio ci regala l'immagine più forte della serata di Otto e Mezzo: "Ti pare normale che tutti dovessero fidarsi di lui senza che avesse una storia? Come se non fosse lo scorpione che ogni volta che la rana se lo carica la punge e fa affondare tutto compreso se stesso. I primi a non fidarsi sono gli elettori. Guarda i sondaggi. Non c’è un sondaggio dove Renzi non sia ultimo, tranne quello in cui chiedi: chi ti sta più sulle palle? Lì vince lui”.

La stessa favola di Scanzi

Chi segue Otto e mezzo ha avuto un déjà vu. Lunedì 12 ottobre, sullo stesso divano, Andrea Scanzi aveva fatto a Renzi un processo con lo stesso impianto e la stessa favola. “Il leader che nessuno vota tranne i giornaloni. Quello che ha fatto saltare il Conte 2. Quello che non la pensa mai come Conte, né come Fratoianni, né come mezzo PD”, aveva detto la firma del Fatto davanti a Lilli Gruber, prima di evocare la rana e lo scorpione. Accanto a Esopo, Scanzi aveva tirato in ballo Jep Gambardella, il protagonista de La grande bellezza che alle feste non voleva soltanto partecipare: voleva avere il potere di farle fallire.

Tre giorni dopo, Travaglio ripete la favola quasi parola per parola. Del resto, è la linea del Fatto Quotidiano sul campo largo, portata in prima serata da due delle sue voci più riconoscibili nella stessa settimana. Renzi, nella loro lettura, non è un alleato da valutare sul programma ma un rischio strutturale. È lo scorpione, appunto: la rana lo trasporta, lui la punge, affondano insieme.

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