Marco Travaglio da Chiambretti: “Mi vanto di non essere mai stato da Bruno Vespa”
Trent'anni di televisione italiana e nemmeno una poltrona nello studio più popolare della seconda serata tv. Marco Travaglio, ospite della puntata di venerdì 2 ottobre di Fin che la barca va, il programma condotto da Piero Chiambretti con la partecipazione dell'esperto di comunicazione Patrick Facciolo, ha rivendicato un'assenza come fosse un titolo in bacheca: nel salotto di Bruno Vespa non ci ha mai messo piede.
Da lì il direttore del Fatto Quotidiano ha passato in rassegna Vincenzo De Luca, Giorgia Meloni, Marina Berlusconi, Beppe Grillo e Roberto Vannacci.
Il record di Travaglio: mai da Vespa, mai a Mediaset
"È uno dei miei vanti: quello di non essere mai stato nello studio di Porta a Porta. È un record di cui vado molto orgoglioso", ha detto Travaglio a Chiambretti. E ha allargato la mappa dei luoghi in cui non compare: "Io non posso mai andare in uno studio di Mediaset e non sono mai stato nello studio di Porta a Porta".
Da notare l'utilizzo dei due verbi, che non sono uguali. Per Mediaset usa "non posso", per Vespa "non sono mai stato": da una parte una porta chiusa (chissà se lui ci andrebbe, non c'è da giurarci), dall'altra una distanza che il giornalista esibisce come medaglia.
De Luca e il vicolo scuro: "Gli ho fatto causa e l'ho vinta"
Capitolo Vincenzo De Luca. Travaglio ha ricordato la frase che l'ex presidente della Regione Campania gli dedicò anni fa: "Disse che mi avrebbe voluto incontrare in un vicolo scuro di notte. Sono curioso di sapere cosa succederebbe". Poi la chiusura, senza alzare il tono, in pieno stile Travaglio: "Dico solo che quando mi ha minacciato, gli ho fatto causa e l'ho vinta".
Meloni, Marina Berlusconi e la sedia rimasta a casa
Sul rapporto con la presidente del Consiglio, il direttore ha scelto una formula che spiazza: "Credo che con la Meloni ci stiamo simpatici, Marina Berlusconi non l'ho mai incontrata".
Il cognome Berlusconi ha riportato in studio una delle scene più replicate della tv politica: gennaio 2013, Servizio Pubblico di Michele Santoro, il Cavaliere che spolvera con un fazzoletto la sedia su cui era stato seduto Travaglio prima di accomodarsi. Quell'oggetto ha un indirizzo preciso: "La sedia che spolverò Berlusconi? Me la regalarono i tecnici di studio dopo la puntata. Ce l'ho a casa".
Grillo a Pulp Podcast: "Non pimpante, ma malinconico"
In puntata si è parlato anche dell'apparizione di Beppe Grillo a Pulp Podcast, con Patrick Facciolo impegnato ad analizzarne i gesti e la comunicazione. La lettura di Travaglio: "Non l'ho trovato pimpante, ma malinconico. Ha detto cose condivisibili. L'ho visto pacificato rispetto al Grillo rancoroso degli ultimi anni".
Subito dopo, un periodo ipotetico lasciato a metà: "Se lui avesse fatto il padre nobile, come Bersani col Pd, generoso, positivo, felice che la sua creatura sia finita in buone mani e goda in ottima salute…". La frase resta sospesa, il senso no: per Travaglio al fondatore del Movimento 5 Stelle sarebbe convenuto quel ruolo, e non quello di chi contesta la propria eredità.
Vannacci e la legge elettorale: la domanda a Meloni
Ultimo passaggio su Roberto Vannacci e sul peso che può avere nelle urne del centrodestra. "Non so se sia vero che farà perdere le elezioni a Giorgia Meloni", ha premesso Travaglio, prima di ragionare sul meccanismo di voto: "Con la legge elettorale, la Meloni o si allea prima e prende il premio di maggioranza, oppure nessuno prende il premio di maggioranza e la legge diventa un proporzionale puro e dopo si mette d'accordo con Vannacci". Da qui il quesito che gira alla premier: "La domanda è: ma perché non lo fa prima?".