Teo vince MasterChef 15: chi è il 23enne brianzolo che ha battuto Carlotta in finale

Alla fine l'ha spuntata lui. Matteo Canzi, per tutti Teo, 23 anni, di Molgora in provincia di Lecco, è il quindicesimo MasterChef italiano. Giovedì 5 marzo su Sky Uno, dopo una finale a due con Carlotta Bertin, la giuria — Bruno Barbieri, Antonino Cannavacciuolo e Giorgio Locatelli — ha scritto il suo nome. Con la vittoria arrivano 100.000 euro in gettoni d'oro, la pubblicazione di un libro di ricette con Baldini+Castoldi e un corso di alta formazione presso ALMA, La Scuola Internazionale di Cucina Italiana.
Chi è Teo, il vincitore di MasterChef Italia 15
Studente di International Marketing, il più giovane dei quattro finalisti, Teo non ha mai nascosto dove vuole arrivare: fare il private chef. I genitori erano contrari — avrebbero preferito lo vedesse finire la triennale — ma lui ha tirato dritto. La cucina gli è entrata in testa qualche anno fa, durante le feste natalizie, con un filetto alla Wellington che gli è riuscito bene al primo tentativo: da quel momento ha smesso di cucinare per passatempo e ha iniziato a farlo con metodo. Nel percorso a MasterChef si è distinto per creatività e istinto — Barbieri lo ha definito il concorrente che "ci ha provato più di tutti", uno che va di pancia e di cuore. Due Golden Pin, sei Pressure Test superati, e il giudizio secco di Alessandro Segantini, eliminato in semifinale: fin dalla prima puntata, Teo era "l'uomo da battere".
Il menù degustazione che ha portato alla vittoria

Il titolo che ha scelto per il suo menù dice già tutto: "Tutto di me". Non un semplice elenco di piatti ma una dichiarazione — ogni portata come capitolo di una storia personale, il racconto di chi era prima di MasterChef e di cosa è diventato dentro quella cucina.
L'amuse-bouche di Teo si chiama Fretta viola: petagli di gigli di San Giuseppe laccati al forno con crema di prugne all'aceto di mirtilli e pistilli al naturale. Il primo: Confronto. Si è trattao di un risotto alla zucca con pesce gatto alla griglia, il tutto unito con una crema ai funghi porcini e fragoline essiccate. La particolarità del piatto è stata l'affumicatura con legno di ciliegi.
Il coraggio di cambiare è il secondo: abbinata di coscia e petto di piccione con purea di topinambour e patate, gastrique al Porto rosso e aceto di lamponi e tarassaco spadellato. Si chiude col dolce: La ciliegina sulla torta, un semifreddo di yogurt e mascarpone. Il cuore è di ciliegia marinata, picciolo di cioccolato fondente, glassa di ciliegie e Porto.
E proprio sul dolce i giudici hanno sollevato un rilievo tecnico — la consistenza virava verso la panna cotta più che il semifreddo — ma il quadro complessivo li ha convinti. Carlotta ha tenuto il passo fino all'ultimo, completando il suo dessert a sessanta secondi dalla fine ma dimenticando un elemento: la brunoise di mela. Un dettaglio che ha pareggato i conti sul piatto finale, senza però ribaltare il giudizio sul percorso complessivo.