Il fatto calcistico della settimana è stato il peccato commesso dal difensore del Napoli Beukema, la cui simulazione paradossale in Napoli-Roma è finita sotto la lente d'ingrandimento dell'opinione pubblica. All'evento della settimana il giornalista Rai Furio Zara ha voluto dedicare un severissimo editoriale a La Domenica Sportiva, in cui per definire il gesto plateale du Sam Beukema ha scomodato la sceneggiata napoletana.
L'affondo con cui Zara ha scelto di commentare il gesto è il seguente: "A noi la sceneggiata napoletana piace moltissimo, però di questo si tratta. Il grande Mario Merola che la sceneggiata l'ha elevata ad arte, al confronto di Beukema era davvero un dilettante. Beukema ha almeno riassunto i tratti più significativi della storia del teatro e dell'arte della recitazione: la tragicità della tragedia greca, l'enfasi farlocca del teatro delle marionette, l'improvvisazione da cabaret. 24 ore dopo non si è scusato, ha solo pubblicato una riflessione molto vaga. Va bene eh, ma bisogna lavorare a testa alta, senza simulare, perché chi simula non è mai un vero sportivo…".
L'eccesso di pomposità e la tentazione della cattedra
L'ironia su una simulazione come quella del difensore olandese è indubbiamente lecita, quasi indispensabile per esorcizzare quanto accaduto, visto che è stata anche concausa del gol preso dal Napoli con cui la Roma ha pareggiato. Tuttavia la pomposità trasforma l'invettiva di Zara in qualcosa che sembra andare oltre l'analisi critica e sfocia nell'accanimento mediatico, condito da un pizzico di luogocomunismo. Se le simulazioni nel calcio sono all'ordine del giorno, non è detto che la più ridicola e maldestra sia anche la più grave, eppure si fatica a ricordare un tale livello di severità su simulazioni del passato.
Il calcio contemporaneo è un tritacarne fatto di tensioni esasperate, di corpi a duemila all'ora e di millisecondi in cui la ricerca del vantaggio, anche attraverso comportamenti al limite, è una costante. Ridurre un difensore a macchietta teatrale, fargli il processo in tv perché non si è cosparso a sufficienza il capo di cenere sui social, pur avendolo fatto, e dipingerlo come un "falso sportivo" che ha tradito i valori del gioco non rischia di essere il gesto di chi perde il senso della misura?
Qual è la vera sceneggiata?
Invece di provare a comprendere il campo per quello che è, un luogo imperfetto popolato da professionisti sotto pressione, si cerca in questo frangente il capro espiatorio perfetto su cui esercitare una forma di superiorità morale. Si spara a zero sulla "pagliacciata" del singolo, indiscutibile caduta di stile, dimenticando però che la seconda simulazione di Beukema, per un occhio più attento sui fatti di campo si potrebbe interpretare serenamente come una goffa ammissione di colpa per l'errore commesso. Qui tra una citazione di Mario Merola e un processo in diretta, non è chiaro se la sceneggiata la faccio Beukema in area di rigore, oppure il giornalista che sale in cattedra per fargli la morale.