Scontri a Torino, giornalisti Rai contro la direzione: “Oscurata intervista a una manifestante, manca imparzialità”

Gli scontri tra polizia e manifestanti a Torino, nel corso della manifestazione organizzata come gesto di solidarietà nei confronti del centro sociale Askatasuna, sono ormai al centro del dibattito pubblico da quando è stato diffuso il video di un poliziotto picchiato da alcuni partecipanti. Solo a distanza di ore, se non giorni, sono emersi dettagli che raccontavano l'altra parte della storia, ovvero cosa fosse accaduto a coloro che esprimevano il loro diritto a manifestare, assediati dalla polizia. Ed è a questo proposito che il comitato di redazione della TgR Piemonte ha diffuso un comunicato in cui rende noto come il lavoro giornalistico della redazione non sia stato valorizzato.
I giornalisti del TgR Piemonte contro la scelta del direttore
Dopo aver condannato quanto accaduto al giovane poliziotto picchiato dai manifestanti, perché "non ci può essere giustificazione o relativismo di fronte alla violenza", il membri della TgR Piemonte vogliono però specificare come si sia stato scelto, in maniera consapevole, dal direttore della testata di non valorizzare il lavoro fatto dalla squadra, rispondente al ruolo del servizio pubblico che è quello di informare "Con equilibrio, Imparzialità, obiettività e completezza, come previsto dal contratto di servizio". Nel comunicato, quindi, si legge:
Nel racconto della #TgrPiemonte, nonostante l’impegno e il lavoro profuso da colleghe e colleghi per la copertura di un evento così complesso, è mancata in parte la completezza.Un collega aveva raccolto il giorno successivo alla manifestazione l’intervista a una componente del centro sociale Askatasuna.Il collega aveva fatto domande: dure, dirette e senza fronzoli, mettendola di fronte alla violenza degli incappucciati contro un poliziotto.Quell’intervista i telespettatori non l’hanno mai potuta vedere. Nemmeno in piccola parte.La motivazione addotta dal direttore della Tgr al Comitato di Redazione di Torino è totalmente non condivisibile: la persona intervistata – che ha risposto alle domande guardando la telecamera – non ha fornito nome e cognome.
Motivazione contestata dagli stessi giornalisti, che raccontano di come in altre occasioni sono stati trasmessi servizi in cui portavoce di associazioni chiedevano che non fosse riportato il loro nome. Sottolineando, poi, come sia compito del giornalista fare tutte le valutazioni necessarie prima di diffondere un contenuto informativo. E, a questo proposito, il Cdr si oppone alle modalità utilizzate una volta ricevuto il video del poliziotto:
Intermediazione giornalistica che, invece, non c’è stata nella pubblicazione del video arrivato preconfezionato con l’intervista al poliziotto ferito. In questo caso nessuno ha potuto porre domande. Non parliamo né di par condicio, né di censura, ma di svilimento del lavoro giornalistico. E questo fa male alla Tgr e a tutta la Rai servizio pubblico.