Pino Campagna chiede scusa a Zelig per gli insulti dopo le parole di Gino, Michele e Bozzo
Pino Campagna chiede scusa a Zelig. Lo fa con poche righe in stampatello, bianco su un primo piano sfocato, in una storia Instagram. Meno di un mese fa, sullo stesso social, il comico foggiano aveva coperto di insulti il programma che lo ha reso popolare, colpevole di averlo lasciato fuori dalla festa per i trent’anni. Il passo indietro arriva in un momento preciso, e va sottolineato: all’indomani dell’intervista che Gino e Michele e Giancarlo Bozzo, le menti di Zelig, hanno rilasciato ad Andrea Parrella per Fanpage.it. In quell’intervista i fondatori hanno raccontato un dettaglio che cambia il senso della lite: nei loro piani, il telefono di Campagna avrebbe dovuto squillare il giorno dopo il suo sfogo.
Il messaggio di scuse di Pino Campagna su Instagram
Il testo è breve e scritto tutto d’un fiato: “Sono Pino Campagna, volevo semplicemente chiedere scusa all’azienda Zelig nel video che gli ho dedicato ungendola di parolacce, ero troppo arrabbiato con loro che mi hanno ignorato per vent’anni e mi hanno messo da parte come una pecora nera senza mai più chiamarmi, quindi chiedo scusa pubblicamente”.
Mancano i nomi propri. Campagna non si rivolge a Gino, a Michele o a Bozzo, ma all’“azienda Zelig”, come se le scuse fossero indirizzate a un marchio più che a tre persone. E dentro le scuse la ferita resta aperta: i vent’anni di silenzio, la pecora nera, la chiamata che, a suo dire, non è mai arrivata. È un mea culpa sulla forma, non sulla sostanza. Campagna ritira le parolacce, non il rancore.
Cosa avevano detto Gino e Michele e Bozzo a Fanpage.it
Nella lunga intervista dedicata ai trent’anni del programma, Parrella aveva chiesto ai tre di rispondere alle polemiche degli ex: Paolo Migone da una parte, Campagna dall’altra. Su quest’ultimo Bozzo era stato secco: “Quanto a Pino Campagna, ha fatto la polemica il giorno prima che lo chiamassimo noi!”.
Poi la spiegazione, che è una questione di spazio più che di simpatie: “Con quattro puntate a disposizione è impossibile fare stare tutti i grandi nomi che hanno fatto la storia di Zelig e abbiamo detto no a tante persone, da Rocco Barbaro a Petrucco o Gianni Fantoni”. Infine una chiusura che suonava come una mano tesa: “D’altronde Campagna, Franco Neri o Fabrizio Fontana sono stati spesso vittime dei nostri scherzi goliardici: non c’è alcuna acredine”.
Dagli insulti alle scuse: com’era nata la lite
In un video su Instagram, girato mentre Zelig era in onda, l’attore pugliese aveva attaccato il programma senza mezze misure. Fanpage.it aveva riportato quello sfogo: insulti pesanti, l’accusa di essere “comunisti” e una stoccata sullo stile di vita dei vertici: “Voi che avete parcheggiato le vostre Porsche e Mercedes davanti a Zelig e poi vi reputate comunisti?”.
L’amarezza covava da tempo. Già a gennaio, intervistato da Massimo Falcioni, Campagna aveva parlato di un programma che “fa figli e figliastri”. Il papi ultrà degli anni Duemila, quello del “Papi, ci sei? Ce la fai? Sei connesso?”, si sentiva tra i figliastri. C’è anche un’ironia nella vicenda. Proprio nell’intervista a Fanpage.it, Gino ha raccontato che a Zelig i tormentoni erano mal sopportati, tanto da multare di 50 euro chi ne infilava più di due in un pezzo. E pochi comici hanno lasciato in eredità al linguaggio comune un tormentone come quello di Campagna.
Le scuse arrivano a festa finita. L’edizione speciale condotta da Michelle Hunziker con Ale e Franz si è chiusa martedì 27 ottobre con Enrico Brignano e Antonio Albanese, e il domani del programma è tutto da scrivere. Gino lo ha detto senza giri di parole: “Se Mediaset pensa che il target di Zelig debba essere per forza il 20% di share, allora Zelig finisce qui”. Di sicuro c’è solo la ripartenza di Zelig On, il vivaio da cui, secondo i fondatori, usciranno i talenti del futuro. Per Campagna la domanda è un’altra, ed è la stessa che si porta dietro da vent’anni. Dopo le scuse, quel telefono squillerà davvero?