Odifreddi sugli stranieri in classe cita Sparta: “La scuola è classista”. Crespi: “Ma cosa ha bevuto?”
Piergiorgio Odifreddi, matematico e saggista, è tornato grande protagonista a "L'aria che tira", la trasmissione condotta da David Parenzo tutte le mattine su La7. Il matematico ha scelto di spostare il discorso dalla nazionalità dei bambini alla geografia delle città per parlare del decreto scuola sul tetto degli immigrati, il cui via libera sarà dato nel pomeriggio di oggi, 24 settembre. Il discorso è arrivato fino all'antica Grecia, citando Sparta e causando una reazione scomposta dello spin doctor Luigi Crescpi, che si è lasciato andare a un commento a mezza voce con il deputato di Fdi, Federico Mollicone.
Il ragionamento di Odifreddi: "Dipende da dove sono queste scuole"
Odifreddi non ha dato numeri. Ha tracciato una mappa sociale, magari un po' grossolana, usando come esempi due quartieri che in Italia sono sinonimo di benessere, uno a Roma e uno a Torino:
Molto dipende da dove sono queste scuole, perché la scuola è classista. Le scuole che stanno ai Parioli a Roma o alla Crocetta a Torino mi immagino che abbiano molto pochi extracomunitari. Sono scuole di alto livello e se invece uno va in periferia, nei quartieri più abbandonati della nostra città, già adesso vediamo una maggioranza se non una totalità di extracomunitari.
Nella sua lettura, la concentrazione di studenti stranieri non sarebbe casuale. Seguirebbe il reddito e il prezzo delle case. Il nodo, quindi, non sarebbe l'origine dei ragazzi ma il fatto che il sistema scolastico riproduce le divisioni già presenti nelle città.
Il commento di Crespi a Mollicone: "Ma che cazzo dice?"
Mentre Odifreddi parlava, le telecamere hanno ripreso Crespi mentre si avvicinava a Mollicone. Il commento era sussurrato, ma ogni parola si è capita forte e chiaro: "Ma che cazzo dice? Questo è pazzo". Fin qui era un giudizio detto al vicino di sedia. Il salto di tono è arrivato poco dopo, e cioè quando Odifreddi ha parlato di una proposta "spartana". Per superare la divisione tra scuole di serie A e scuole di periferia, Odifreddi ha tirato fuori provocatoriamente un modello di oltre duemila anni fa: "L'unica soluzione sensata per eliminare le classi sarebbe quella che sarebbe approvata tanti secoli fa a Sparta, si mettono insieme e si fa emergere il migliore".
Il riferimento è all'agoghè, il sistema educativo spartano. I ragazzi venivano tolti alle famiglie ancora bambini e cresciuti insieme dallo Stato, indipendentemente dall'origine. In teoria, era un azzeramento delle differenze di partenza. Crespi però ha pensato all'altra faccia del mito di Sparta, e questa volta non ha abbassato la voce: "Ma cosa ha bevuto stamattina? La rupe? Pum!".
L'allusione riguarda la tradizione tramandata da Plutarco. Secondo questa tradizione, i neonati giudicati deboli o malformati venivano abbandonati in una gola ai piedi del monte Taigeto. È un racconto che le ricerche archeologiche più recenti hanno messo in dubbio. Nell'immaginario collettivo, però, resta il primo simbolo associato a Sparta, ed è su quello che Crespi ha costruito la battuta. La risposta del matematico è arrivata subito: "Ma che c'entra! Se uno vuole buttarla in caciara, può sempre farla".