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Membri del CdA Rai: “Non si può usare uno spazio Rai per dare addosso a un altro programma”

I membri del CdA Rai si esprimono contro l’atteggiamento adottato tanto da Luca Barbareschi quanto da Tommaso Cerno, per quanto detto su Sigfrido Ranucci.
A cura di Ilaria Costabile
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Dopo l'exploit di Luca Barbareschi nei confronti di Sigfrido Ranucci, arriva l'intervento dei membri del CdA della Rai che contestano il comportamento del conduttore, sottolineando che anche alcune esternazioni di Tommaso Cerno, direttore de Il Giornale, nonché uno dei volti di Domenica In nello spazio dedicato all'attualità, ha adottato un atteggiamento non accettabile. Nel pomeriggio è intervenuto anche l'Usigrai, che si è esposto in difesa del conduttore di Report.

La nota dei membri del CdA della Rai

In una nota i tre consiglieri di amministrazione della Rai, Alessandro di Majo, Davide Di Pietro e Roberto Natale hanno manifestato il loro dissenso in merito alle parole utilizzate da Luca Barbareschi nei confronti del giornalista di Rai3, contestando anche le esternazioni di Cerno:

Tocca ricordare un’ovvietà: non si può usare uno spazio Rai per dare addosso a un altro programma Rai, con minacce annesse. Visto quanto accade, è però necessario ribadirlo, all’indomani della pesante e scomposta polemica contro Sigfrido Ranucci inscenata da Luca Barbareschi in apertura del suo programma ‘Allegro ma non troppo'. C’è un dovere di lealtà aziendale al quale nessun collaboratore può sottrarsi. Ma lo stesso principio vale analogamente anche per Tommaso Cerno: il Giornale può fare naturalmente tutte le campagne che vuole contro Report, ma il suo direttore, finché è sotto contratto con la Rai, si deve astenere da qualsiasi commento negativo nei confronti di altri prodotti e soggetti dell’azienda che in questo periodo lo paga.

La nota prosegue con un'ulteriore specifica, ribadendo che in questo caso non si tratta di una questione relativa alla libertà di espressione che spesso viene tirata in ballo: "vi è un obbligo di correttezza di comportamenti da tenere nell’ambito dell’azienda di Servizio Pubblico e l’ovvia necessità della Rai di tutelare la propria immagine". 

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