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Lo sfogo di Barbara Bouchet: “Nessuno ha più creduto in me, mi hanno messa da parte”

Barbara Bouchet racconta a Francesca Fialdini la sua rivincita sul cinema che l’aveva messa da parte: “Nessuno credeva in me. Ho aspettato e lavorato nel profondo”.
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Settantanove anni, un Premio come miglior attrice al Bifest di Bari e la sensazione, finalmente, di aver trovato il ruolo che cercava da decenni. Barbara Bouchet è ospite di Francesca Fialdini a Da noi a ruota libera questa domenica, e non si risparmia: ripercorre una carriera costruita tra gabbie dorate e scelte precise, fino al film che ha cambiato tutto.

Il premio che arriva dopo anni di attesa

Il riconoscimento è arrivato con Finale: Allegro, lungometraggio diretto da Emanuela Piovano che affronta temi come la malattia, la solitudine e il diritto di scegliere sul proprio destino. Un film che Bouchet definisce con chiarezza: "Era quello che cercavo da tanti anni. Un ruolo femminile vero."

La vittoria al Bifest non era scontata, e lei lo sa. "Non è mai troppo tardi", dice. "Avevo un passato e nessuno credeva in me. Ma ho aspettato, lavorando nel profondo." Poi aggiunge: "Ero già felice per il ruolo. Quando ho vinto, ancora di più."

La gabbia del cinema sexy e la scelta a 39 anni

Bouchet ha costruito la sua notorietà in un cinema che l'ha spesso relegata a un'unica dimensione. "Sono stata ingabbiata nel cinema sexy", ammette. "A un certo punto non ce la facevo più." La decisione di uscire da quel circuito arriva già a 39 anni. "Me ne sono andata. Volevo fare ruoli della mia età." Una scelta che ha comportato un prezzo — anni di piccoli ruoli, di attesa — ma che ha tenuto. "Prima piccoli ruoli, poi finalmente questo film." Ma quanto tempo ci è voluto.

Ripercorrendo gli inizi, Bouchet ricorda Pippo Baudo come il primo a portarla in televisione. Da lì, il percorso l'ha portata attraverso il cinema italiano — accanto a Paolo Villaggio, tra gli altri — fino a diventare un riferimento per registi lontanissimi dall'Italia. Quentin Tarantino l'ha citata più volte come musa.

L'intervista si chiude con una riflessione sul modo in cui la società guarda agli anziani, che poi è anche uno dei temi del film che l'ha vista premiata: "Le persone anziane oggi troppo spesso considerate un peso." 

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