La drammatica storia di Matteo Materazzi a Verissimo: la SLA, la cura negli Usa e il ritorno a casa con Maura

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Matteo Materazzi, 50 anni, racconta a Verissimo la SLA diagnosticata nel 2024, la cura sperimentale negli Stati Uniti e il ritorno con la moglie Maura dopo la separazione: “Mi piace vivere”.

Il primo segnale è stato un passo storto. A marzo del 2024 Matteo Materazzi ha cominciato a zoppicare, e per sei mesi nessuno è riuscito a spiegare il perché. La risposta è arrivata a settembre, con tre lettere che hanno rovesciato la vita di una famiglia intera: SLA, sclerosi laterale amiotrofica. Oggi il procuratore sportivo, ex calciatore, figlio dell’allenatore Beppe e fratello del campione del mondo 2006 Marco, ha 50 anni. Ospite di Verissimo insieme alla moglie Maura, ha scelto parole che non lasciano spazio a filtri: “È una malattia infame, ogni giorno mi toglie qualcosa. Ti abitui a uno status e poi arriva un peggioramento”.

Sei mesi senza un nome per i sintomi

A mettere in fila le date è Maura, compagna di una vita: “La diagnosi è arrivata a settembre 2024, ma già da marzo zoppicava e non si riusciva a capire cosa fosse. Poi è arrivata questa mazzata”. Quell’attesa, per chi conosce la SLA, non sorprende: la malattia non si riconosce con un singolo esame, la diagnosi si costruisce spesso escludendo una patologia dopo l’altra, e intanto il tempo scorre.

La vicenda era diventata pubblica nell’estate del 2025, quando Maura aveva lanciato online una raccolta fondi per sostenere le terapie del marito. Il mondo del calcio, quello in cui Matteo ha lavorato per anni dall’altra parte della scrivania, rispose con una mobilitazione larga, fatta di nomi noti e di sconosciuti.

“Mi reputo fortunato”: lo sguardo sui bambini malati di SMA

Il passaggio più spiazzante dell’intervista è quello in cui Materazzi rovescia la prospettiva. Nessun lamento per sé, piuttosto un bilancio: “Sono arrivato a 50 anni che sono stato bene, mi reputo fortunato. Ho costruito una famiglia, ho avuto dei figli. Sto male quando in ospedale vedo dei bambini con malattie simili alla mia, come la SMA”.

Il riferimento è all’atrofia muscolare spinale, patologia genetica neuromuscolare che nelle sue forme più gravi si manifesta nei primi mesi di vita. Nei corridoi dei reparti, Materazzi ha incrociato pazienti che non hanno avuto i suoi cinquant’anni di salute, ed è da lì che misura la propria condizione.

Un mese e mezzo negli Stati Uniti per una cura sperimentale

La speranza, in casa Materazzi, ha preso la forma di un viaggio oltreoceano: “Sono stato un mese e mezzo negli Stati Uniti per una cura sperimentale contro la Sla. Sono andato grazie all’aiuto di amici che non sapevo nemmeno di avere”.  Ma la frase che segue sposta il baricentro del racconto: “La cura non serve a me, serve ai nostri figli. È una malattia genetica, oggi è mia, ma domani potrebbe essere dei miei figli. Vorrei che ci fosse un’arma per combattere questa malattia”. Nella maggior parte dei pazienti la SLA compare senza una storia familiare alle spalle, ma esiste una quota minoritaria di casi, intorno al 10%, legata a mutazioni ereditabili. È questa la paura che Materazzi consegna alle telecamere: non quella per il proprio futuro, ma per quello dei due ragazzi che ha cresciuto con Maura.

Separati, poi di nuovo insieme: trent’anni con Maura

Nel racconto di Verissimo c’è anche un capitolo privato, il più delicato. Quando la malattia si è presentata, Matteo e Maura non vivevano più insieme: “Ci eravamo separati quando mi sono ammalato, lei ha avuto la forza di farmi tornare a casa”, ammette lui.

Lei non cerca di farne un gesto eroico, lo descrive come una cosa naturale: “Siamo cresciuti insieme, stiamo insieme da 30 anni. Lui è la mia famiglia. Anche se non fossimo più stati insieme, sarebbe sempre stato la mia famiglia. Abbiamo riscoperto, invece, di amarci molto. Alla fine nel male ci sono anche cose positive”. La malattia, del resto, ha ricucito anche altri strappi. Già la scorsa estate la famiglia aveva raccontato il riavvicinamento tra Matteo e il fratello Marco, dopo anni di rapporti difficili tra i due.

“Non programmi, vivi, sorridi”

L’ultima parola Materazzi la riserva a ciò che la SLA gli ha lasciato in cambio di ciò che gli ha tolto. Niente retorica della battaglia, solo una diversa grammatica del tempo: “Questa malattia mi ha insegnato molto. La malattia ti cambia la visione della vita. Non programmi, vivi, sorridi. Hai due figli a cui devi insegnare che la vita è anche questo. Mi piace vivere”. Tre parole finali che pesano. Perché il calendario di Matteo Materazzi, oggi, non si scrive più a lungo termine: si riempie un giorno alla volta, con una moglie tornata accanto, due figli da accompagnare e la speranza, dichiarata senza giri di parole, che la ricerca arrivi in tempo almeno per loro.

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