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La Commissione Ue teme per l’indipendenza della Rai e per la libertà di stampa in Italia

La Commissione Ue nel rapporto sullo Stato di Diritto 2026 avanza preoccupazioni per la Rai. Nel report si teme per il “funzionamento indipendente” e la “sostenibilità finanziaria” del Servizio Pubblico, si parla anche di libertà di stampa.
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La Commissione Europea nel rapporto sullo Stato di diritto 2026, nel capitolo dedicato all'Italia, esprime "preoccupazioni" per i rischi che emergono in merito al "funzionamento indipendente" e alla "sostenibilità finanziaria" della Rai.

Le preoccupazioni sulla Rai

Ad essere analizzata con attenzione è la governance del Servizio Pubblico. Secondo la Commissione Europea, infatti, la mancata elezione del presidente del Cda è da leggersi come un evidente immobilità politica, e rappresenta "un esempio delle carenze delle norme attuali nel proteggere efficacemente la Rai dai rischi di influenze indebite". Nel rapporto stilato dalla Commissione si sostiene che la riforma delle norme di governance e di finanziamento del servizio pubblico è andata avanti, con la presentazione al Senato di un progetto di legge che serva per allineare l'Italia all'European Media Freedom Act. Secondo il Governo la legge proposta mira a rafforzare l'indipendenza e la stabilità finanziaria della Rai. A preoccupare, però, la Commissione è il taglio di 10 milioni di euro ai finanziamenti pubblici previsto per il 2026, motivato dal Governo con una razionalizzazione dei costi. Tema, però, sul quale il Servizio Pubblico sembra essere in disaccordo, dal momento che meno risorse arrivano dallo Stato, meno un'azienda come la Rai può essere sostenibile e competitiva.

Le dimissioni della Commissione di Vigilanza in Rai e la nomina del presidente del Cda

Chiaro che la Commissione Ue non abbia visto di buon occhio quanto accaduto nelle scorse settimane, con le dimissioni in tronco della Commissione di Vigilanza. La prima a dimettersi dal ruolo di Presidente è stata Barbara Floridia, seguita dalla opposizioni, che da più di un anno lamentavano l'impossibilità di agire, in maniera conforme ai loro poteri, per garantire la pluralità e la correttezza di quanto avviene nel Servizio Pubblico. A distanza di pochi giorni, poi, arrivano le dimissioni anche dei partiti della maggioranza che, però, hanno puntato il dito contro i consiglieri dell'opposizione. Intanto resta ancora da sciogliere il nodo della nomina del presidente del consiglio d'amministrazione.

La Commissione Ue sulla libertà di stampa in Italia e il caso Paragon

Nel report redatto a Bruxelles si parla anche di libertà di stampa. La Commissione dichiara che non l'iter legislativo sulla riforma della diffamazione e sulla tutela del segreto professionale e delle fonti giornalistiche non ha avuto i progressi sperati e, per questa ragione, si spinge affinché l'Italia possa portare avanti la riforma garantendo la libertà di stampa, allineandosi ai criteri già in vigore in Europa sulla tutela della professione giornalistica. Si parla anche del caso Paragon, sul quale proseguono le indagini che servono per conoscere l'identità di chi ha utilizzato il software spia contro i giornalisti e attivisti italiani. E restando in tema di tutele per i giornalisti, c'è la proposta di introdurre circostanze aggravanti specifiche per i reati contro i giornalisti professionisti che lavorano come reporter.

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