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“Godetevi Sammy finché ce l’avete”: i genitori di Basso raccontano la vita con il figlio affetto da progeria

Laura e Amerigo Basso a Domenica In raccontano la diagnosi di progeria di Sammy a tre anni: “La vita media è tredici anni, godetevi Sammy finché ce l’avete”.
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Laura e Amerigo Basso sono stati ospiti di Domenica In per ripercorrere la storia di Sammy Basso, il figlio morto il 5 ottobre 2024. Un racconto che parte dai primi mesi di vita, quando nessuno immaginava cosa sarebbe accaduto, e arriva fino alla scelta che ha definito l'esistenza di tutta la famiglia: rifiutare la paura e abbracciare la vita.

"Lui nasce apparentemente sano, vivacissimo", racconta Laura Basso. "Girava la testa già a destra e sinistra e tutti rimanevano sbalorditi di questo esserino così vivo. Torniamo a casa, ma già dai primi mesi di vita c'erano piccole cose. Facevamo controlli e ci dicevano che erano tutte cose che si risolvono".

A sei mesi arrivano i primi rallentamenti della crescita, ma anche in quel caso i medici rassicurano: tutto tranquillo, tutto nella norma. A due anni, il pediatra nota "delle fisionomie particolari", ma non riesce a identificarle. La famiglia Basso si presenta alla visita genetica serena, senza alcun sospetto di quello che sta per accadere.

I genitori di Sammy Basso.
I genitori di Sammy Basso.

Il 12 gennaio 1998: il verdetto

"Eravamo andati molto sereni e tranquilli. E invece…il 12 gennaio 1998 abbiamo fatto una visita e nello stesso momento ci viene detto che Sammy ha la progeria", dice Laura. Sammy aveva tre anni. "Vostro figlio avrà una vita in invecchiamento precoce. Ci saranno una serie di problemi a cui andrà incontro. La vita media è tredici anni e mezzo, non ci sono cure, farmaci, non c'è niente, ci dispiace. Godetevi Sammy finché ce l'avete." Queste le parole che i genitori si sono sentiti dire quel giorno.

A sei anni arrivano i primi controlli al cuore. "È stata una mazzata", racconta la madre. "Lui era in un angolo a giocare mentre ci arrivava questo verdetto". "Lo abbiamo messo in una campana di vetro", ammette Amerigo Basso. Una reazione istintiva, comprensibile, di chi vuole proteggere a ogni costo ciò che ama. "Poi ci siamo guardati in faccia e ci siamo detti: che stiamo facendo? Sammy da quel momento ha fatto tutto quello che poteva fare. Era libero di fare di tutto e di più". Una decisione che ha segnato la vita di Sammy e della sua famiglia. Niente limiti autoimposti, niente rinunce preventive. La libertà come forma di rispetto verso un bambino che meritava di vivere ogni momento a pieno, nonostante tutto.

L'eredità: una famiglia allargata

Tra gli amici di Sammy, Riccardo era il più affezionato, ma la rete di affetti non si è mai limitata a una cerchia ristretta. "La nostra casa è un porto di mare, come Sammy voleva", dice Amerigo. Laura conferma: "Abbiamo una grande famiglia allargata, sappiamo di avere tanti figli".

Un'eredità concreta arriva anche dal mondo della scuola: l'Istituto Omnicomprensivo di Montenero di Bisaccia, in provincia di Campobasso, sarà ufficialmente intitolato a Sammy Basso, in ricordo del suo impegno nella ricerca scientifica e nella sensibilizzazione sulla progeria e sull'inclusione.

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