Garlasco, Luciano Garofano da Bruno Vespa: “Non penso di aver sbagliato niente”
Luciano Garofano, ex comandante del Ris di Parma, è stato ospite di Bruno Vespa a Cinque minuti nel pieno della tempesta che da settimane investe le analisi genetiche condotte nel 2007 sul delitto di Garlasco. È arrivato con una frase da dichiarazione di principio: “Sono qui per reclamare la nostra onestà, la mia e quella del Ris”. Poi la linea, che non cambierà per tutto l'arco dei cinque minuti: “Non penso di aver sbagliato niente”.
Il generale parte dal ruolo che le indagini scientifiche hanno avuto nel processo ad Alberto Stasi, condannato in via definitiva per l’omicidio di Chiara Poggi. “Le nostre analisi sono state un punto di riferimento che hanno portato alla sentenza definitiva. Dire che abbiamo contribuito è improprio”.
“Li conosceva o non li conosceva?”
Il momento più teso arriva sulle due analisi del 20 settembre 2007, quelle che sui pedali della bicicletta di Stasi avrebbero dato esito negativo, il giorno dopo il risultato positivo del 19, e che non sarebbero mai state depositate agli atti. Garofano sapeva? “È presumibile che io fossi a conoscenza di quei risultati”, risponde. Vespa non lascia correre: “Come è presumibile? Li conosceva o non li conosceva?”.
L’ex comandante si rifugia nel tempo trascorso: “È passato tempo. Un consulente fornisce e consegna sempre una sintesi. E comunica l’esito globale delle analisi”.
I consulenti di parte e il nodo dei dati
Vespa allarga il campo e chiede se i consulenti delle parti possano aver avuto a disposizione più dati dei pm. Garofano non lo esclude: “È possibile. Ci sono verbali che dimostrerebbero insieme alla testimonianza oculare del dottor Capra tutti i consulenti molto probabilmente avevano visto tutto quello che c’era da vedere fino a quel momento”.
Perché allora non approfondire? La sua risposta è netta: “Non c’erano esiti discordanti. Non c’erano presenze del Dna che sconfessavano le analisi fatte il 19. È probabile che il capitano Marino avesse consumato tutto il campione e dopo il 20 non aveva la possibilità di ripetere queste analisi”.
Il cucchiaino e lo spettro dello scambio di campioni
Sull’interpretazione di quel materiale biologico, Garofano richiama la lettura di Marino, secondo cui “quel materiale era ed è attribuibile a Chiara Poggi”. E precisa: “Non abbiamo mai parlato di sangue, ma di elevata probabilità che fosse sangue”.
Poi il cucchiaino della colazione, da cui fu ricavato il profilo genetico di Chiara mentre, secondo gli atti emersi nelle ultime settimane, era già disponibile un campione prelevato dalla vittima. Tra le ipotesi finite sul tavolo degli inquirenti c’è quella di uno scambio di provette. Garofano la liquida senza esitare: “Scambio di campioni? Impossibile. Il Dna che era stato quantificato dal cucchiaino era la somma di Dna umano e microbico, che ha portato un risultato parziale”.
L’impronta e il processo che potrebbe arrivare
La chiusura guarda avanti, verso Andrea Sempio, oggi indagato con l’ipotesi accusatoria di essere lui, e non Stasi, l’autore del delitto. “Non ci è sfuggito alcun dato fondamentale. Se ci sarà un dibattimento e un processo contro Sempio, la materia sarà portata di nuovo all’attenzione di un giudice”. E sull’impronta al centro della nuova inchiesta: “Quell’impronta non era utile e non conteneva sangue”.