Nell'estate dei concerti disastrosi, delle polemiche per spettacoli che vede solo chi si trova sotto al palco, delle contestazioni ai disservizi rapportati ai prezzi dei biglietti, l'evento di Rai1 dedicato al concerto romano di Cesare Cremonini può dare un segnale importante a chi la TV la segue e a chi la fa.
Per certi versi è stato proprio lo show di Cremonini a Milano a dare il la all'ondata di malcontento sui concerti estivi, e proprio per questo l'evento trasmesso dalla Rai acquisisce un valore simbolico ancora maggiore.
Perché apre uno spazio nel quale la televisione può avere la forza di costruire eventi collettivi, svolgendo anche un ruolo di pubblico servizio. Certo, non sarà mai come essere lì dal vivo, ma come mezzo la TV ha le spalle larghe per creare aspettative attorno a concerti che puntano a essere epocali. Dovrebbe farlo per dimostrare di essere ancora un mezzo per certi versi non assimilabile alle piattaforme streaming, o forse per non farsi soffiare da queste ultime l'ennesima occasione.
Quello di Cesare Cremonini è un caso emblematico, perché la resa televisiva della sua data romana al Circo Massimo è di un impatto enorme. A facilitare la riuscire è certamente un repertorio incredibile, pochi artisti sono stati così prolifici nel concepire canzoni destinate a restare, più di due ore che non lasciano mai un attimo di respiro neanche a chi non sia un fan accanito. C'è tuttavia un'idea solida di racconto nella regia di Stefano Vicario, capace di leggere i momenti dello show e riscriverli visivamente, immortalando Cremonini in una serata cruciale per la sua carriera.
Di fronte a serate così, il tabù crolla: un concerto vissuto dal divano è un concerto a tutti gli effetti. La TV generalista dovrebbe approfittare dell'estate, ormai tutt'altro che una stagione morta, per investire con coraggio sui grandi eventi musicali, restituendo loro una dimensione democratica e accessibile. Vivere l'esperienza della presenza fisica resterà sempre un'altra cosa, ma se il modello funziona per lo sport, è tempo che diventi la regola anche per la musica.