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Andrea Roncato si confessa a La Volta Buona: “Il mio grande rimpianto è quel figlio mai avuto”

L’attore, ospite di Caterina Balivo, si mette a nudo raccontando il dolore per la paternità mancata e il legame profondo con la moglie Nicole Moscariello, che lo ha reso nonno “acquisito”.
A cura di Sara Leombruno
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Nella puntata di giovedì 19 febbraio de La Volta Buona, il salotto pomeridiano di Rai1 ha ospitato Andrea Roncato, icona della commedia italiana e volto storico del cinema anni '80 e '90. Tra un aneddoto di set e un sorriso, è emersa una ferita ancora aperta per lui: "Il mio più grande rimpianto è quel figlio che non ho mai avuto".

Il figlio mai avuto e il legame con la moglie Nicole Moscariello

Non è la prima volta che Roncato accenna a questa mancanza, ma stavolta le sue parole hanno avuto un peso diverso, complice la presenza in studio di Nicole Moscariello, la donna che dal 2017 è sua moglie e che ha letteralmente rivoluzionato la sua esistenza. Prima di Nicole, la vita privata di Roncato era stata spesso sotto i riflettori per eccessi e relazioni turbolente — celebre il suo matrimonio lampo con Stefania Orlando — ma è con Moscariello che l'attore ha trovato la stabilità. "In compenso ho incontrato lei," ha dichiarato. Sua moglie non gli ha dato solo l'amore, ma una famiglia intera. La donna, infatti, ha due figlie (tra cui l'attrice Giulia Elettra Gorietti) che hanno accolto Andrea come un punto di riferimento, permettendogli di sperimentare un calore domestico che prima gli sfuggiva.

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"Chiamami Andrea": il rapporto speciale con i nipoti

Il momento più alto dell'intervista è arrivato quando Caterina Balivo ha stuzzicato l'attore sul suo ruolo di "nonno acquisito". Alla domanda diretta "Ti senti nonno?", Roncato ha risposto con una riflessione profonda che va oltre l'etichetta anagrafica: "Sì, anche se quando mio nipote mi chiama nonno, io gli dico di chiamarmi Andrea. Gli attori giovani, e i ragazzi in generale, oggi legano moltissimo con i nonni. Hanno quasi più confidenza con loro che con i genitori, perché i nonni capiscono di più, sono meno coinvolti nelle dinamiche educative strette e nel peso delle responsabilità quotidiane".

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