Amanda Lear a Belve: “Ho rischiato la cecità a causa della droga. La moglie di Dalì mi chiese di sposarlo”

Amanda Lear inaugura la nuova stagione di Belve ripercorrendo le tappe principali di una vita vissuta oltre ogni limite. Nel faccia a faccia con Francesca Fagnani, l'icona internazionale ha rivelato i dettagli più oscuri del suo passato: dall'abuso di anfetamine per mantenere gli standard estetici della moda, che la portò a un passo dalla perdita della vista, fino al patto segreto con Gala, la moglie di Salvador Dalì, che in punto di morte le chiese di sposare il pittore spagnolo.
L'inferno delle droghe: "L'oftalmologo mi disse che sarei diventata cieca"
Il racconto entra nel vivo quando il focus si sposta sugli anni d’oro di Parigi e New York, un periodo segnato da un uso sistematico di sostanze per rispondere alle pressioni del sistema moda. "Prendevo le anfetamine perché dovevo rimanere magra e non mangiare, mi toglievano l'appetito", ha ammesso Lear a Fagnani. L'abuso non si fermava alle pillole dimagranti: "Prendevo anche l'LSD. Dalì mi portò dal più grande oftalmologo perché vedevo continuamente dei punti neri e lui mi disse chiaramente che, se non mi fossi fermata, sarei diventata cieca". La consapevolezza del pericolo arrivò solo dopo un'esperienza traumatica con l'eroina, dopo la quale giurò a se stessa che non avrebbe più toccato droga.
Il testamento di Gala: "Mi fece giurare di sposare suo marito Dalì"
Oltre al già noto rapporto di "musa", Amanda Lear ha svelato un retroscena inedito sul legame con Gala Éluard, la moglie di Dalì. Fu proprio lei a spingere l'artista tra le braccia del marito, non per gelosia ma per una forma di protezione verso il genio del pittore: "Era lei che mi pagava i viaggi, io ero una povera modella". Il momento più toccante riguarda l'ultimo desiderio di Gala: "Quando stava per morire mi ha fatto giurare di sposare suo marito. Mi disse che dovevo mollare la carriera musicale e stare con lui, ma io non potevo". Un matrimonio che non si celebrò mai, nonostante l'adorazione di Lear per l'artista.

L'ambiguità sul genere
Francesca Fagnani ha incalzato l'ospite anche sulla storica leggenda legata alla sua identità di genere. Lear ha ammesso di aver sfruttato il mistero per scopi commerciali: "Ho cavalcato l’ambiguità perché se ne parla ancora dopo 45 anni. Mi offende però quando la gente dice che senza questa diceria non avrei venduto dischi". Oggi, l'artista si definisce una "brava bugiarda", capace di ingannare persino la previdenza sociale ("L'Inps francese mi deve un sacco di soldi perché ho aperto tre pratiche con tre date di nascita diverse, tutte false"), ma decisa a mettere un punto definitivo alla sua vita privata: "Il sesso non mi manca, ho avuto una vita piena e ora ho chiuso la boutique. Mi sono divertita, ho riso e ho pianto, ora basta".