Alessandra Battaglia: “Mio padre mi ha quasi uccisa, mi diceva: lo sai che stai per morire?”

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Quarantacinque anni, una storia che non si racconta facilmente e che Alessandra Battaglia ha scelto di portare nello studio di Verissimo davanti a Silvia Toffanin. Non per liberarsi da un peso, ma per dare voce a chi ancora non riesce a farlo. "Le mie cicatrici sono profonde, sembrava di vivere in un film dell'orrore", dice.
Una casa in cui la violenza era la regola
Il padre di Alessandra non aveva bisogno di grandi pretesti. Un pranzo non pronto, qualcosa fuori posto: bastava quello per scatenare la sua furia sulla moglie. "Aveva degli scatti improvvisi per discussioni o tensioni inutili", racconta Battaglia. "Era una furia."
Alessandra cercava di mettersi in mezzo, di proteggere la madre. Il risultato era prevedibile: diventava bersaglio a sua volta. "Ero diventata il nemico dentro casa", ricorda. Per lungo tempo esce di casa solo un'ora al giorno. Le aggressioni arrivano nei momenti più banali: mentre fa i compiti, la scaraventava a terra. Nessuna delle due denuncia. "Al tempo non avevo mai visto una donna denunciare", spiega.
La malattia della madre e la paura che non passa
Quando alla madre viene diagnosticato un cancro al seno, poi esteso al fegato, le violenze non si fermano. "Papà continuava ad aggredirla, una volta ci ha lanciato un piatto con la minestra bollente", ricorda la donna. Alla morte della madre, Alessandra teme di più per sé. Convive già con il suo compagno e fa di tutto per non tornare in quella casa.
Eppure ci torna, una volta, per recuperare libri e vestiti. È lì che avviene l'aggressione più grave. Il padre sfonda la porta della stanza a forza di colpi, poi le lancia contro oggetti di vetro, bastoni, tutto quello che trova. "Sono finita a terra perché non vedevo più nulla", racconta Alessandra. Un calcio le sposta una vertebra: "Ha rischiato di lasciarmi paralizzata."
Prima che riesca a colpirlo a sua volta per allontanarlo, lui annuncia cosa intende fare: "Adesso ti ammazzo, lo sai che stai per morire vero?" Poi si alza e va in cucina. "Un rumore che non dimenticherò mai", dice riferendosi al suono dei coltelli. In quei secondi riesce a chiamare i carabinieri. Quando arrivano, uno di loro le dice: "Per una volta siamo arrivati in tempo."
La denuncia, la sentenza che brucia, la libertà arrivata per ultima
Dopo quella notte scatta la denuncia. Il padre viene condannato a un anno e tre mesi, ma in appello la condanna viene ribaltata: le violenze vengono definite "un metodo educativo adeguato per un carattere indomabile". "Una sentenza che mi aveva ferita, perché emanata da due donne e un uomo", confessa Battaglia.
Il caso arriva in Cassazione, ma il padre muore prima della sentenza definitiva. "Non mi aspettavo questo epilogo, ma mi sono sentita libera", dice Alessandra. "Una volta entrata in auto mi sono detta: adesso posso anche non girarmi."