Stefania Orlando: “Molestata a 18 anni dal mio agente, si infilò nel letto e frugò nelle mie parti intime”

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Nello studio di Verissimo, Stefania Orlando ha rivelato come il percorso di terapia intrapreso dopo il divorzio abbia riportato a galla un trauma rimosso per decenni: una molestia subita a soli 18 anni da parte di un uomo di cui si fidava ciecamente.

Stefania Orlando apre il suo cuore a Silvia Toffanin in un'intervista intensa e dolorosa. Ospite di Verissimo sabato 11 aprile, la conduttrice ha rivelato come il percorso di terapia intrapreso dopo il divorzio abbia riportato a galla un trauma rimosso per decenni: una molestia subita a soli 18 anni da parte di un uomo di cui si fidava ciecamente.

Il racconto della molestia: "Mi disse che sarei stata con altre ragazze"

All’epoca Stefania Orlando muoveva i primi passi come modella. Un agente le propose un lavoro importante a Milano, offrendosi di ospitarla per la notte con la rassicurazione che sarebbero state presenti anche altre colleghe. Nonostante la protezione della famiglia, la ragazza si fidò: "Lo feci parlare anche con mio padre, mi sembrava una persona seria. Arrivai a Milano, lui mi venne a prendere alla stazione e mi portò a casa sua. Solo allora mi accorsi che le altre ragazze non c'erano". Dopo essersi messa a letto convinta di essere al sicuro, Orlando è stata svegliata nel cuore della notte. L'agente era entrato nella sua stanza:

Si era infilato nel mio letto, mi metteva le mani dappertutto e frugava nelle mie parti intime. Rimasi paralizzata. Dopo qualche secondo mi ritirai e gli chiesi cosa stesse facendo. Cominciai a urlare, ma lui mi diede della cretina dicendomi che non avrei mai fatto carriera.

Il silenzio e il trauma: "Avevo paura dessero la colpa a me"

Nonostante lo shock, Orlando non trovò la forza di denunciare, nemmeno con i propri genitori. Il timore di essere giudicata o ritenuta responsabile dell'accaduto l'ha spinta a chiudersi in un silenzio durato anni, che ha inevitabilmente condizionato la sua sfera privata: "Non l'ho mai detto a nessuno, avevo paura che gli altri avrebbero dato la colpa a me. Quel trauma ha segnato il mio rapporto con gli uomini, rendendomi una persona estremamente diffidente nei confronti del genere maschile". Oggi, grazie all'analisi, è riuscita a dare un nome a quell'orrore, trasformando il suo dolore in una testimonianza necessaria per tutte le donne che hanno vissuto simili violenze.

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