Silvio Orlando: “La recitazione è qualcosa che si può imparare, ma non si insegna”
Nella categoria "accostamenti impensabili", quello tra Silvio Orlando e Marilyn Manson figurerebbe in cima alla lista. Lo sa benissimo l'attore napoletano, vincitore di tre David di Donatello e della Coppa Volpi a Venezia, che a fronte di una carriera invidiabile che pochi interpreti possono vantare, ha citato il suo curioso incontro con la rockstar come come uno degli avvenimenti più curiosi della sua pur ricca carriera. Lo ha fatto nel corso di un incontro a Forio d'Ischia alla Colombaia, residenza estiva storica di Luchino Visconti, con Peppe Lanzetta, nell'ambito della rassegna PopCornStories.
L'aneddoto dal set di The New Pope
Conversando con Lanzetta, Silvio Orlando ha parlato di uno dei lavori più determinanti nel suo percorso recente, quello che ha inaugurato la collaborazione con Paolo Sorrentino, ovvero The New Pope, serie Tv Sky in cui interpretava l'indimenticabile Cardinal Voiello. Sul set l'incontro con Marilyn Manson: "Venne a girare una partecipazione – ha raccontato Orlando – Io quel giorno non ero in scena, lo vidi e pensai: quando mi ricapita? Non sono mai stato un suo fan, anzi mi faceva anche un po' paura, però volevo una foto da far vedere ai miei nipoti". L'intenzione però si ribaltò: "Mi avvicinai per chiedergliela e accadde il contrario: Marilyn Manson si girò e chiese di fare un selfie con me. Io volevo una fotografia con lui e alla fine fu lui a volerla con me".
La presenza di Marilyn Manson in The New Pope
Nello specifico, la presenza del cantante sul set era connessa alla sua presenza nella serie, interpretando se stesso in un dialogo con il nuovo Papa appunto, quello interpretato da John Malkovich nel sequel della prima stagione con protagonista Jude Law. Nell'incontro tra i due, Marilyn Manson elogiava il pontefice ricordando un suo discorso specifico che però era riferito a un altro pontefice. Il dialogo è ricordato soprattutto per il passaggio in cui il Papa chiede al cantante: "Come si aiuta? e Marilyn Manson risponde: Col solfato di potassio, mescolato a una pasticca di Zapol". "Allora lei in pratica è un vero esperto farmaceutico", conclude sorridente il pontefice.
Orlando e il rapporto con Diane Keaton
Tanti i temi toccati da Silvio Orlando nel corso dell'incontro con Lanzetta, dai ruoli più significativi della carriera agli altri incontri determinanti, tra cui quello con Diane Keaton, scomparsa alcuni mesi fa. Proprio il set dello stesso The New Pope era stato il luogo in cui i due si erano incontrati e avevano condiviso un'esperienza professionale segnante per la storia recente della serialità italiana. Silvio Orlando ne ha parlato come di un momento significativo perché Keaton è stata un suo riferimento, un'attrice il cui insieme di esperienze professionali coincideva con titoli che hanno condizionato in modo profondo il suo percorso di crescita. Queste le parole dell'attore: "Trovarmi a lavorare con lei significava avere davanti una persona legata a film che non avevo semplicemente amato, ma che avevano cambiato la mia vita".
"Non ho avuto una scuola, ogni percorso è individuale"
Non mancano, poi, considerazioni più ampie sul proprio percorso da attore. Dagli esordi nella scena teatrale alternativa napoletana agli iconici sodalizi con registi come Nanni Moretti, Daniele Luchetti e Pupi Avati, Orlando ha attraversato diverse fasi del cinema e della TV italiana. Una consapevolezza coltivata col tempo e legata a un'artigianalità del mestiere, slegata da percorsi di formazione troppo predefiniti, da cui l'attore sembra diffidare, convinto che la sensibilità attoriale corrisponda all'individualità, che insomma il mestiere non si insegni: "Ho capito che ogni percorso è individuale: ognuno sbaglia alla propria maniera e ognuno trova la propria maniera di recitare. Certo, due o tre cose tecniche si possono insegnare, ma noi non abbiamo avuto una scuola: ci siamo fatti da soli, siamo attori venuti dalla strada. Sarebbe interessante capire quanti attori usciti dalle grandi accademie abbiano fatto cose importanti e quanti autodidatti siano riusciti a fare altrettanto. Il risultato non è mai scontato. La trasmissione della nostra arte è complicatissima: credo che la recitazione sia qualcosa che si può imparare, ma non insegnare".
Parole che dimostrano come Orlando abbia percorso una traiettoria anomala, fuori dagli schemi, in cui il talento fiorisce grazie alla costanza e all'abnegazione: una cifra stilistica unica che gli viene riconosciuta ovunque, sia che davanti si trovi Nanni Moretti, Paolo Sorrentino, o Marilyn Manson che ti chiede quel selfie che avresti voluto domandargli tu per i tuoi nipoti.