C'è un fotogramma che ormai circola più delle dichiarazioni che lo hanno prodotto. Non è una frase, non è un titolo: è un sopracciglio. Si solleva di due millimetri e resta lì, sospeso a mezz'aria, mentre in studio qualcuno spiega che la remigrazione è una faccenda semplice, quasi domestica. Marianna Aprile non dice niente. Non serve. Internet, che di didascalie non ha mai avuto bisogno, l'ha già ritagliata in GIF prima della pubblicità.
Da quando c’è “la sporca dozzina” in giro, la conduttrice di In Onda è diventata un genere a sé: una faccia che commenta da sola. Sui profilo social di sinistra è l'icona che dice ad alta voce quello che pensano tutti; a destra è il bersaglio numero uno, la faziosa da smontare a ogni puntata, l'avversaria da mettere in piazza in una in clip da quaranta secondi. “Guardate come zittisce Borgonovo!”, “Sentite che domande fa a Vannacci”, “Non lascia parlare Bocchino!”. Destino curioso, per una che di mestiere fa le domande.
Mentre Roberto Vannacci illustrava la sua idea di revoca della cittadinanza per chi ha il doppio passaporto e delinque, lui prova a fare le domande e Aprile lo ferma: "Sto facendo io le domande, qui i ruoli sono ben definiti se permette". Il generale ironizza chiedendo se siamo in un poliziesco americano. Lei non arretra di un centimetro: i giornalisti domandano, i politici rispondono, e già che ci sono spiegano anche dove trovano i soldi. Vannacci replica che fare il ragioniere non è il suo mestiere. Uno scontro epico.
Tre giorni dopo, stesso studio, tocca a Italo Bocchino sul caso Roggero. Il confronto si ingorga, il direttore del Secolo d'Italia minaccia di alzarsi e andare a cena. Lei fotografa la scena con una battuta che vale mezza puntata: "Stiamo passando metà del tempo a dire che non la facciamo parlare".
Con Francesco Borgonovo, poi, è ormai una serie a puntate. L’ultima, pochi giorni fa, su Ceuta, Schengen e quindi immigrazione. “Se mi permetti andrei avanti con la trasmissione…”, “Francesco, devo far chiudere il microfono?”, “Se mi consenti di fare il mio lavoro, te ne sarei davvero grata”.
L’impressione è che ciò che irrita i detrattori di Marianna Aprile non è tanto la faziosità, è il metodo. Aprile non concede via di fuga. Se l'ospite cambia argomento, lei torna al punto di partenza con la pazienza di chi ha tutto il tempo del mondo. Sembra un personaggio uscito fuori dai romanzi di Simenon. Sta lì ad aspettare, come Maigret con la pipa, aspettando che l’interlocutore si tradisca. La pipa di Marianna Aprile è il sopracciglio alzato. Un sopracciglio che buca lo schermo, che si legge, con tempi comici involontari e la qualità rara di sembrare vera in un contesto scritto.