Lina Sastri sulle molestie: “Credo che in qualche modo sia sempre la donna a invitare”

Immagine
Lina Sastri fa discutere sulle molestie: “Credo che in qualche modo sia sempre la donna a invitare”. E cita la “mirada” del tango.

C'è una parola spagnola destinata a entrare, forse suo malgrado, nel dibattito italiano sulle molestie. È "mirada", lo sguardo con cui nelle milonghe di Buenos Aires una donna accetta o declina un ballo senza pronunciare una sillaba. A tirarla fuori è Lina Sastri, in una lunga intervista in cui l'attrice e cantante napoletana attraversa tutto: la libertà, il femminismo, un figlio che non è arrivato, Eduardo De Filippo, Diego Armando Maradona. Il punto in cui la conversazione cambia temperatura, però, è uno solo.

La domanda sulle molestie e la risposta di Lina Sastri

Le viene chiesto, in una lunga intervista a La Stampa, se le sia mai capitato di dover rimettere al suo posto un uomo o di subire una molestia. Sastri risponde di no, ma non si ferma alla propria esperienza. Allarga il campo con una frase che non ammette letture tiepide: "No, credo che in qualche modo sia sempre la donna a invitare, fa parte del nostro eterno femminino".

Per spiegarsi sceglie il tango: "Nel tango esiste la ‘mirada', che vuol dire ‘la guardata'. L'uomo invita solo se una donna lo ha guardato". L'attrice non cancella il resto del quadro. Riconosce che "naturalmente esistono le persone abbiette e purtroppo, anche le violenze", ma tiene separato il piano della quotidianità, dove a suo giudizio "l'uomo capisce se può o non può fare un passo".

Il paradosso della mirada: un codice nato per proteggere le donne

Chi frequenta le milonghe sa che la mirada ha un gemello, il cabeceo: lui cerca lo sguardo, lei lo ricambia, lui accenna un movimento del capo. Se lei distoglie gli occhi, il ballo non esiste e nessuno perde la faccia. È un protocollo pensato per risparmiare alle donne l'imbarazzo di un rifiuto pubblico, un sistema di consenso preventivo che il tango ha codificato ben prima che la parola consenso diventasse centrale nel lessico contemporaneo.

La "favola del brutto carattere"

Sastri racconta di essersi portata dietro per anni un'etichetta precisa: "Avevo addosso la favola del brutto carattere, quella della rompicoglioni, che poi vuol dire sempre la stessa cosa". Cioè, spiega, che certi tratti vengono accettati in un uomo e condannati in una donna: "Una vecchia cosa, che fa parte della storia dell'umanità".

Denuncia quindi un doppio standard di genere, e un attimo dopo rilegge il rapporto tra uomini e donne con una lente che quel doppio standard lo sfiora. Non è incoerenza, piuttosto il ritratto di una generazione che ha visto le conquiste e ne misura anche i costi. Sul femminismo Sastri riconosce i risultati, dalla consapevolezza all'identità fino alle leggi ottenute da figure come Emma Bonino, ma aggiunge: "Abbiamo perso la morbidezza, l'accoglienza". E punta il dito contro la pressione a essere seducenti fin da giovanissime, "oltre ogni possibile dignità". Il suo modello resta quello delle madri di una volta, capaci di reggere la famiglia lasciando all'uomo il suo spazio.

autopromo immagine
Più che un giornale
Il media che racconta il tempo in cui viviamo con occhi moderni
api url views