Geppi Cucciari ha dovuto rispondere alla domanda "Le attrici possono scadere invecchiando?" mentre era impegnata nella conferenza stampa di Zustissia, il film di Francesco Piras dedicato alla storia dell'errore giudiziario che ha coinvolto il pastore sardo Beniamino Zuncheddu, assolto dopo circa 33 anni di carcere. Nel frattempo sui social Katia Follesa ha dovuto dare spiegazioni sul suo peso, sull'essere dimagrita all'improvviso, mostrando un'altra immagine di sé. Domande che indagano tempi e corpi delle donne con troppa faciloneria, che si annodano intorno al collo di un'opinione pubblica ormai esausta di dover sottolineare quanto siano anacronistiche.
Non è un problema di interrogativi o di temi tabù, è un problema di spazi. Questa "curiosità" ne occupa troppo e la tara con il resto degli argomenti possibili è piuttosto impietosa. Diventa una sorta di confronto annoiato, un tavolo di discussione al quale ti siedi svogliato, qualcosa che ormai ha fatto il suo tempo. Cucciari chiede perché non vengano fatte agli uomini queste domande e la risposta del giornalista è che sono le donne a essere vittime di questi stereotipi, mica gli uomini. Ça va sans dire. Cinque, sei, sette minuti di tempo impegnato a dover nuovamente spiegare che è la ricorsività di queste domande a imporre una lente su questi stereotipi, il solo fatto di porsele è il gap culturale più grande.
Follesa invece è tornata sull'uso dell'Ozempic per motivare una perdita di peso importante. Ha dovuto spiegare che ha perso la mamma da poco e il momento non è stato dei migliori. I toni non sono concilianti, tutt'altro. L'attrice sarcasticamente si è riproposta di perdere peso con una pillola qualora dovesse ingrassare di nuovo, lanciando una provocazione che è tornata indietro come un boomerang. Ripiegare sull'atavica arte di sdrammatizzare, torcendosi in un malumore che è sempre più difficile da contenere e trasformando una smorfia in un sorriso, un po' come ha fatto Geppi con i suoi lactobacilli. Compromessi per non uscire da un confronto civile, però che fatica.
Quando gli attori devono invecchiare o prendere peso (o l'inverso) per esigenze di copione, si è spesso in odore di qualche premio. Quando invece i temi si spostano sul personale, ed entrano nella vita delle persone, l'unico premio da vincere è quello per essersi morsi la lingua senza emettere un fiato.