Il saluto al tramonto di Glenn Close scambiato per un addio alla vita, l’attrice costretta a spiegare
Qualcuno ha dato per morente Glenn Close. Sono bastati pochi secondi girati con lo smartphone davanti casa, un messaggio di saluto senza trucco e coi capelli bianchi al vento e nel giro di poche ore, la 79enne è stata considerata pronta all'ultimo viaggio. L'attrice, in realtà, parlava di calma e riposo: "Ciao a tutti. Sono a casa, mi sto calmando. Indosso la camicia della mia mamma, lascio che il vento mi passi tra i capelli bianchi e guardo il sole che tramonta. Mi sento benedetta. Un saluto a tutti voi. Ciao".
La camicia a quadri apparteneva a sua madre, la filantropa Bettine Moore Close, morta nel sonno nel febbraio 2015 a 90 anni. Fuori inquadratura c'era anche Pip, il cane che l'attrice ha taggato nel post e che nella bio del suo account definisce "il mio unico figlio". La domenica precedente Close aveva postato dal set di All's Fair, la serie legale prodotta da Ryan Murphy per Hulu che si gira quasi interamente a Los Angeles. Il video, insomma, era il racconto di un rientro a casa dopo un periodo sul set, non un congedo.
Al momento della pubblicazione del video di Glenn Close, erano morte da poche ore due personalità assolute come Dolly Parton e Tim Curry. Per questo motivo, il racconto del tramonto di Glenn Close era quasi apparso come un presagio.
La risposta arriva il giorno dopo
Ventiquattro ore più tardi Close è tornata a pubblicare: tre selfie, di nuovo senza trucco, il bosco del Montana alle spalle, Good Day Sunshine dei Beatles come sottofondo e una didascalia che ribalta il tono. "Sono a casa per riposare, ricompormi e riempire di nuovo la mia tazza", ha scritto, citando l'amico musicista Jason Deshaw: al mondo non ci si presenta con la tazza vuota, ma con quello che trabocca.
Poi la chiusura: "Cosa diventa più grande quando invecchi? Il naso, il mento e le orecchie. Grazie, papà, per il naso. Grazie, mamma, per il mento". Resta la domanda su cosa abbia trasformato un video ordinario in un necrologio anticipato. La risposta sta nei dettagli che sono stati letti come sintomi: l'assenza di trucco, i capelli bianchi lasciati liberi, la voce bassa, un indumento appartenuto a una persona morta. Il ragionamento purtroppo è quello solito, e gira sempre in torno agli stereotipi di genere. Perché su una donna di 79 anni tutti questi elementi sono stati convertiti, senza passare per la diretta interessata, in una prova. Su un uomo di quarant'anni, tanto per fare un esempio, non sarebbe accaduto.