Il racconto di Alex Baudo, figlio di Pippo: “Scoprii che era mio padre a 31 anni”

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Alex Baudo con la sorella Tiziana, presentati da Conti a Sanremo.
Dal ricordo dell’infanzia alla svolta a 31 anni: il racconto di Alex Baudo tra l’amore segreto dei genitori, le ferite dei media e la riscoperta del legame con papà Pippo.

La rivelazione che cambia una vita intera può arrivare in una qualunque sera d’estate. Per Alessandro "Alex" Baudo è successo nel 1993, quando aveva 31 anni: "Nel giro di qualche istante scoprii che mio padre Tullio non era mio padre e che a mettermi al mondo era stato un uomo di nome Pippo Baudo". Una verità taciuta per decenni non per inganno, ma per proteggere un bambino nell'Italia degli anni Sessanta, quando il divorzio non esisteva e l'adulterio era un reato.

L'infanzia con Baudo spesso a casa sua

Nel suo libro Papà, un amico di famiglia, Alex riavvolge il nastro di una storia familiare complessa, in cui l'affetto non è mai mancato. Pippo Baudo, dirigente e presentatore già frequentatore di casa Formosa, fu una presenza costante fin dall'infanzia, come ha raccontato al Corriere della Sera: "Ricordo bene quando veniva a pranzo o a cena negli anni in cui vivevamo a Roma. Mi insegnava, per esempio, a suonare il pianoforte". Tra i genitori ci fu una crisi e Baudo e sua madre si innamorarono, una relazione da cui nacque lui. Tuttavia, all'epoca, il riconoscimento era impossibile: "Se la legge glielo avesse consentito, mi avrebbe riconosciuto. Quello tra Pippo e mia madre è stato un grande amore, un amore vero. Me lo ha detto lui stesso, una sera, commuovendosi fino alle lacrime". Poi la relazione tra i genitori si ricompose e Alex crebbe in una condizione di normalità, pur percependosi sempre diverso rispetto ai suoi fratelli e chiedendo spesso alla madre se fosse stato adottato.

Il riconoscimento dopo 31 anni

Quando nel 1993 la notizia trapelò sui giornali a causa di un parente, per Alex iniziò un calvario mediatico e personale devastante: "Cominciò allora il vero incubo: illazioni, maldicenze nei miei confronti, mi definirono millantatore e impostore". A questo si aggiunse un'estenuante trafila legale tra disconoscimento e riconoscimento di paternità: "Una via crucis burocratica che mi è costata la carriera. Carte da firmare, prelievi di sangue, udienze. Carte da firmare tra l'Australia e l'Italia". Un periodo buio culminato in un momento di profonda disperazione: "Una sera esagerai con le pillole per dormire, per poco non finii in coma".

Poi, finalmente, la prova del DNA, il riconoscimento ufficiale e la nascita di un legame solido e maturo: "Ricordo quando mi disse per la prima volta al telefono ‘Ciao, sono papà'. Per poco non mi misi a piangere". Insieme al padre, Alex ha scoperto anche l'affetto profondo della sorella Tiziana Baudo: "Più che una sorella: ci sentiamo più volte al giorno. Un affetto nato da adulti e quindi una scelta". È d'accordo con lei anche sulla contestazione alla Rai per lo studio intitolato a Baudo a Saxa Rubra: "Meriterebbe di più".

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