Il cervello di Bruce Willis sarà donato alla scienza dopo la sua morte, la decisione della moglie Emma Heming
Il cervello di Bruce Willis sarà donato alla scienza. A prendere la difficile decisione, in accordo con il resto della famiglia, è stata la seconda moglie Emma Heming. Nel suo libro Un viaggio inaspettato, la donna ha parlato della malattia del noto attore, affetto di demenza frontotemporale. Sono passati tre anni dalla diagnosi e da allora il 71enne appare complessivamente in buona salute ma il suo cervello si sta progressivamente "consumando".
Dopo essersi consultata con le figlie Rumer, Scout, Tallulah, e con la prima moglie Demi Moore, che continua ad essere presente nelle loro vite, Emma Heming ha deciso che il cervello del marito verrà donato alla scienza. Un gesto doloroso ma anche ricco di speranza, che aiuterà nella ricerca sulla demenza frontotemporale, così studiare l'evoluzione dalla patologia e individuare la terapia più efficace. La donna ha descritto questa scelta come "emotivamente devastante ma scientificamente necessaria" e il fatto di prenderla ancor prima che Willis muoia, porta tutti a immaginare in anticipo il momento della sua morte. A gennaio, era stata la stessa Heming a raccontare che l'attore non è mai stato consapevole della sua malattia: soffre di anosognosia, che è una condizione in cui il cervello non riesce a riconoscere altre patologie presenti nell'organismo. La sua normalità si è trasformata ma senza che riuscisse a rendersene conto.

Al momento non si hanno aggiornamenti più recenti sulle condizioni di salute di Bruce Willis, che sembrerebbero stabili. Qualche giorno fa, però, a figlia Tallulah Willis ha condiviso sui social un tenero scatto risalente al 2018 in cui abbraccia il padre e lui ricambia il gesto stringendola a sé. Ad accompagnare l'immagine una dedica: "Ti amo ogni giorno, posso sentire ancora il sole tramite i tuoi abbracci". Anche se sono passati otto anni da quella foto e diversi aspetti delle loro vite sono cambiate, l'amore padre-figlia che li lega continua a essere centrale e lo sarà sempre.
La scelta della famiglia Willis dimostra come anche nel buio di una malattia si possa trovare un senso più alt: trasformare un dolore privato in una risorsa per la ricerca scientifica non è soltanto un atto d'amore verso Bruce ma un’eredità di generosità che restituisce speranza a milioni di altre famiglie.