RJ Mitte morto suicida: la diagnosi di paralisi cerebrale a 3 anni, l’attivismo e la lotta contro il bullismo

Immagine
Dopo la diagnosi di paralisi cerebrale a 3 anni, un’infanzia tra gessi e tutori, con varie forme di bullismo subito a scuola. Poi, il successo con Breaking Bad e la possibilità di avere altri ruoli. RJ Mitte aveva trasformato la propria esperienza in un impegno concreto per contrastare le discriminazioni e ampliare le opportunità a Hollywood per gli attori con disabilità.

Prima di diventare Walter White Jr. in Breaking Bad, RJ Mitte era un bambino che trascorreva gran parte delle sue giornate tra fisioterapia, riabilitazione e tutori ortopedici. Aveva tre anni quando gli fu diagnosticata una paralisi cerebrale, una condizione neurologica che incideva soprattutto sulla mobilità del lato sinistro del corpo. Al suo fianco c'era la madre Dyna, che lo accompagnò durante le terapie e lo aiutò a conquistare autonomia senza dover rinunciare alle esperienze vissute dagli altri bambini. Crescendo, dovette fare i conti anche con il bullismo e i pregiudizi incontrati a scuola, ma la svolta arrivò nel 2006, quando la famiglia si trasferì a Los Angeles per seguire la sorella minore, che aveva ricevuto un'opportunità nel mondo dello spettacolo. Fu proprio in California che anche a RJ venne proposto di provare a recitare: un'occasione inattesa che lo portò fino al set di Breaking Bad e che, negli anni, gli permise di usare la propria notorietà per battersi a favore di una maggiore inclusione degli attori con disabilità nel mondo del cinema.

Mitte è morto il 12 ottobre 2026, a 34 anni, in Texas. Secondo People, il rappresentante dell'attore ha confermato il suicidio, ma le autorità locali precisano che la causa e le modalità ufficiali della morte sono ancora in attesa degli accertamenti autoptici.

La diagnosi a tre anni, la riabilitazione e l'aiuto della madre

Roy Frank Mitte III, questo il suo nome all'anagrafe, aveva appena nove mesi quando cominciò a camminare, ma lo faceva sulle punte dei piedi. Alcune difficoltà nei movimenti e nella pronuncia spinsero i genitori a rivolgersi ai medici, fino alla diagnosi di paralisi cerebrale, arrivata quando aveva tre anni. Nel 2015, intervistata da LA Parent, la madre Dyna raccontò quanto fosse stato difficile ricevere quella notizia: riuscì a trattenere le lacrime in ospedale e durante il viaggio di ritorno, ma quella sera, al telefono con la zia, non riuscì più a nascondere la propria paura. Fu proprio lei a incoraggiarla a informarsi sulla condizione del figlio e a capire come affrontare il percorso che li aspettava.

Per RJ cominciarono anni di riabilitazione, trascorsi tra gessi, tutori ed esercizi per migliorare la mobilità delle gambe. In un'intervista ad ABILITY Magazine, quando era ancora adolescente, raccontò che da bambino i medici avevano persino ipotizzato che potesse aver bisogno di una sedia a rotelle, perché faticava a piegare le gambe. A casa, però, poteva contare sulla forza della madre, che lo seguiva negli esercizi e lo spronava a continuare anche quando i progressi richiedevano tempo. "Mi ha fatto fare stretching alle gambe e mi ha spinto a diventare quello che sono oggi. Le devo davvero molto", raccontò, riconoscendole il merito di averlo aiutato a conquistare una maggiore autonomia. Dyna cercò sempre di fare in modo che le difficoltà del figlio non gli impedissero di godersi l'infanzia. Quando i gessi non gli permettevano di andare a nuotare con gli amici, per esempio, trovava un'alternativa per coinvolgerlo nei loro giochi. "Tiravamo fuori le pistole ad acqua per lui", ricordò a LA Parent, raccontando come cercasse di non lasciarlo fuori da quei momenti di spensieratezza condivisi con gli altri bambini.

Immagine
RJ Mitte e la madre Dyna

Tra le passioni a cui RJ non volle rinunciare c'era il calcio. Continuò a giocare per sei stagioni anche con le gambe ingessate e i tutori, come raccontò al Guardian nel 2015, ricordando gli incoraggiamenti della madre, che lo spronava con un "Corri, Forrest, corri!", la celebre battuta del film Forrest Gump. Il suo sport preferito era in realtà il football americano, ma le difficoltà di coordinazione gli rendevano più complicato praticarlo. Il calcio diventò così una presenza costante nella sua vita, aiutandolo persino a migliorare i movimenti fino a permettergli di fare a meno dei tutori.

Da bambino, RJ non si era mai sentito diverso dagli altri: fare fisioterapia e logopedia, per lui, era semplicemente parte della sua quotidianità. Fu soprattutto a scuola che si accorse di come la sua condizione potesse cambiare il modo in cui veniva trattato. Sempre al Guardian raccontò di essere stato aggredito da alcuni compagni, che arrivarono a rompergli una mano e un piede. "Quando hai una disabilità, le persone pensano che tu sia debole. Credono di potersi approfittare di te", spiegò. A insegnargli a non lasciarsi intimidire fu anche il nonno, un ex marine, che gli trasmise la determinazione a non arrendersi davanti alle difficoltà.

Gli esordi nella recitazione e la svolta con Breaking Bad

La recitazione arrivò nella vita di RJ quasi per caso, grazie alla sorella minore, Lacianne Carriere. Nel 2006, durante una visita a un parco divertimenti in Texas attirò l'attenzione di alcuni responsabili del casting, che erano alla ricerca di una bambina che interpretasse la celebre attrice e comica americana Lucille Ball da piccola. L'occasione portò la famiglia a trasferirsi a Los Angeles e, durante quel periodo, un agente propose anche a RJ di provare a lavorare nel mondo dello spettacolo. L'idea, però, spaventava sua madre, che temeva che un ambiente così attento all'aspetto fisico potesse esporre il figlio a nuovi pregiudizi, dopo quelli già affrontati a scuola. RJ, invece, voleva mettersi alla prova e capire se la recitazione potesse diventare qualcosa di più di una semplice curiosità. Cominciò così con piccoli lavori e apparizioni, fino a ottenere un impiego come comparsa nella serie Disney Hannah Montana. Anni dopo, raccontò a Disability Horizons che lavorare, in quel periodo, gli permise anche di contribuire economicamente alle necessità della famiglia. La svolta arrivò con Breaking Bad. Quando lesse la descrizione di Walter White Jr., il figlio adolescente di Walter e Skyler White, Mitte trovò diversi elementi nei quali riconoscersi, a cominciare dalla paralisi cerebrale. Dopo cinque audizioni ottenne la parte: aveva soltanto 14 anni quando entrò nel cast della serie destinata a segnare la sua carriera.

Immagine
Nel cast di Breaking Bad

Walter White Jr., il ruolo che cambiò la sua vita

La somiglianza tra RJ Mitte e Walter White Jr. non si ferma alla loro diagnosi. Per interpretarlo, l'attore accentuò alcuni aspetti della sua condizione, modificando il modo di camminare e di parlare e utilizzando le stampelle, ma fu soprattutto il percorso del personaggio a dargli modo di andare oltre quella somiglianza. Mitte ricordò in un'intervista a Disability Horizons del 2024 che uno dei momenti più significativi per Walter Jr. era quello in cui prendeva le difese della madre, dopo aver scoperto la doppia vita del padre. Non era più soltanto il ragazzo da proteggere, ma un figlio che, davanti a una verità dolorosa, trovava la forza di prendere posizione. Dopo la fine di Breaking Bad, nel 2013, Mitte continuò a recitare in televisione e al cinema. In Switched at Birth interpretò Campbell Bingman, un ragazzo in sedia a rotelle che si innamorava di Daphne, una giovane sorda interpretata da Katie Leclerc. Il loro rapporto permetteva di raccontare due personaggi con disabilità alle prese con una storia sentimentale, senza trasformarli in figure definite soltanto dalle loro condizioni. In seguito arrivarono anche Standing Up for Sunny e Triumph, film in cui interpretava personaggi con paralisi cerebrale.

Le battaglie per l'inclusione

Le umiliazioni subite a scuola non furono soltanto un ricordo doloroso dell'infanzia, ma un'esperienza che Mitte scelse di trasformare in qualcosa di utile per gli altri. Da piccolo era stato preso di mira dai compagni e, una volta diventato attore, decise di esporsi pubblicamente per contrastare il fenomeno. Rimase legato agli Shriners Hospitals for Children, dove aveva ricevuto cure durante l'infanzia, tornando a collaborare con la struttura come ambasciatore e partecipando alla campagna #CutTheBull, nata per aiutare ragazzi, genitori e insegnanti a riconoscere le diverse forme di bullismo e capire come intervenire. Un modo per evitare che altri bambini si trovassero ad affrontare da soli situazioni che lui conosceva fin troppo bene. La sua attenzione si allargò presto anche alle discriminazioni che le persone con disabilità incontrano nel mondo del lavoro: nel 2014 partecipò a Who I Am, una campagna nazionale sostenuta dal Dipartimento del Lavoro degli Stati Uniti che riuniva nove persone con disabilità, mostrando le loro vite attraverso le professioni, le passioni e le relazioni, anziché concentrarsi esclusivamente sulle difficoltà legate alla loro condizione. Il progetto arrivò fino alla Casa Bianca e venne trasmesso oltre 230mila volte sulle televisioni americane. Il messaggio era lo stesso che avrebbe continuato a sostenere nel corso della sua carriera: una disabilità può fare parte della storia di una persona, ma non basta da sola a raccontare chi è, che cosa sa fare o quali opportunità merita di avere.

Era una battaglia che Mitte conosceva direttamente anche per il lavoro a Hollywood, dove gli attori con disabilità continuavano a incontrare ostacoli nell'accesso ai provini e nella scelta dei ruoli. Per questo, nel 2019, partecipò come giudice all'Easterseals Disability Film Challenge, una competizione che permetteva a registi e interpreti di realizzare cortometraggi e farsi conoscere nell'industria cinematografica, con l'obiettivo di offrire loro spazio anche in storie che non riguardassero necessariamente la propria esperienza personale, davanti e dietro la macchina da presa. In un'intervista a TheWrap, Mitte raccontò di aver lavorato a una produzione in cui circa tre quarti delle persone presenti sul set avevano una disabilità, senza riscontrare differenze rispetto agli altri ambienti professionali. "Sono professionisti, lavorano da professionisti. Semplicemente, hanno una disabilità", osservò. Era il senso della sua battaglia: fare in modo che il talento venisse prima dei pregiudizi.

Immagine
Mitte alla premiere di "Talking To Strangers" – settembre 2026

Gli ultimi progetti prima della morte

Negli ultimi mesi della sua vita, Mitte ha continuato a lavorare a progetti che affrontavano il tema della disabilità. Il 30 settembre 2026 aveva partecipato alla première di Talking to Strangers, film in cui interpreta un uomo con paralisi cerebrale. Pochi giorni prima di morire era tornato anche a parlare di Breaking Bad nel podcast di Joe Vulpis, lasciando aperta la possibilità che la storia della famiglia White potesse avere ancora qualcosa da raccontare.

autopromo immagine
Più che un giornale
Il media che racconta il tempo in cui viviamo con occhi moderni
api url views