Giovanni Pernice: “Ho pensato di farla finita dopo l’allontanamento dalla BBC”

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Giovanni Pernice racconta il crollo psicologico dopo le accuse di Amanda Abbington a Strictly Come Dancing e attacca la TV pubblica britannica: “Ho pensato: ‘Bene, facciamola finita. Non ha senso, non riavrò mai quello che avevo prima’”.

Ex vincitore di Ballando con le Stelle al fianco di Bianca Guaccero, Giovanni Pernice ha raccontato in un'intervista uno dei periodi più complessi della sua vita personale e professionale. Nel suo libro autobiografico spiega infatti l'allontanamento da Strictly Come Dancing, una sorta di versione UK dello show di Milly Carlucci, nonché programma di punta della BBC. Il caso era esploso nel 2024 a seguito delle denunce di Amanda Abbington, attrice e sua ex compagna di ballo nello show, che lo aveva accusato di comportamenti minacciosi e di aver creato un ambiente di lavoro "tossico".

Cosa successe a Strictly Come Dancing

L'indagine interna condotta dal servizio pubblico britannico è durata circa sei mesi e si è conclusa scagionando il ballerino dalle accuse più gravi di abusi fisici e violenza, pur confermando 6 contestazioni su 16 relative a un linguaggio verbale ritenuto "sgradevole e svalutante" durante le sessioni di allenamento. Nel memoir, ripreso in un'ampia intervista rilasciata al Daily Telegraph, Pernice non si limita a respingere le accuse ma ribalta il piano dell'analisi, chiamando in causa la responsabilità editoriale e la condotta della BBC: "Ho detto qualche vaffa… a una persona che mi insultava allo stesso modo. È possibile finire fuori da un programma per questo?". Il ballerino accusa l'emittente britannica di non aver tutelato la sua immagine durante i mesi di gogna mediatica e di aver mostrato scarsa attenzione anche verso la stessa concorrente, arruolata in uno show ad alto stress psicofisico nonostante un passato personale complesso.

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Amanda Abbington insieme a Giovanni Pernice nel 2023

La confessione sui pensieri estremi

Il vero nodo del racconto, tuttavia, sta nelle conseguenze emotive di quella sospensione televisiva. Pernice svela di essere scivolato in una grave forma di depressione dopo quel periodo, che l'ha portato a prendere oltre dodici chili e a sviluppare una miocardite (un'infiammazione del muscolo cardiaco con sintomi assimilabili a quelli di un infarto), provocata dai livelli di stress accumulati. In quel contesto, la percezione di aver perso tutto ha spalancato le porte ai pensieri più cupi: "Sono una persona totalmente concentrata sul lavoro. Non era una questione economica, ma la necessità di fare ciò che so fare. Ho sempre voluto essere qualcuno e, all'improvviso, sembrava non esserci più spazio per me. Ho pensato: ‘Bene, facciamola finita. Non ha senso, non riavrò mai quello che avevo prima'", le sue parole.

La vicenda riapre un dibattito sul perimetro di tutela che la televisione deve ai suoi talenti. Nell'era del politicamente corretto, il confine tra la necessaria protezione dell'ambiente lavorativo e l'esecuzione sommaria di una carriera si è fatto sempre più labile. Se la rigidità procedurale anglosassone della BBC ha scelto la via della linea dura per blindare l'azienda da possibili contraccolpi d'immagine, l'approdo di Pernice sul servizio pubblico italiano dimostra la polarità opposta: un sistema che, lontano dai formalismi britannici, sa offrire seconde possibilità riabilitando gli individui prima ancora che i personaggi. La parabola del ballerino diventa così il paradigma di una TV a due velocità, dove la gestione del rischio reputazionale finisce spesso per stritolare la salute mentale dei suoi protagonisti pur di salvare il palinsesto.

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