Elisa rivela di aver subito una violenza sessuale a 8 anni: il racconto nel film Kintsugi

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Elisa racconta la violenza sessuale subita a otto anni, il silenzio durato decenni e la terapia iniziata a 48. Una ferita che ora entra nel film e nell’album Kintsugi.

A pochi giorni dalla presentazione del mediometraggio Kintsugi, e a poco più di tre settimane dall’uscita dell’album omonimo, fissata per il 27 novembre, Elisa dice ad alta voce una cosa custodita per quarant’anni lontano dai riflettori: da bambina ha subito una violenza sessuale.

“Avevo otto anni”: la confessione di Elisa

La rivelazione arriva quando la conversazione tocca i diari che Elisa scrive dalla quinta elementare, decine di quaderni conservati in grandi bauli e a un certo punto sparsi per tutta casa. Lì dentro, spiega, c’è tutta la sua vita, comprese le pagine più difficili. “Ho scelto di parlarne attraverso questo film. L’ho condiviso attraverso l’arte perché penso che raccontarlo possa essere utile a tante persone che hanno vissuto quello che ho conosciuto io. Da piccola ho subito una violenza sessuale”, così la cantautrice di Monfalcone al CorSera, in un'intervista firmata da Walter Veltroni.

Alla domanda su quanto fosse piccola, la risposta è secca: “Avevo otto anni. Non piccola abbastanza da poterlo dimenticare, ammesso sia mai possibile”. Poi aggiunge: “Il tipo di esperienza umana che segna la vita di chi ha vissuto la violazione del corpo è qualcosa di molto difficile da nominare. Mi ha segnata per sempre”.

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Elisa alla Festa del cinema di Roma per presentare Kintsugi.

Il silenzio, la madre e la terapia a 48 anni

Elisa non ricostruisce l’episodio, non aggiunge particolari. La scelta pesa più di qualsiasi dettaglio, perché sposta il centro del racconto dal fatto a ciò che ne è rimasto. La fiducia negli adulti andata in pezzi, la certezza perduta di essere protetta, un mondo che da quel momento “si popola di mostri e di pericoli”. E un dolore che, nelle sue parole, “si va a insediare in anfratti che ogni tanto rigurgitano”.

Prima di confidarsi con la madre sono passati molti anni. Per chiedere aiuto a un terapeuta ha dovuto aspettare i 48. “Io vorrei che nessuno aspettasse a parlarne”, dice, ed è forse il passaggio che più di tutti spiega perché abbia deciso di esporsi proprio ora. La terapia, iniziata da poco, la sta aiutando a smettere di colpevolizzarsi: “Sto facendo un lavoro di pulizia, certi ingombri non si rimuovono, ma si può sistemarli nel posto giusto, cambiare loro posizione e destinazione”.

Il nonno tornato da Buchenwald e una missione collettiva

Il momento più denso dell’intervista arriva quando il giornalista accosta il senso di colpa di chi ha subito un abuso a quello dei sopravvissuti ai campi di sterminio. Elisa risponde con una storia di famiglia. Il nonno, partigiano, tornò da Buchenwald con metà del peso che aveva alla partenza e di quel periodo non parlò mai. Lei ha imboccato la strada opposta e usa le parole “come rammendo delle ferite”, per tenere il filo delle cose e non alterarle.

Proprio quel senso di colpa, chiarisce, è la ragione per cui ha deciso di raccontare: “Voglio cercare di essere utile alle tante ragazze e donne, e ai tanti ragazzi, che hanno subito la violenza sessuale. È una missione collettiva, liberarsi da questo assurdo, straziante, senso di colpa per una violenza subita”. Un impegno che porta avanti anche con Una, nessuna, centomila, il movimento contro la violenza sulle donne che ha contribuito a fondare insieme ad altre artiste italiane e che nel 2022 ha portato sul palco di Campovolo, a Reggio Emilia, un concerto dedicato proprio a questa causa. La chiusura del ragionamento non lascia spazio a interpretazioni: “Il dolore si deve nominare per processarlo. Una persona violentata non ha mai nessuna colpa”.

Kintsugi, l’arte di non nascondere le crepe

Il titolo non è casuale. Il kintsugi è la tecnica giapponese che ripara gli oggetti rotti senza mascherare le fratture, anzi mettendole in evidenza, e il film presentato alla Festa del Cinema di Roma, Kintsugi… e sono la mia opera, ne fa il proprio manifesto attraverso i monologhi e le pagine di diario che Elisa legge davanti alla camera. Alla domanda se abbia trovato la pace, la risposta è anche la chiave dell’intero lavoro: “Non nascondi le rotture, ma le rispetti perché ti hanno insegnato tante cose, appunto ‘kintsugi’. È da tutte quelle crepe che esce la tua luce”.

Chi ha subito violenza o abusi può rivolgersi al 1522, il numero gratuito antiviolenza e stalking attivo 24 ore su 24, promosso dal Dipartimento per le Pari Opportunità.

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